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MASTODON – ‘Emperor Of Sand’

Non si ferma la marcia del mastodonte. Dopo aver conquistato la vetta del Monte Olimpo della scena metal mondiale con l’indimenticabile concept ‘Crack The Skye’ (ma ‘Leviathan’ e ‘Blood Mountain’ erano già clamorosi) i Mastodon hanno intrapreso un percorso diverso. Ora è la melodia a farla da padrona. Le chitarre della premiata ditta Hinds-Kelliher ruggiscono ancora ma colpisce il grande sforzo profuso dalle tre voci soliste del gruppo. La più dotata è quella pulita del fenomenale drummer Brann Dailor che va ad intrecciarsi in modo mirabile con quella abrasiva del bassista Troy Sanders e con l’ugola inconfondibile del grande solista Brent Hinds. La prima parte del disco è dominata da un flow pazzesco ed i pezzi, tra cambi di tempo spettacolari e chitarre zampillanti, scorrono come ruscelli fra le montagne. Nei primi Mastodon c’era un po’ di tutto: dallo sludge dei Neurosis al prog dei Rush, dal thrash dei Metallica al suono grezzo dei Melvins. Su ‘Emperor Of Sand’ la cosa è ancor più amplificata dall’apparente desiderio del gruppo di riprendere tutti gli elementi citati come se questo capitolo fosse la summa della discografia del gruppo. L’intento pare quello di riportare alla base i fans delusi dalla svolta catchy degli ultimi album. La partenza di ‘Sultan’s Curse’ richiama addirittura i Voivod grazie a chitarre che a tratti ci ricordano il compianto Piggy, ed è solo il primo di tanti brani memorabili. Dopo la citata opener arriva subito il brano più accessibile del lotto, ‘Show Yourself’, una pop metal song che sarà la pietra dello scandalo per i fans più oltranzisti ma il meglio deve ancora venire. Le linee vocali cantate da Brann su ‘Steambreather’ sono tra le sue migliori di sempre. ‘Roots Remain’ ha un chorus di quelli tutti da cantare a squarciagola ed un testo che colpisce al cuore. ‘Word To The Wise’ è un uptempo dal drumming entusiasmante doppiato dall’ancor più bella e varia ‘Ancient Kingdom’, un altro degli highlights del disco. ‘Clandestiny’ è addirittura stupenda, tra chitarre supertecniche, colate di melodie e nuovi effetti pirotecnici dietro alle pelli. ‘Scorpion Breath’ è l’ennesimo ottimo brano, che alterna un ritorno delle vocals ringhiose (il guest è Scott Kelly dei Neurosis) con altre dissonanze chitarristiche ed il solito spettacolo ritmico. E’ ufficiale: questo ritorno dei Mastodon è ancora più aggressivo e tecnicamente ricercato del precedente ‘Once More ‘Round The Sun’ pur condividendone la stessa enfasi per le melodie vocali. Il sipario cala con la conclusiva ‘Jaguar God’, uno di quei brani che già dall’intro arpeggiata sai che si rivelerà epico e pregno di pathos. Dentro c’è di tutto: inizio da ballatona evocativa, intrecci vocali, cavalcata elettrica che sfocia in una parte violentissima che farà sfracelli dal vivo e ritorno alle melodie con assoli sognanti. Un brano capolavoro per un grandissimo album. L’Imperatore Di Sabbia’ rappresenta la morte ed il disco, che recupera buona parte dell’epicità che rese monumentale ‘Crack The Skye’, è ispirato alla battaglia contro il tumore vissuta dalla moglie di Troy e dalle mamme di Brann e Bill (quest’ultima purtroppo non ce l’ha fatta). Immaginatevi il Mastodonte sulla cima di una montagna, imponente e maestoso, a riflettere sulla vita e la morte davanti a squarci naturali di rara bellezza.

Tracklist:
01- Sultan’s Curse
02- Show Yourself
03- Precious Stones
04- Steambreather
05- Roots Remain
06- Word To The Wise
07- Ancient Kingdom
08- Clandestiny
09- Andromeda
10- Scorpion Breath
11- Jaguar God

Line-up:
Troy Sanders – basso, voce
Brent Hinds – chitarra, voce
Bill Kelliher – chitarra
Brann Dailor – batteria, voce

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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