Loud Reports

MOLLY HATCHET – Il report del concerto @ Circolo Colony, Brescia – 17.12.2016

E’ una serata particolarmente nebbiosa ad accogliere i Molly Hatchet nella loro unica data italiana di questo tour. Nonostante questo, il Colony presenta un buon colpo d’occhio già ad inizio serata, tanto che saranno oltre duecento i rocker presenti all’esibizione della band di Jacksonville. Non male alla fine, considerando la difficoltà oggettiva nel mettersi in strada, sia all’andata che al ritorno…
Il compito di aprire la serata spetta ai piacentini Electric Swan ed al loro hard psichedelico tinto di blues. Sono forti le suggestioni Seventies nel suono della band guidata dal chitarrista Lucio Calegari, ex-Wicked Minds, e dalla cantante Monica Sardella. Il loro ultimo disco risale al 2012, ma sul palco si mostrano assolutamente a loro agio. anche se un po’ fuori dal contesto generale della serata. Poco male, danno prova di sostanza e i presenti li apprezzano. Come pure raccolgono consensi i lodigiani Smokey Fingers, che invece sono freschi della pubblicazione del loro secondo ‘Promised Land’. Anche nella loro musica il blues non manca, ma è innestato su una solida base rock, che li fa rientrare a grandi linee in ambito southern, anche se non è certo la personalità a mancare loro. Al centro della scena il vocalist Gianluca Paterniti con la sua bandana bianca, ma il resto della band si mostra assolutamente all’altezza, per capacità musicali e feeling.
Tocca ora ai Molly Hatchet calcare il palco del Colony, e darci la prima sorpresa negativa della serata con l’assenza dello storico chitarrista Dave Hlubek. Il resto della band è rodato e si rivela assolutamente padrone della situazione, ma è innegabile che in tanti momenti dello show una doppia chitarra avrebbe fatto comodo, anche perché tutti i pezzi della band sono nati e pensati per essere suonati con due – se non tre – chitarre. Ma tant’è, Bobby Ingram alla sei corde sa sicuramente il fatto suo e si rivela il vero fulcro del suono della band, sia a livello ritmico che solista, peraltro ottimamente supportato dal basso di Tim Lindsey. E Phil McCormack, pur non essendo un mostro di carisma, tiene egregiamente il palco lasciando il segno con la sua voce ruvida e profonda. La scaletta non presenta particolari sorprese, viaggiando su e giù per la produzione di una band che ha davvero fatto la storia del rock sudista – il trittico composto da ‘Whiskey Man’, ‘Bounty Hunter’ e ‘Gator Country’ dovrebbe dissolvere ogni dubbio in merito… L’esperienza fa tanto, e ‘Fall Of The Peacemakers’ viene riletta in modo intenso e vibrante, come del resto la precedente ‘Edge Of Sundown’. quasi a formare un unico highlight centrale dello show. Non mancano gli assoli, piacevoli per certi versi ma forse eccessivi come durata – spicca comunque quello del drummer Shawn Beamer – prima che lo show si avvii alla sua parte conclusiva. Che prende la forma di ‘Dreams I’ll Never See’ degli Allman Brothers, dell’energica ‘The Journey’ e soprattutto dell’inno ‘Flirtin’ With Disaster’, che chiude lo show nel segno della grande carica di una band che ha ormai superato i quarant’anni di carriera. Al netto di qualche “buco” chitarristico, un’esibizione di certo convincente e di grande intensità, da parte di una band che si è rivelata ancora una volta vicina al suo originale concept oltre che ai fan – pochi minuti dopo lo show, i Molly Hatchet erano al banco del merchandise al gran completo, a firmare e farsi fotografare con chiunque. Una serata assolutamente riuscita, e non sarà certo la nebbia a fermare il rock’n’roll.

Foto di Sandro Buti

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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