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MARTY FRIEDMAN – ‘Wall Of Sound’

Brutta cosa l’imprinting. Marty Friedman dopo le sue esperienze con gli acerbi Vixen (no, non quelle) e Hawaii, forma i Cacophony insieme al grande Jason Becker (pubblicando due capolavori: ‘Speed Metal Symphony’ nel 1987 e ‘Go Off!’ nel 1988). Nel 1989 viene chiamato alla corte di Mustaine, e con i Megadeth inciderà sei dischi. Ben tredici invece sono gli LP che il nostro guitarhero firmerà come solista. Chi vi scrive però, lo ricorderà sempre in TV, su Video Music (R.I.P.), immortalato nella sua esibizione al Monsters Of Rock di Reggio Emilia nel 1992 (con Iron Maiden, Black Sabbath, Megadeth, Testament, Warrant, Pantera e Pino Scotto). Camicia a scacchi (per il trend imperante del grunge), Jackson Flying V e quel polso “storto” (una posizione pensata da lui per plettrare le corde in modo differente e ottenere uno suono specifico, più pulito e preciso). Ora mi ritrovo tra le mani questo “muro del suono” proveniente direttamente dal Giappone, un lavoro che mi ha colpito in modo assolutamente positivo. Friedman, da anni residente nel Paese Del Sol Levante, ha flirtato con ogni tipo di sonorità, dal metal, al rock, al J-Pop, flirtando con quelle melodie di facile presa che tanto colpiscono gli amici nipponici. Cosa dobbiamo aspettarci allora da questo disco? Ammetto che non appena parte la prima traccia, controllo subito di non aver sbagliato CD. Un impatto devastante per un brano ai limiti del death metal (!?), che presto si evolve in aperture solari, dove i Pink Floyd non sono solo un velato aroma. Chitarre blues, liquide, ariose, su un arrangiamento da brividi sono quello che ascolteremo in questi primi sei minuti. Con ‘Sorrow And Madness’ si torna al neoclassico: violini, chitarre acustiche e una chitarra solista di gran classe, sostenuta da ritmiche rocciose e potenti. Sentire Friedman che suona neoclassico è come tornare a casa e sentire l’odore della pasta al forno della mamma. Devo dire altro? Come possiamo non pensare ai Cacophony? Come possiamo non versare una lacrima? Una certa vena deathcore è ben presente anche qui, come in tutte le tracce che ascolteremo. Quel suono mutuato dal death, ma modernizzato, asservito a canzoni ben più accessibili. ‘Streetlight’ ha melodie quasi commoventi, aperte, tra il sinfonico e il pop. Friedman con questo brano metto d’accordo (maggiore) Vivaldi con il J-Pop, il metal con la colonna sonora di un evento. ‘For A Friend’ ha un qualcosa dei Queen più rock, con un assolo di chitarra in simbiotico amore con un pianoforte e una voyeuristica arpa. ‘Pussy Ghost’ vede la partecipazione di Shiv Mehra, chitarrista dei Deafheaven che rende tutto molto simile agli… Emperor (minchia!). Ancora neoclassico con ‘The Blackest Rose’ e ancora partecipazioni illustri con ‘Something To Fight’, che vede salire in cattedra il singer Jorgen Munkeby (dagli Shining norvegesi). Un brano moderno, nervoso, nevrotico, violento; la perfetta colonna sonora di un film dinamico e futuristico come Ghost In The Shell (ad esempio). ‘The Soldier’ è pura poesia, in cui violini, chitarre acustiche e solismi elettrici (con tanto di nacchere) ci aprono il cuore, ci mettono dentro la musica e lo richiudono con del filo di sutura. Si prosegue sulla stessa emotività con la corale e struggente ‘Miracle’ (capolavoro) e si chiude con una ‘The Last Lament’: ancora sapori neoclassici, pianoforte e linee chitarristiche da Oscar, questa volta con una orchestrazione più cupa e dark. Stupisce il richiamo alla “mustainiana” ‘Take No Prisoners’, qui evidentemente tributata. Finale in crescendo per l’ennesimo capolavoro di questo stupendo ‘Wall Of Sound’. Concludendo, un disco che ci riporta un grande Marty Friedman, che dopo l’ottimo ‘Inferno’ riesce a superarsi e stupirci. In tutto questo, mentre ascolto il disco io vedo un riccioluto chitarrista con la camicia “grunge” e il polso storto. Maledetto imprinting.

Tracklist:
01. Self Pollution
02. Sorrow And Madness
03. Streetlight
04. Whiteworm
05. For A Friend
06. Pussy Ghost
07. The Blackest Rose
08. Something To Fight
09. The Soldier
10. Miracle
11. Last Lament

Line-up:
Marty Friedman – chitarra
Kiyoshi – basso
Anup Sastry – batteria
Gregg Bissonette – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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