Il nuovo album dei Marillion esce il 23 settembre (earMUSIC). Il 10 settembre la band chiuderà in Italia il tour europeo, prima di partire per gli Stati Uniti e tornare – a novembre – nel Vecchio Continente.
Cinque le nuove canzoni con una durata (media) di 12 minuti (!). Steve Hogarth si è concesso per spiegare qualcosa di questo EP lungo come un LP…

“Non chiedermi quanto dura questo disco… è una domanda che non si fa al cantante di una band, che notoriamente di queste cose non ne sa un… se vuoi sapere quanto dura, vai da chi lo sta mixando. Io posso solo dire che ci sono tre brani che sfiorano i quindici minuti. Sono venuti così, non metteteci in croce. Il titolo la dice subito lunga su quello che abbiamo in mente: fancula tutti e scappa… L’umanità è mossa da due impulsi di base: Amore e Paura. La ‘paura’ permea i testi di questo LP, ma c’è un motivo: assieme al menefreghismo è il sentimento prevalente che trovi attorno a te ovunque guardi. Il mondo si trova sull’orlo di un precipizio, un grande cambiamento che arriverà con la furia di una tempesta che stravolgerà tutti i settori della vita come oggi la conosciamo. “F. E. A. R.” È un disco diverso da quelli che abbiamo fatto in passato. Affronta, come in “El Dorado”, i cambiamenti che avvengono intorno a noi. Solo che sono cinque anni che ne sto parlando e vedere come questi testi siano attuali mi spaventa. Mi sento disonorato per come il Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione Europea. Dalle scelte per la guerra in Iraq alla reazione sui migranti abbiamo sbagliato molte cose. Siamo usciti dall’Europa per colpa della nostra paura nei confronti dei migranti, una dimostrazione della nostra ignoranza fobica verso gli stranieri”.

Sembra tu sia un po’ pessimista…
“Ho una visione triste e pessimistica di quello che sta accadendo. L’Eldorado è ovviamente riferito all’oro e alla mitologia dell’omonima città perduta e al fatto che l’Inghilterra è vista dai migranti come un santuario… ma non è così. È un brano quasi apocalittico: io canto ‘Noi siamo i nipoti delle scimmie, non angeli, ma solo noi abbiamo avuto il dono di poter vedere con i nostri occhi tutti i giorni senza paura: quando la testa è libera, possiamo essere angeli”. È l’essenza della canzone: noi abbiamo del buono dentro e la paura viene dai media e dagli economisti che ci portano a fare delle brutte cose, riducendo la nostra umanità”.

“White Paper” è un pezzo molto complesso…
“È il brano più introspettivo… viene da molti posti diversi allo stesso momento. Stavo leggendo “Cannery Row” di John Steinbeck nel quale ho scoperto una poesia intitolata “Black Marigolds”. È la traduzione di Edward Powys Mathers di un testo sanscrito risalente all’undicesimo secolo attribuito a un poeta chiamato Bilhana Kavi. È diventata l’ispirazione del brano: parla dell’invecchiare e del dover accettare il fatto che non sei più il centro dell’attenzione, dell’aver bambini, del fatto che la vita cambia, dell’affrontare la difficoltà con le cose che sono più gradi di te e dell’accettarle. È bellissima e molto, molto triste. È il brano di cui tutti noi andiamo più orgogliosi”.

Il disco finisce con ‘The New Kings”, un altro brano che supera di un pezzo i sedici minuti…
“È ispirato alle banche, alle corporazioni, ai politici corrotti e al fatto che la democrazia è corrotta quotidianamente dai grandi capitali. Oh, beh, se è per questo dai soldi in generale. Al fatto che stiamo vivendo e lavorando per i grandi capitalisti. Una volta lavoravi per il Re, la Regina o per Dio ma oggi lavoriamo tutti per le banche e per gli oligarchi russi. È l’inaccettabile modo in cui funziona il capitalismo”.

Come mai avete deciso di non mettere il nome della band sul disco?
“Sinceramente, non serve. La copertina dovrà sembrare un lingotto d’oro con incise alcune lettere che rappresentano la qualità e la genuinità del prodotto”.

 

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Luca Fassina

Luca Fassina

Sono un giornalista musicale dal 1989, quando ho fatto parte della redazione che ha creato Hard! Nel 2006 ho iniziato a scrivere per Metal Maniac, dal 2012 scrivo per Classic Rock. Ho scritto la biografia dei Vanadium e curato quella della Strana Officina (Crac Edizioni). Per la Tsunami Edizioni ho scritto "On Stage, Back Stage", "100 Rock Ballad selezionate da Marco Garavelli", "Headbang '80" con P.G. Brunelli e tradotto la biografia di Marky Ramone, "Punk Rock Blitzkrieg".

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