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METAL MINE FESTIVAL 2017 – Il report del festival @ Stara Kopalnia, Wałbrzych (PL) – 26.08.2017

Per il sottoscritto la partecipazione ad un metal festival in terra polacca sta ormai diventando una piacevolissima tradizione. Dopo il recente ritorno dello storico Metalmania, già recensito qui  è ora la volta di un evento che ha una location davvero molto suggestiva ed originale. Si svolge infatti nella città di Wałbrzych, all’interno di un’area mineraria chiamata Stara Kopalnia. A pochi metri dal palco c’è infatti una vera e propria miniera, da qui il nome della manifestazione, il Metal Mine Festival, giunto quest’anno alla sua seconda edizione. Come per il Metalmania sono le sonorità estreme a dominare la scena e l’abbuffata di black e death metal alla fine della giornata sarà davvero colossale.

Gli apripista sono i Veal, formazione che propone un grindcore dai tratti piuttosto groovy che alterna a partiture veloci degli slowdown davvero ben fatti che ci riportano alla mente una sorta di incontro tra i Napalm Death ed il suono “marcio” degli Obituary, il tutto in una versione più moderna. Ecco, giusto per completare il quadro va detto che il sound dei Veal mette comunque in mostra anche diversi giri melodici chitarristici che non sono niente male. Parlando di chitarristi, abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere con quello dei Veal, che ci ha fatto capire come anche la Polonia non sia poi così diversa dall’Italia. I Veal infatti hanno fatto la scelta di rifiutarsi di pagare per suonare in giro nei locali prestigiosi a supporto di nomi importanti. Fortunatamente ci sono eventi come questo Metal Mine Festival che fornisce loro una finestra che altrimenti gli sarebbe preclusa. L’ultimo album del gruppo si intitola ‘Age Of Overload’ e la band ce ne propone dal vivo diversi estratti. Altra piccola curiosità, a metà del set, un paio di amici del chitarrista Maciej hanno sollevato un grande striscione celebrativo del suo trentatreesimo compleanno che, tradotto dal polacco recita: “Maciej, alla tua età Gesù ha salvato il mondo, e tu?” Un buon inizio di festival, e dopo le iniziali gocce di pioggia che ci avevano fatto temere una giornata bagnata, anche quel “velo” di nuvole ha abbandonato il cielo di Wałbrzych.

Mentre aspettiamo il secondo show facendo un giro per la location, che ora è scaldata da un sole davvero caldo, notiamo svariate t-shirt degli Mgła, sensazionale black metal band polacca che abbiamo apprezzato moltissimo al recente Colony Festival. Il cambio palco funziona come un orologio svizzero ed arriva presto il momento per gli F.A.M. di presentarci il loro grindcore imbastardito con evidenti influenze death metal. La particolarità della band è quella di avere un frontman come Zajcew, che sembra il classico bravo ragazzo, di quelli che tra un brano e l’altro ringraziano con voce calda e pulita con i modi di un ragazzo molto educato. Un gentleman che appena inizia il brano successivo sfodera un vocione in stile grindcore davvero impressionante, riuscendo ad alzare e non di poco il nostro gradimento di un gruppo piuttosto canonico ma che ci sa fare, con una nota di merito per la compattezza della sezione ritmica. Da collezionista di scalette i gruppi grindcore come gli F.A.M. danno sempre una certa soddisfazione, in trenta minuti abbondanti sono capaci di suonare una quindicina di pezzi tra i quali ‘Run’, ‘Blood Of Sahara’ e ‘Reaper’. Bel tiro, niente male.

Gli Antigod provengono dalla vicina Repubblica Ceca, e sono quindi la prima band straniera (in Polonia) del festival. Ci mettono pochissimo a sommergerci sotto colate di riff di chiarissima matrice thrash old school che si sposano piuttosto bene con una sezione ritmica di stampo tipicamente death metal. Il cantato estremo è ad opera del frontman Tomas “Chymus” Hanzi, uno che, vestito con una camicia con colletto da prete, e grazie a due particolari lenti a contatto (o un occhio di vetro ed una lente a contatto in quello sano, non sono riuscito a svelare l’arcano nonostante l’abbia fissato per dieci minuti) sembra quasi il villain di un film di James Bond anni ’70, con una faccia che sarebbe perfetta nella parte del più cattivo tra gli ufficiali nazisti in un film sulle SS. La band è davvero in gamba, ed in particolare è notevole la chitarra solista. Ricapitolando, pensate ad un ponte tra il death/black blasfemo dei Belphegor ed un thrash metal vecchia scuola come quello degli Exumer. Ecco, gli Antigod quanto a violenza annichilente sanno dire da loro, come ampiamente dimostrato da pezzi come ‘Victimized’ e ‘Mom, Do Not Cry’ tratto dall’ultimo album ‘Wareligion’. Gli Antigod non fanno prigionieri!

