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MONNALISA – La mia banda suona il Prog

Abbastanza giovani per avere voglia di stupire, abbastanza maturi per comporre un disco di grande musica. Questi sono i veronesi MonnaLisa, una delle frecce più appuntite nell’arco della nostrana Andromeda Relix, ultimo parto di una scena, quella progressive rock veneta, che lungo i decenni non ha mai smesso di mantenere un fermento sconosciuto ad altre parti d’Italia. A questo aggiungiamo pure la grande disponibilità dimostrata da tutti e quattro i musicisti dopo esserci accordati per questa intervista, che ci obbliga ad introdurvi agli autori di ‘In Principio’ (qui, la nostra recensione) prima di sottoporre la vostra attenzione alle loro argomentazioni e alle loro riflessioni musicali e non: Giovanni Olivieri, per tutti “Giò”, cantante e tastierista, Filippo Romeo, il “bambino” del gruppo nonché chitarrista, ed infine l’affiatatissima sezione ritmica formata dai fratelli Manuele e Edoardo Pavoni, rispettivamente basso e batteria. Per cominciare cerchiamo di capire come un gruppo partito come cover band di classici dell’hard rock si sia man mano trasformato in qualcosa di diverso e sicuramente più personale…
“(Giò Olivieri) L’evoluzione musicale che ci ha portati ad essere etichettati come gruppo progressive è stata del tutto naturale, scaturita dall’insieme dei nostri diversi gusti musicali. La particolarità è che l’approdo a questo stile non è stata una cosa voluta, semplicemente siamo andati avanti alcuni anni a mescolare l’hard rock e il metal con il progressive classico, che grazie a mio padre ascolto da quando avevo 10 anni, e infine siamo giunti a questo stile, un risultato che ci riempie tutti di grande soddisfazione, se consideriamo anche che all’inizio non tutti nella band erano dei seguaci del progressive come lo sono oggi.”

MonnaLisa - lago

Il genere da voi proposto è saldamente radicato nel rock progressivo italiano degli anni ’70, ma rivisto con una discreta dose di grinta in più. Come lo definireste?
“(Edoardo Pavoni) Diciamo che facciamo parte della categoria di musicisti che reputa un po’ superflue le definizioni. Sicuramente l’essere accostati a grandi gruppi del calibro di Banco del Mutuo Soccorso, PFM o Le Orme ci riempie d’orgoglio, ma nonostante questo preferiamo che chi ci ascolta lo faccia senza doverci necessariamente inquadrare in un singolo genere.”
“(G.O.) Il nostro stile è fortemente definito dal cantato in italiano, una scelta che ci ha dato la possibilità di avere più consapevolezza riguardo ai messaggi che vogliamo trasmettere. Non è semplicemente una questione di possedere una padronanza della lingua chiaramente superiore rispetto a quella inglese, ma di raggiungere un obiettivo preciso: quello di “sentire emotivamente” ciò che si canta.”

Insisto perchè mi ha incuriosito il fatto che quando le tastiere lasciano campo libero a chitarra e batteria negli stacchi più duri, i suoni di questi ultimi due strumenti non sono abbastanza distorti o pompati da sconfinare nel prog-metal. E’ una cosa voluta quella di non uscire troppo dal recinto del progressive rock o è solo un risultato involontario scaturito dalla produzione?
“(Filippo Romeo) E’ stata principalmente una scelta che rispecchia la volontà di scrivere canzoni nelle quali l’ascoltatore possa rimanere spiazzato. Se avessimo deciso di utilizzare dei suoni più aggressivi l’ascolto sarebbe stato più fruibile se consideriamo gli standard odierni, finendo con il rendere l’ascoltatore meno partecipe. La risposta alla domanda quindi è che questa è stata sicuramente una scelta di produzione voluta, condivisa anche da Fabio Serra in studio di registrazione.”

Fabio Serra, ma anche Gianni Della Cioppa, di fatto il quinto e sesto membro del vostro debutto, il primo nelle vesti di produttore, il secondo in quelle di talent scout. Com’è avvenuto l’incontro con questi due personaggi?
“(Manuele Pavoni) Il primo incontro di persona con Gianni è avvenuto al Tregnago Rock Contest del 2015, un concorso abbastanza famoso nel veronese che vede confrontarsi band che propongono materiale originale più una cover assegnata dagli organizzatori. A noi toccò ‘La Mia Banda Suona Il Rock’ di Ivano Fossati che riarrangiammo a dovere e di cui esiste il video su Youtube. Ovviamente lo conoscevamo già come giornalista e direttore di Andromeda Relix, ma là si trovava nella doppia veste di organizzatore e membro della giuria. Vincemmo il concorso e da quel momento il progetto MonnaLisa è decollato. E’ stato proprio Gianni a presentarci Fabio Serra degli Opal Art Studio, nonchè fondatore dei Rosenkreutz, consigliandocelo come produttore per il nostro primo disco.”

