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LUJURIA – Hermanos del Diablo

Tornano a farsi sentire i Lujuria, già passati più di un anno fa sulle nostre pagine virtuali e pronti ora a tornare sulle scene con un nuovo, attesissimo album. Il sempre disponibile singer Oscar ci ha illustrato – in occasione della loro partecipazione al Rockefort Festival di Cáceres (qui il report) – i piani presenti e futuri della band segoviana. Si parte come sempre dall’inizio, da quel primo album che ventidue anni fa lanciò i Lujuria all’interno del panorama metal iberico e latinoamericano e che è già una pietra miliare del heavy español.
“(Oscar) ‘Cuentos Para Mayores’ è stato il primo disco dei Lujuria, uno dei primi cd in un’epoca in cui ancora molti gruppi pubblicavano solo vinili. Adesso è stato rilasciato anche in vinile, formato che personalmente preferisco. Ora stiamo facendo alcuni concerti mirati in cui suoneremo per intero l’album e devo dire che sta andando molto bene. La gente si diverte molto e partecipa.”

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Foto di Dani Metalcry

Non si tratta di un anniversario “standard”, in quanto la data di pubblicazione dell’album risale al 1995, 22 anni fa e non 20 o 25, per esempio. Come mai questa scelta?
“Mah, è una cosa che volevamo fare indipendemente da quanti anni fossero trascorsi. Penso che la gente voglia sempre cose nuove, nell’heavy metal devi sempre provare a dare qualcosa di più, di speciale al tuo pubblico. L’heavy metal inteso come genere musicale non deve evolversi per me, non avrebbe senso. Si rovinerebbe. E’ un tipo di musica nato quando doveva nascere e vogliamo che mantenga sempre la sua essenza primordiale. Però chiaro, ora con tutti i passi avanti della tecnologia e dei nuovi macchinari beh… ci sono e vanno usati ovviamente. Ma come ti dicevo l’essenza del metal è e deve rimanere quella di quando è nato.”

27 anni di Lujuria quindi. Fra tre anni farete qualcosa di speciale per il trentesimo anniversario?
“Non ci abbiamo ancora pensato. Citando i Reincidentes, gli anni che compi man mano non devono mai essere una meta. Facendo così si rischierebbe di fermarsi troppo a guardare quello che si è fatto, ciò che è restato indietro nel tempo. Noi invece fra tre anni vogliamo ancora avere la voglia di continuare, di rivolgere lo sguardo al futuro. Se si farà qualcosa ben venga, ma ora non è un nostro obiettivo. Non abbiamo pianificato nulla, se ci sarà la possibilità bene, se no per noi sarà solo un altro anno in più. Ogni anno in più, per una band heavy metal, è un merito; non ci piace quindi mettere barriere, pensare a scadenze o mete. Bisogna celebrare ogni singolo giorno.”

Ho visto sul vostro profilo facebook che state lavorando a un nuovo album…
“Sì, prima faremo un single con la cover di un brano dei colombiani Kraken, per ricordare il cantante Elkin Ramírez, scomparso poco tempo fa e grande amico mio. Il metal è anche questo: amicizia, fratellanza, etc.etc. L’album si chiamerà invece ‘Somos Belial’, figura diabolica che appare in tutte le religioni. Ogni religione ha un dio diverso, ma hanno tutte lo stesso diavolo. Perché il Diavolo è l’unica entità che scende a patti con l’uomo per renderlo più felice; vogliamo sdoganare l’immagine del Diavolo malvagio. Non è malvagità, è libertà! Le divinità dettano dei comandamenti perché l’uomo si comporti secondo la loro volontà, noi vogliamo che ognuno sia come lui vuole essere. L’album sarà il culmine della nostra carriera, perché diremo alla gente: devi essere assolutamente libero!”

Per te quindi cos’è la libertà?
“Quella situazione in cui niente e nessuno influisca sul mio modo di essere, in cui agisco solo in base a ciò che mi dice la mia testa. Io decido cosa devo fare. Nessuno, niente e nessuna idea mi deve imporre cosa fare. Faccio quello che voglio. Questa per me è la libertà. Qualcuno potrebbe dirmi però che così si giustificherebbe la malvagità, il compiere azioni negative o arrecare danno a qualcuno. Io non credo, io non potrei mai decidere di mia volontà di fare qualcosa che possa ferire o far del male a un’altra persona. La libertà non è nemmeno etica per me, è una parola che non mi piace molto. E’ qualcosa di cui sei veramente convinto tu, qualcosa che sai che devi o non devi fare e senza che nessuno te lo abbia detto prima.”

La tecnologia di oggi limita la libertà?
“Sicuramente! Lo sviluppo della tecnologia va pari passo con la privazione della libertà. Pensa solo ai libri di Orwell come ‘1984’ e la figura del Grande Fratello. Abbiamo perso la libertà a discapito della sicurezza. L’essere umano vuole essere sempre al sicuro, anche a costo di non sentirsi libero. Ha sempre paura, ci vuole sempre qualcuno che vigili sulle nostre vite.”