Gli Eternal Deformity sono l’ennesima dimostrazione della bontà della scena estrema polacca. Partiti come formazione dai forti tratti doom si sono spostati sempre più verso un avant-garde metal che ricorda a tratti gruppi come gli Arcturus ed i Tiamat più heavy. La notevole tecnica strumentale sfoggiata dal gruppo consente alla band di avventurarsi in generi diversi tra loro come prog metal, black, death e gothic, sempre mantenendo quell’atmosfera un po’ doomy che era ben presente dagli esordi della formazione. La presenza delle tastiere ed un songwriting di buon livello ampliano lo spettro sonoro di un gruppo che non si limita a pestare sull’acceleratore ma che sa costruire brani ricchi di melodie e sfumature cangianti. Brani come ‘Thy Kingdom Gone’ dimostrano come l’alternanza tra le voci harsh e quelle pulite (ad opera del bassista Przemysław Kajnat) possa essere ancora vincente quando le linee melodiche sono scritte con un certo gusto compositivo. Una qualità che agli Eternal Deformity non manca di certo. Pollice alto.

I Twilight’s Embrace li avevamo già visti al Metalmania, ed anche allora ci avevano impressionato per la veemenza della loro performance. Il vocalist Cyprian Łakomy, che citando l’amico Krzysiu Studnik, “sembra un giovane Lemmy, con tanto di barba e basettone”, dietro al microfono urla come un ossesso con la sua voce harsh che ben si sposa con il tiratissimo death metal melodico del gruppo. La formazione non nasconde una forte anima black metal, ricordando una sorta di mix cattivissimo tra i Dissection e gli At The Gates. Bene anche le chitarre, influenzate da quello swedish style che, dagli anni ’90 in poi, è divenuto un punto di riferimento per tutta la scena estrema mondiale. Con brani del calibro di ‘The Grim Muse’ i Twilight’s Embrace fanno centro, e tra pochi giorni pubblicheranno il nuovo album ‘Vanitas’. Lo attendiamo con curiosità.

I Doomas sono stati una delle rivelazioni di questa giornata. La formazione slovacca unisce riff tipicamente doom con partiture death metal. I giri di chitarra sono molto catchy e melodici, in grado di ricreare le atmosfere gothic di band come Moonspell o Rotting Christ. Sembrano proprio questi ultimi, in particolare nei brani più atmosferici, un’influenza evidente dei Doomas, che con il loro intenso set riescono anche ad agitare l’audience, più che propensa a lanciarsi in una sessione di moshpit piuttosto intensa. I Doomas, che ci hanno proposto pezzi di valore come il singolo ‘Forlorn’, mi sono piaciuti al punto che ho immediatamente acquistato il loro nuovo album ‘LaMuerte’. Davvero solida la band, con la voce del bassista Peter ‘Doomas’ Betko decisamente sugli scudi. Suggestive anche le luci, complice l’imminente tramonto a rendere ancora più oscura e decadente la vista sulla miniera di Wałbrzych.

Gli Obscure Sphinx sono un gruppo incredibile. Basterebbe la presenza della vocalist Wielebna per renderli straordinariamente interessanti. Dopo l’eccezionale performance al Metalmania ho avuto la conferma che attendevo. Tra le giovani realtà musicali in ambito estremo non ci viene in mente un altro gruppo come questo per il mix di teatralità e l’assurda capacità della frontwoman di essere una cosa sola con la musica eseguita con perfezione chirurgica dalla formazione. Una musica che è in egual misura doomy e groovy, e che mette in mostra molteplici influenze come lo sludge, il post rock ed un cantato che si fa pulito o estremo a seconda del mood. La band ha una personalità fortissima, tecnica esecutiva invidiabile ed un’atmosfera evocativa sempre presente. Gli Obscure Sphinx hanno brani come ‘Nothing Left’, l’opener dell’ultimo album ‘Epitaphs’, che ti fanno perdere la concezione dello spazio e del tempo, trasformandosi in in riti soggioganti per un’audience che non può che assistere allo show quasi come in uno stato di trance. Le composizioni degli Obscure Sphinx sono tendenzialmente lunghe, come delle caracollanti danze di morte dal fascino irresistibile. Non esiste niente che sprigioni le stesse emozioni di una live performance e, pur se piuttosto giovane, Wielebna è già nel gotha delle migliori live performer della scena, con una voce che sa plasmarsi ad ogni sezione strumentale, doti recitative eccellenti e movenze impressionanti. Se non li conoscete ancora rimediate ma è dal vivo che questi ragazzi polacchi sono un’autentica esperienza.