Cosa vi ha trasmesso Fabio?
“(F.R.) Grazie a lui abbiamo imparato a focalizzarci sulle particolarità del nostro modo di suonare, ad eliminare i clichè, a prenderci cura dei dettagli…Ci ha fatto maturare molto. Lavorare con Gianni e Fabio è un’esperienza che ci sta insegnando parecchio, siamo davvero contenti che ci abbiano preso sotto la loro ala protettiva.”

Si può ritenere che i MonnaLisa siano la composizione di quattro anime musicali distinte?
“(M.P.) Siamo davvero quattro amanti della musica nel suo insieme infinito di generi. Secondo noi non ne esistono di più validi di altri, ma piuttosto esistono diversi modi di comunicare messaggi, i quali possono far scaturire in ognuno di noi emozioni diverse. Come musicisti siamo costantemente alla ricerca di nuove sonorità che ci possano arricchire sotto il lato artistico.”
“(G.O.) Se dobbiamo entrare nello specifico, all’interno del gruppo c’è chi, come il nostro chitarrista Filippo, è più orientato verso il metal. Il nostro batterista Edoardo Pavoni invece apprezza jazz e fusion, mentre suo fratello Manuele si diletta anche con il funky. Infine c’è il sottoscritto, che oltre al rock ha la passione per la musica classico-sinfonica, per il folk, la new age…Come vedi i nostri ascolti sono piuttosto eterogenei.”

Rimanendo in tema, vogliamo approfondire quei gusti musicali ai quali Giò ha accennato ad inizio intervista, gli stessi che hanno portato i MonnaLisa su lidi propriamente progressive?
“(M.P.) Sicuramente le nostre fonti di ispirazione più importanti in campo prog passano per gruppi come PFM, New Trolls, Biglietto Per L’Inferno, Dark Quarterer, Alphataurus…Poi ancora: Pink Floyd, Rush, Mike Oldfield, Genesis, Magma, Gong, Jetrho Tull, Neal Morse, Dream Theater, Porcupine Tree, Devin Townsend…”

E in ambito più heavy Filippo?
“(F.R.) Per quanto riguarda l’hard rock e il metal ascoltiamo gruppi come Led Zeppelin, Deep Purple, Whitesnake, Queen, Savatage, Iron Maiden, Metallica, Megadeth, Ronnie James Dio, Black Sabbath, Strana Officina, Vanadium…”

Stop: hai detto Vanadium?
“(F.R.) Si, li ascolto da sempre e continuo ad apprezzarli moltissimo. E poi massima stima per Pino Scotto, uno di quei personaggi che ha non ha mai mollato e ha resistito nonostante tutto al passare del tempo.”

Non c’è che dire, sono gusti da veri intenditori. Vorrei continuare parlando un po’ di tastieristi, visto che come suoni e stile ho percepito in alcuni passaggi del disco l’influenza del grande Toni Pagliuca. Ma non è l’unica…
“(G.O.) Toni è sicuramente una grande fonte di ispirazione, lo si può tranquillamente annoverare tra i maghi del settore. Tra i tanti altri che influenzano il mio stile posso citare Tony Banks dei Genesis per le sue stupende partiture barocche e Neal Morse, due artisti con molte similitudini. Poi stravedo per Rick Wright, che con i Pink Floyd ha creato delle armonie pazzesche, per l’ex Dream Theater Kevin Moore, tastierista tanto semplice quanto geniale che ho sempre trovato più personale di Jordan Rudess…Infine menzione d’onore per Jon Lord, colui a cui dobbiamo l’invenzione dell’organo applicato al rock, grazie all’intuizione di collegare il suo strumento ad un amplificatore Leslie che ne distorceva il suono in quel modo che tutti conosciamo. Mi fermo qua, ma lista sarebbe più lunga!”

