Loud Reports

METAL CHURCH – Il report del concerto @ Phenomenon, Fontaneto D’Agogna (No) – 10.08.2016

Fa sempre piacere assistere a una serata all’insegna del metallo più puro, specialmente quando tra i protagonisti c’è un uomo che ha dato un’impronta assolutamente speciale al proprio gruppo. Ci riferiamo ovviamente a Mike Howe, indimenticato cantante dei Metal Church tra il terzo e il quinto album del gruppo di Seattle. Un cantante di razza che, a detta di molti, ha permesso al proprio gruppo di raggiungere l’apice qualitativo durante la sua militanza nella band. Dopo quasi venticinque anni di assenza dalla scena, ecco il recente ritorno nella line-up, condito da un come back discografico tutto sommato positivo, e il tour a supporto dell’album con due date in Italia.
Ad accompagnare questo evento tre gruppi italiani che per varie ragioni hanno fortunatamente ancora tanto da dare alla scena metal.
Il tutto in un locale relativamente ‘nuovo’ per eventi del genere, ma che potrebbe diventare a breve un gradito punto d’incontro per la sua posizione strategica tra Lombardia e Piemonte. Il Phenomenon è infatti una struttura davvero azzeccata, sia a livello logistico che di acustica,  location ideale per esibizioni dal vivo anche parlando di numeri significativi. Numeri che comunque oggi sono più che dignitosi, anche considerando il periodo estivo.

Era da parecchio tempo che non avevo l’occasione di vedere i Burning Black dal vivo e devo ammettere che il gruppo è notevolmente cresciuto. La band si muove vorticosamente attorno al frontman Dan Ainlay che tiene il palco con maestria. Il metallo classico di chiara matrice US delle varie ‘Mercenary Of War’ e ‘Hell Is Now’ martella che è un piacere e fa rapidamente breccia tra il pubblico che un po’ alla volta inizia ad avvicinarsi al palco. Il ruolo degli opener non è mai dei più semplici, per cui la prestazione del gruppo trevigiano, arricchita dall’inno ‘Flag Of Rock’, è sicuramente ottima. (RO)
È inutile girare intorno alla realtà! Senza voler togliere nulla a chi ha preceduto l’attuale cantante, dal momento in cui Federica ‘Sister’ De Boni ha ricominciato a portare avanti l’effige del teschio bianco, i White Skull hanno raggiunto i fasti di metà carriera, quando erano entrati nell’orbita della già potente Nuclear Blast. I brani più recenti della discografia sono convincenti dal vivo così come lo sono sull’album, ma è proprio in concomitanza con le canzoni di inizio carriera che la band vicentina riesce a dare il massimo. Il pubblico, sempre più numeroso, se ne accorge e partecipa incessantemente allo show, incalzato da Tony ‘Mad’ Fontò, ed esaltandosi durante ‘Nightmares’ e la conclusiva ‘Asgard’. La ricetta è sempre la stessa: metallo epico e potente, condito con infinito trasporto. Elementi semplici e genuini che alla fine danno sempre ragione a chi riesce a miscelarli. (RO)
Poche realtà della scena italiana possono contare sulla storia e l’esperienza degli Skanners. La band bolzanina è in circolazione dal 1982, e basta vederli salire sul palco per capire cosa li ha spinti a stringere i denti e andare avanti per tutti questi anni. Sono la passione fatta persone, oltre che ottimi musicisti, e regalano al pubblico del Phenomenon il solito show terremotante, spettacolare dal punto di vista scenico e compatto da quello musicale. Da ‘Welcome To Hell’ in avanti, Claudio Pisoni e i suoi compagni di ventura ci offrono una fila di classici, dall’anthem quadrato di ‘We Rock The Nation’ all’acciaio travolgente di ‘Iron Man’, passando per le melodie immediate di ‘Pictures of War’ e per i toni scanzonati di ‘Metal Party’. Intensità e passione, il tutto abbinato a una perizia musicale davvero degna di nota. Non ci può essere antipasto migliore in vista degli headliner. (SB)
Headliner che questa sera rispondono al nome di Metal Church. Attesi con trepidazione dal pubblico presente, affrontano il palco con grinta sulle note di ‘Fake Healer’. Ed è immediatamente magia. Il Mike Howe di oggi non è esattamente il prototipo del cantante metal, ma prende saldamente il centro del palco ed il controllo delle operazioni. Nemmeno Kurdt Vanderhoof, vero e storico main man della band, brilla per spettacolarità, anche se la sua chitarra è particolarmente ispirata. L’aspetto spettacolare è saldamente in mano alla coppia composta da Rick Van Zandt e Steve Unger, dall’altra parte del palco, che invece rappresentano la classica coppia di strumentisti heavy metal, con un eccezionale Jeff Plate dietro le pelli. La scaletta è studiata in modo intelligente, dà il giusto spazio al nuovo ‘XI’ – tre pezzi, compresa purtroppo la noiosa ‘Killing Your Time’, punta sul materiale originale di Mike Howe – spicca la splendida, e inattesa ‘Gods Of Second Chance’, ma non dimentica i primi, storici lavori della band – ‘Start The Fire’, ‘Watch The Children Pray’ e ‘Beyond The Black’. Dal punto di vista vocale, Mike Howe appare in forma smagliante, ed anche dal punto di vista del coinvolgimento non scherza per nulla, scendendo a più riprese dal palco per stringere mani ed avvicinarsi a un pubblico che si rivela davvero caldo. Se l’intero show dei Metal Church è da applausi convinti, il bis è uno spettacolo nello spettacolo, con l’intensa ‘Badlands’ – grandissimo il doppio guitarwork di Vanderhoof e Van Zandt – e l’irresistibile ‘The Human Factor’, una delle top metal song di ogni epoca. Cento minuti circa di show, filati via in un attimo. E questo già dice molto sul coinvolgimento emotivo che i cinque di Seattle sono stati in grado di creare. I classici, si sa, non sono mai abbastanza, ma ci saranno sicuramente altre occasioni per ascoltarli. Degno di nota anche l’atteggiamento della band, apparsa pochi minuti dopo la fine dello show al banco del merchandise, pronta a firmare tutto (!) e a farsi fotografare con tutti (!), senza fretta alcuna. Ciliegina sulla torta di una serata venuta davvero bene. (SB)

Testo di Sandro Buti e Roman Owar – Foto di Roman Owar

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

OPERATION: MINDCRIME - Guarda il video di 'Taking On The World'

Post successivo

ANCILLOTTI - Release show all'Exenzia Rock Club di Prato