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La paura è creata a tavolino da chi ci vuole così secondo te?
“Io penso che le paure siano intrinseche in ogni persona. La gente ha paura di essere libera, vuole sentirsi sempre protetta e sicura. Alzarsi sempre alla stessa ora, fare sempre le stesse cose. C’è la paura di non sapere come occupare il tempo o di sentirsi disorientati. Ciò che molti chiamano sicurezza io lo chiamo controllo. La storia è circolare, non so se un giorno l’uomo sarà veramente libero. Ci sono poteri troppo forti che controllano le nostre vite, però chiaro… bisogna continuare a lottare.”

Tornando alla musica. In questi 27 anni come è cambiata la scena in Spagna secondo te?
“Io divido la storia del metal spagnolo in tre tappe. Negli anni Ottanta c’erano band personali e originali, tutte diverse l’una con l’altra. I Barón Rojo non c’entravano nulla con gli Obús, gli Obús nulla con Ñu, Ñu nulla a che vedere con gli Asfalto e così via… però forse mancava ancora un po’ di tecnica. Negli anni Novanta la gente ha iniziato a ossessionarsi con la tecnica, i musicisti passavano tutto il giorno a lezione, a studiare, a prepararsi, senza stare a contatto diretto con la strada. Sapevano cosa voleva sentire la gente, i testi vertevano intorno ad argomenti fantasy, all’amore, alla letteratura. Questo non è metal per me! Il genere ha perso un po’ la sua essenza ed è stato sopraffatto da stili come il pop, il rap, l’hip-hop e così via. Col nuovo millennio sono giunto alla conclusione che dobbiamo renderci conto di quanto sia importante mescolare testi e tecnica, nel miglior modo possibile. Bisogna recuperare l’essenza di cui ti parlavo, ora la gente più giovane non è dentro l’heavy metal, è più presa magari dal rock urbano, dal punk, dal pop e altri generi musicali.”

Ti cito due band spagnole come Crisix e Angelus Apatrida, band che sono riuscite a farsi conoscere – e non poco – anche all’estero. Sono riusciti a mettere insieme tecnica sopraffina e lyrics efficaci?
“Sì, loro sì, senza dubbio. Non sono mai stato un fan del cantato in inglese, anche perché mi piace un sacco sentire artisti internazionali cantare in castigliano. Tornando alle due band da te citate sì, sono d’accordo. Hanno un mix unico di testi, tecnica e qualità. E giustamente sono arrivati lì dove meritano.”

Mi parlavi quindi dei brani cantati in inglese o castigliano…
“Io penso di dover cantare sempre in castigliano, così come in Italia ci saranno sicuramente state band che cantavano in italiano. Io faccio sempre lo stesso esempio: in Germania la band più famosa canta in tedesco, i Rammstein. Se credi veramente in ciò che fai e credi nel tuo idioma riuscirai a trasformare la musica nel linguaggio più internazionale che esista. Non devi cercare una lingua per raccontare alla gente qualcosa che in realtà non sai come spiegare in un idioma diverso dal tuo.”

Il fatto che il primo metal spagnolo e il rock urbano fossero conseguenza quasi diretta della fine del franchismo ha influito su questa scelta? Si cantava in castigliano perché il pubblico potesse recepire e capire meglio le parole dei brani?
“Penso che il motivo sia l’educazione scolastica spagnola, che non è mai stata bilingue e di conseguenza noi spagnoli. In altri paesi lo sono, noi no. Dovremmo forzare i nostri testi, scrivere in spagnolo e poi tradurre in inglese. Non sarebbe una cosa buona. Se sei capace di pensare in inglese di conseguenza saprai scrivere in inglese, se non ne sei capace meglio che lasci perdere, il risultato finale non sarebbe positivo. E’ meglio scrivere nella lingua che conosci, molto meglio.”

Cantare in inglese sarebbe quindi un’evoluzione figlia della società odierna, in cui l’inglese è la lingua globale?
“Sì, però devi anche pensare che lo spagnolo è la seconda lingua più parlata al mondo dopo il cinese, non l’inglese eh. Abbiamo un continente intero che parla in spagnolo e paesi come gli Stati Uniti che ogni giorno si fanno sempre più ispanofoni. Devi parlare nella lingua con cui sei capace di esprimerti. Se riesci anche in inglese ben venga! Ovviamente ogni gruppo è libero di fare le sue scelte, io rispetto tutti.”

In Italia però molta gente vede l’heavy metal cantato in castigliano come una chimera, sono veramente poche le band conosciute da noi.
“Sì, non so se in Italia c’è una scena di metal in italiano… L’Italia comunque non ha un continente che la appoggi cantando nella sua lingua, come succede invece per la Spagna con l’America Latina. Un italiano capirà di più un testo in inglese che uno dei nostri per esempio. Noi quando eravamo giovani ed ascoltavamo Iron Maiden e Judas Priest non capivamo i testi, ma seguivamo comunque le band e la loro musica. Se si riesce a scindere la voce da quella che è la musica e a considerarla come uno strumento si apprezzerà senza dubbio il brano nel suo insieme.”