Nel ruolo di gruppo di punta straniero di questa edizione del Metal Mine Festival, i greci Septicflesh non hanno di certo deluso. Se c’è una cosa che però non mi convince ancora dei Septicflesh in versione live è l’abbondante ricorso alle parti preregistrate, inevitabile per la band che, dal successo di ‘Communion’ in poi ha sempre percorso la strada di un metal estremo accompagnato da massicce orchestrazioni e parti sinfoniche. Se queste rendono i dischi e l’ascolto dei singoli brani della band davvero magniloquente, va detto che dal vivo, senza un’orchestra a disposizione, qualcosa si perde, e non poco. Di frequente, le melodie più interessanti sono proprio quelle campionate e lo show finisce per cadere un po’ vittima di questo aspetto, nonostante la sezione ritmica, le chitarre e la voce del leader Seth restino su standard di buon livello per tutto lo spettacolo. Quello che i Septicflesh perdono in calore per la presenza di parti registrate così prominenti lo recuperano però con una grandiosa attitudine a scatenare il pubblico, evidentissima in brani come ‘Anubis’, ‘Prometheus’ e ‘The Vampire From Nazareth’. Seth è un frontman con i fiocchi, che non si arresta un attimo dall’intento di smuovere un pubblico caldo e coinvolto. Le richieste di ‘Persepolis’ sono continue e nel finale arriva anche il momento per questo piccolo nuovo classico del metal estremo. I Septicflesh possono tornare in Grecia soddisfatti. La loro legione polacca è valorosa come i loro discendenti greci. I Septicflesh sembrano autentici guerrieri del death metal sinfonico.

Chiamati a suonare in un festival di extreme metal, gli Acid Drinkers hanno dimostrato il motivo del loro grande successo in Polonia. La formazione, che si è formata a Poznan nel lontano 1986, è ormai un’istituzione da queste parti, con il suo caratteristico assalto thrashy alternato a brani più melodici e groovy. Quello che non manca mai in uno show degli Acid Drinkers è una pazzesca carica live, che riesce sempre a scatenare l’audience in una session di moshpit degna dei classici nomi del thrash. La simpatia dei nostri è evidente, così come la capacità di scherzare e di non prendersi troppo sul serio. Lo show è stato piuttosto rappresentativo della lunga discografia della formazione con classici come ‘Anybody Home??!!’, ‘The Joker’, ‘Swallow The Needle’ e la più recente ’25 Cents For A Riff’. Davvero eccezionale la prova del drummer Maciej Starosta, coadiuvato da due chitarristi eccellenti come Popcorn ed il nuovo arrivato Bobby. Il leader della band è lo storico frontman Titus, in grado di esprimersi davvero alla grande dietro al microfono (ed al basso) per tutta la durata di uno show che ha avuto la sua chiusura “ufficiale” con ‘I Fuck The Violence (I’m Sure I’m Right)’. Il finale è arrivato però con i bis, una rarità nei festival, grazie all’esecuzione della classica divertentissima cover ‘Hit The Road Jack’ dal repertorio di Percy Mayfield che crea un autentico pandemonio tra i presenti. A show terminato risuonano le note di ‘Always Look On The Bright Side of Life’ dei Monty Python, con i metallari polacchi che ballano tra loro in una scena di ilarità totale che ci resterà impressa probabilmente per molti anni a venire. Acid Drinkers: grandissima live band!

Al Metalmania dello scorso aprile mi sono innamorato della musica dei Furia ripromettendomi di tornare in Polonia ed acquistare l’intera discografia del gruppo, che consta di cinque album di studio. Ogni promessa è debito e con grande soddisfazione ho potuto confermare la mia prima, grandissima impressione. I Furia dal vivo riescono ad emozionare come poche altre formazioni in ambito black metal. E quello della band polacca, che presenta testi suggestivi ma criptici in polacco, è davvero un black originale che trasuda una passione fuori dal comune. Una buona parte del successo della band deriva dal carisma e dal talento del frontman Nihil, chitarrista dotato di un bel mix di tecnica e feeling e di una voce davvero intrigante. Le composizioni della band, e tra quelle ascoltate in questa serata vi citiamo ‘Grzej’ e ‘Zabieraj łapska’, si caratterizzano per il contrasto tra le parti musicali tranquille (particolarmente apprezzate sono le guitar intro arpeggiate del gruppo) con le esplosioni incontenibili di elettricità, vere e proprie scariche metalliche che a volte arrivano improvvise e quindi ancor più devastanti. Non mancano nemmeno brani più tipicamente black, come ‘Kosi ta śmierć’, ma anche questi sono resi dalla fortissima personalità della band, in Polonia di culto come poche. I Furia sono una formazione straordinariamente indicata per un concerto nel bel mezzo della notte, come testimoniato da un pezzo splendido e sinuoso come la lunare ‘Ciało’, dall’ultimo album ‘Księżyc milczy luty’, che parte tranquillo ed ipnotico, fino a farsi sempre più vivace. Abbiamo parlato di effetto ipnotico, ed in questo senso, alcune delle armonie chitarristiche dei Furia, ci hanno dato alla testa come capitava solo con poche altre band, e penso per esempio ai compianti Agalloch o ai Moonsorrow più soffusi. E’ una fortuna aver scoperto i Furia, una formazione che ha un bilanciamento ideale tra la notevole tecnica individuale ed il grezzo feeling del black metal più selvaggio e meno leccato. State certi che ne scriveremo ancora, come parleremo ancora anche di questo riuscitissimo Metal Mine Festival e di questa incredibile scena estrema polacca.

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Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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