Loud Reports

MAYHEM – Il report del concerto @ Live Club, Trezzo Sull’Adda (Mi) – 06.04.2017

Se amate i Mayhem non leggete questo report. Mi correggo, se amate i Mayehm e non siete obbiettivi, non leggete questo report. I Mayhem si sono dimostrati la migliore live band del mondo, in grado di riprodurre esattamente il sound di quella pietra miliare che risponde al nome di ‘De Mysteriis Dom Sathanas’. E quando dico “esattamente”, intendo proprio così. Un gran casino. Ed attenzione, chi vi scrive non è uno sprovveduto in ambito estremo, avendo passato da un pezzo gli “anta”, ricordo ancora quando da adolescente ricevetti una “cassetta Basf da 90” (vi prego ditemi che sapete di cosa sto parlando), con il gruppo norvegese da un lato ed i Samael di ‘Worship Him’ dall’altro. Ho vissuto il black sulla mia pelle, insieme a tutti quelle scene musicali nate, proliferate e poi svanite. Solo i migliori sono rimasti…o quelli che meglio hanno saputo capitalizzare la propria fama. Insomma i Mayhem di queste sera sono un evento, non un concerto, ma qui si parla di musica. Ecco allora che vi avviso, sarò spietato e la cosa farà più male a me che a voi. Non ho voglia di effettuare voli pindarici per arrivare al sodo, non ho voglia di scrivere le solite parole standard come: “rituale”, “sciamanico”, “sacerdote”, “oscurità”. Insomma questo concerto mi ha messo decisamente di cattivo umore…e forse mi ha fatto sentire anche un po triste e vecchio. Un Live Club che si riempie in modo costante fino a registrare un ottimo afflusso è quello che accoglie gli Inferno (fantasia portami via), band storica e dalla vita travagliata, che giunge nella provincia di Milano con il solo Adramelech superstite della formazione originale. Premesso che l’impatto visivo è decisamente buono, inizio a sospettare (poi capirete il perché) che fuori dal Live Club ci sia stata una svendita di tonache da frate. Il buon singer ne sfoggia appunto una, sovrastata letteralmente dalla sua montagna di capelli e guida la band in uno show godibile, ma fondamentalmente scontato e lontano anni luce dall’eccellenza. Quante band in Italia suonano meglio di loro? Decine? Forse più. Gli Inferno vivono sugli allori di una fama conquistata tempo fa… forse per questo aprono per i Mayhem, i maestri di questa tecnica di sopravvivenza musicale. Insomma dobbiamo tornare a parlare degli Inferno? Suoni non impeccabili, musicisti con i volti semicoperti, fumo, tanto fumo, ed una proposta estrema che non spaventa nessuno. Iniziamo bene. Al peggio non c’è mai fine, visto che i britannici Dragged Into Sunlight decidono di farsi letteralmente i cazzi propri. A dominare il palco un enome catafalco/candeliere che – ammettiamolo – fa la sua porca figura, due monitor laterali che trasmettono i soliti scontati proclami “mansoniani”, un sound monolitico che pesca dal black, dal drone, dall’industrial. Insomma i Nostri suonano un post-black a tratti interessante se non fosse proprio “post”, nel senso che la band ci mostra i loro post-eriori per tutto il concerto. Va bene l’atteggiamento misantropo, e nessuno si aspettava certo lo show dei Maiden alla Los Angeles Arena…ma se devo pagare il biglietto per guardare il deretano di quattro musicisti, forse preferirei starmene a casa ad ascoltare un CD e guardare il lato B della mia compagna. Ed ora contestualizziamo la serata: un evento dicevamo, un evento dove di musicale c’è davvero poco, con il pubblico diviso tra vecchi blackster e ragazzini pittati, dove il clima che i Mayhem vorrebbero (o dovrebbero) evocare se ne va a prostitute. Togliamo gli omicidi, i suicidi, le chiese bruciate, il film di prossima uscita, i libri. Dimentichiamoci di quella formazione nata in un negozio di dischi negli anni 90…non sono loro. Punto e a capo. E non è il clima (ovviamente) degli anni 90 quello di stasera, dove tutto assume toni grotteschi, tra gente che si fa selfie (io per primo, giusto per non addormentarmi), dirette su Facebook per dire “io sono qui e tu no”, twittate, video per Youtube (da caricare appena arrivati a casa!), post (no, non i sederi dei D.I.S.) per social vari. Stasera di black c’è solo il mio umore. E non sono solo eh? Mi guardo intorno ed incrocio lo sguardo con Simone Vavalà e Lorenzo Ottolenghi, due colleghi che di musica estrema qualcosa ne capiscono (autori della trilogia ‘Black Metal Compendium’, edita da Tsunami) e la tristezza è davvero palpabile. Insomma i Mahyem salgono sul palco vestiti da frati (appunto), sembrando una versione velocizzata dei Sunn O))), e parte il macello. Che senso ha l’aggiunta di una seconda chitarra per riprodurre il sound impastato e caotico di ‘De Mysteriis Dom Sathanas’ ? A certo, la leggenda vuole che sia stato un sound ricercato. Un po come quando cadiamo davanti a tutti e rialzandoci tra la risate diciamo: “l’ho fatto apposta per farvi ridere!”. Due chitarre che erigeranno un muro di riff zanzarosi ed incomprensibili, sovrastati dalla voce realmente disumana di Attila e dall’unico musicista della band, Hellhammer. Brani indistinguibili l’uno dall’altro, con la gente che alza le corna al cielo ed esulta solo quando la chitarra esegue il main-riff in solitudine – ed allora si – riconoscibile. Insomma, chiudo il report con due immagini che riassumono la serata. Un ragazzino pittato da blackster che con aria truce mi affianca al bar e chiedendo una birra si sente rispondere:”prima la carta d’identità”, e sopratutto (a confermare la scarsa qualità dei suoni e delle scelte della band) due navigati metallari over 35, che durante uno dei tanti brani si guardano e si chiedono:”ma questa è…no spe…che brano è?”.

Foto di Luca Bernasconi

Mayhem 3

Mayhem 1

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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