I Lujuria scriveranno mai un brano in inglese?
“Non è una cosa che vorrei fare o che cerco di fare. Non conosco abbastanza bene l’inglese. E’ come se chiedessi a un chitarrista: “perché non registri un brano con la balalaika?”, beh perché suona la chitarra, no?! Se dovessimo suonare un giorno in Germania o Italia proporremo i nostri brani così come sono. Andremo a difendere la nostra lingua, la nostra musica, il nostro stile, i nostri testi…”

(E qua interviente il chitarrista Nacho, con un simpatico ed interessante aneddoto; ndA)

“(Nacho) I Barón Rojo hanno suonato una volta in Germania, per promuovere la versione inglese di ‘Volumen Brutal’. Carlos De Castro ha dovuto quindi impararsi i testi in inglese molto velocemente. Una volta terminato il concerto il pubblico ha iniziato a mormorare e a lamentarsi perché i presenti avrebbero voluto sentire i brani cantati in castigliano e non in inglese.”

“(Oscar) Ci sono comunque alcune band che sfondano anche all’estero. Ma meglio così, fortunatamente la musica non deve essere spiegata, non è matematica. Ad alcuni succede una cosa e ad altri un’altra ancora. Questa è la magia della musica. Non sarebbe giusto avere una formula che tutti dovrebbero seguire. In Spagna le band con più successo hanno sempre cantato in spagnolo, nessuna di quelle che canta in inglese ha suscitato lo stesso clamore, manca l’essenza…almeno secondo me. L’heavy metal spagnolo è qualcosa di unico, in quasi tutti gli altri stati i gruppi si mettono a cantare in inglese. Il castigliano è una che si lega molto bene con la musica metal, una lingua potente, dura, aggressiva, heavy. Alla gente piace molto ciò.”

Come mai generi estremi come il thrash e il death metal non vengono praticamente mai cantati in castigliano?
“Perché il thrash, per esempio, è arrivato dopo. Il primo metal spagnolo era classico, tutti suonavano classic metal cantando in castigliano. Il thrash e altri generi sono arrivati quando il metal era già un genere globale, supportato da internet e dalla tecnologia. Noi abbiamo avuto e abbiamo però band come Legion, Muro, H2SO4… tutti gruppi che la gente dovrebbe conoscere e che propongono un metal estremo in castigliano.”

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Tu Oscar sei un cantante molto personale, con uno stile tutto tuo e riconoscibilissimo. Mi dici tre cantanti che più di altri ti hanno influenzato negli anni?
“Beh, quelli che più apprezzo sono senza dubbio Halford, per la voce 100% metal, Steven Tyler per la sua attitudine e Coverdale per la sua capacità di stare sul palcoscenico. A livello vocale mi sento molto influenzato da un cantante spagnolo degli anni Settanta: Pedro Gené dei Lone Star. Io seguo una massima di Lemmy, cioè di iniziare da giovane a cantare in un modo e con una voce che potrai avere anche a sessanta-settant’anni. Ogni cantante deve comunque cercare uno stile personale, una sua propria voce, senza copiare nessuno. La cosa più bella che ti può succedere è che qualcuno ti dica che un altro cantante ti assomiglia e non viceversa. A me fortunatamente è successo ed è una grande soddisfazione. Il rock e il metal non sono mai stati la perfezione, ogni modo di cantare ha un suo perché e deve essere rispettato. Voci come quella di UDO, di Lemmy… non rispettano i canoni della perfezione ma hanno comunque influenzato generazioni di fans e musicisti. Beh, vi lascio con un abbraccio molto forte, a tutta la gente che ci ascolta e ci segue dall’Italia. Speriamo di venire presto a suonare da voi e di vedere scene come la nostra e la vostra emergere sempre di più, di vedere band italiane che cantano in italiano, polacche in polacco e così via… Con voi italiani abbiamo in comune il sangue caliente, latino. Potremmo fare grandi cose insieme!”

Discografia:
Cuentos Para Mayores (1995)
República Popular Del Coito (1997)
Sin Parar De Pecar (1999)
Enemigos De La Castidad (2001)
El Poder Del Deseo (2003)
…Y La Yesca Arderá (2006)
Licantrofilia (2008)
Llama Eterna (2010)
Sexurrección (2012)
Esta Noche Manda Mi Polla EP (2015)

Line-up:
Oscar Sancho – voce
Jesus “Chepas” Sanz – chitarra
Nacho de Carlos – chitarra
Santi Hernandez – basso
Ricardo Minguez – tastiere
Maikel “El Tanque” – batteria

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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