E’ il Circolo Colony di Brescia ad ospitare la quarta tappa del mini-tour italiano dei Mago De Oz, che segue la puntata in Sardegna dello scorso mese. Si tratta di uno spazioso club situato nella zona industriale della città, dedicato solo ed esclusivamente alla musica dal vivo. Questa sera si parla spagnolo e, complice la sera a tema Halloween, il locale risulta pieno in modo ben più che soddisfacente – saranno circa cinquecento le persone presenti nel corso della serata. Serata che viene aperta dagli ANCIENT BARDS, band originaria di Rimini che vanta già una discreta discografia. Tre album completi alle spalle per loro, all’insegna di un power/epic metal che sa molto di Rhapsody e compagnia. Attira gli sguardi al centro della scena l’affascinante e giunonica Sara Squadrani, ma il resto della band non è assolutamente da meno e mostra una padronanza strumentale degna di nota. Se vi piace il genere, l’ultimo ‘A New Dawn Ending’ è un acquisto consigliato.
Dopo di loro, salgono sul palco i NANOWAR OF STEEL, ed è impossibile non notarli. La formazione romana si è fatta un nome abbinando testi demenziali e una presenza scenica davvero sopra le righe ad un classico heavy metal suonato con perizia e potenza. Doppio cantante per loro, uno in stile drag queen, l’altro vagamente macho gay. Il loro spettacolo è coinvolgente, complici titoli come ‘Tricycles Of Steel’ e ‘Feudalesimo e Libertà’, che scatenano un pubblico che li supporta, tra cori e accenni di pogo.
Il grosso della gente però è qui per i MAGO DE OZ, e inizia a fremere quando i nove madrileni salgono sull’ampio palco del Colony. Fremito che diventa entusiasmo quanto parte l’intro ‘Pensatorium’. ‘Melodian’ e ‘Abracadabra’ mettono subito l’accento sull’ultimo ‘Ilussia’ da cui la band estrarrà ben sette brani nel corso della serata. Zeta si piazza sicuro al centro del palco, ben supportato da una Patricia Tapia che spesso e volentieri si fa avanti e viene sotto i riflettori. Carlitos e Frank ai lati del palco sono le colonne del suono del Mago, mentre Mohamed col suo violino e Josema con diversi strumenti a fiato lo rifiniscono alla perfezione. I pezzi vengono presentati in spagnolo, ma stasera non ci sono barriere linguistiche, e tra parentesi i sudamericani tra il pubblico non mancano di certo. Dall’antico ‘Jesus De Chamberi’ arriva ‘El Cantar De La Luna Oscura’, anche se sono i brani più noti e recenti a riscuotere il successo maggiore. Gli spazi limitati paiono mettere a proprio agio la band, che suona col sorriso sulle labbra godendosi ogni singolo momento della serata. Per ‘La Viuda De O’Brien’ il microfono passa nella mani di Txus, finora instancabile motore dietro le pelli, e l’atmosfera non ne risente di certo. Del resto, il nuovo ‘Ilussia’ non difetta certo di highlight, come mostrano la stessa title-track e ‘Cadaveria’, per non parlare di ‘Vuela Alto’, che viene accolta come un vero e proprio hit. Un’ora e venti è passata a grande velocità, nel segno del rock celtico del Mago e di un’atmosfera particolarmente rilassata, prima che la band sparisca dalla scena per una breve pausa, per poi tornare con ‘La Costa Del Silencio’ dal masterpiece ‘Gaia’, seguita dalla scanzonata ‘Fiesta Pagana’, con tanto di rituale invasione di palco da parte di alcune fan. Come tutte le cose belle, anche questa serata deve finire, cosa che succede con ‘Molinos De Viento’, che mostra ancora una volta come Zeta sia a suo agio anche sulle partiture più estreme ed impegnative. Cento minuti di musica, cento minuti di grande musica che va oltre ogni barriera, di lingua e di stile, e che dimostra una volta ancora il legame stretto che già unisce i Mago De Oz al pubblico italiano. Un grande show, senza dubbio alcuno.

Testo e foto di Sandro Buti

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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