Tornando al vostro stile, penso che spingendo sull’enfasi di produzione e cori, e curando meticolosamente gli arrangiamenti, potrete affermarvi nel panorama progressive odierno anche al di fuori dei nostri confini. Avete già qualche sensazione riguardo il futuro prossimo, musicalmente parlando?
“(E.P.) Intanto grazie per l’incoraggiamento e per la descrizione che fai del nostro potenziale. Venendo alla domanda, quello che desideriamo fare è esplorare maggiormente le idee e i concetti musicali che dal nostro punto di vista hanno caratterizzato “In Principio”, cercando ovviamente di lasciare aperte le porte all’ispirazione e alla nuova musica che questa porterà.”
“(G.O.) Si, ci sono cose sul disco che funzionano, ma ce ne sono altre che vanno migliorate, al fine di avere un prossimo album che goda di una dinamica maggiore e puntando a raggiungere una libertà espressiva più estesa. Ci sono influenze e generi che abbiamo fatto nostri con il passare degli anni e intendiamo dargli più risalto, inoltre ci piace l’idea di porci degli obiettivi impegnativi da raggiungere, come fosse una sfida.”

Giò, a livello di testi a cosa vi ispirate?
“(G.O.) Nei testi cerchiamo di esplorare ed analizzare noi stessi. Intendo noi come esseri umani, alla costante ricerca di un sè più profondo, di un equilibrio più stabile, essendo 3/4 di noi intorno a quell’età, i 30 anni, nella quale ogni anno avvengono cambiamenti importanti nella propria vita. Come canto nella canzone ‘Ricordi’, la comprensione di se stessi è un modo per liberarsi dagli aspetti più meccanici di questa “vita che ti aspira e ti consuma”. A proposito, abbiamo praticamente ultimato il nostro nuovo video e sarà proprio ‘Ricordi’.”

Ci avete detto che il fattore lingua italiana è una delle caratteristiche principali del vostro stile. E’ comunque plausibile pensare ad un futuro in cui i MonnaLisa proveranno a cimentarsi con l’inglese?
“(G.O.) Per ora abbiamo intenzione di continuare con il cantato in italiano, almeno per quanto riguarda il prossimo album, poi si vedrà…Scrivere nella nostra lingua è una sfida più difficile che non scrivere in inglese. Ci siamo già cimentati con quest’ultimo i primi quattro-cinque anni del gruppo, ma devo dire la verità: ci veniva più facile, fin troppo, ed il motivo è che si finisce un po’ con il perdere di vista il fornire un significato reale al testo. Con l’italiano non puoi barare, infatti uno degli obiettivi a cui teniamo di più è che l’ascoltatore comprenda bene i nostri testi. I responsi positivi ricevuti fino ad ora da critica, amici e conoscitori della prima ora dei MonnaLisa ci incoraggiano a proseguire su questa strada.”

MonnaLisa - in piedi (1)
Allargando lo sguardo sul nostro paese, avete qualche idea sul come si potrebbe promuovere la vera musica in Italia, dove la massa se ne è dimenticata da tanti anni?
“(E.P.) La situazione odierna legata a quella che hai chiamato “musica vera” penso derivi da una problematica culturale. Siamo abituati ad essere imboccati dai media, che spesso e volentieri tendono a confondere l’intrattenimento con la musica. E’ una vera e propria spirale senza fine, più la gente si dimostra disinteressata alle forme serie di musica, più i media alimentano questa mancanza culturale. Non vediamo veramente come se ne possa venire fuori, almeno qua in Italia.”

Bene, si fa per dire, perchè purtroppo non si può che concordare su questa analisi. Siamo giunti al termine di questa chiacchierata ragazzi, giusto il tempo di ricordare i prossimi appuntamenti live del 21 Ottobre al Vicenza Rock Contest, del 28 Ottobre a Tregnago e del 18 Novembre al prestigioso Club Il Giardino di Verona. Grazie per la vostra disponibilità, è stato tutto molto interessante.
“(G.O.) Grazie a voi, ci mancherebbe!”
“(F.R.) Un saluto a tutti quelli di Loud and Proud e un ringraziamento per il supporto che ci avete dato!”

Discografia:
In Principio (2017)

Line-up:
Giò Olivieri – voce e tastiere
Filippo Romeo – chitarra
Manuele Pavoni – basso
Edoardo Pavoni – batteria

Alberto 'Sentenza' Sassi

Alberto 'Sentenza' Sassi

Ho iniziato con le dipendenze metalliche da ragazzetto, all'alba dei famigerati anni '90. Eroi musicali senza tempo mi hanno protetto in quel controverso periodo, facendo sì che il cuore sia oggi saldamente irlandese, lo spirito scandinavo, e l'armatura che mi veste di puro acciaio britannico. Ufficialmente ho iniziato a scrivere qualcosa su Metal Maniac qualche anno fa, oggi spero solo di dare un piccolissimo ma passionale contributo al sostegno della scena.

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