Loud Reports

LOUD AND PROUD NIGHT (SACRED STEEL + AXTON) – Il report dell’evento @ Circolo Libero Pensiero, Lecco – 21.10.2017

E’ una serata importante quella che va in scena al Circolo Libero Pensiero di Lecco. Non solo perché tornano in Italia i Sacred Steel, portatori sani di quella purissima ideologia metallica che non accetta compromessi – e che per questo divide il pubblico in parti pressoché uguali tra chi ama e chi evita. Non solo perché con loro si esibiscono gli Axton, storiche glorie dell’heavy metal lecchese. Anche e soprattutto, si celebra la prima Loud and Proud Night, la prima serata nel nome del vostro web magazine preferito. Organizzata con il prezioso supporto dell’associazione Risuono e del programma radio Noisy Hours, è l’occasione per celebrare il primo anno – abbondante – di attività, che ci ha visto crescere man mano nella considerazione di lettori e addetti ai lavori…
L’accogliente locale è già notevolmente affollato quando salgono sul palco gli Axton, guidati come sempre dai due veterani Ed D’Amico alla chitarra e Martino Gianoli alla voce, armato di halfordiano berretto di pelle d’ordinanza. Con loro, musicisti più giovani ma altrettanto rodati, tra i quali spicca il drummer Edo Sala, in prestito dai Folkstone. Per cinquanta minuti il Libero Pensiero è tutto loro, nel segno dell’hard rock metallizzato che a cavallo tra anni Ottanta e Novanta aveva permesso alla band lecchese di togliersi qualche soddisfazione. Dall’opener ‘Symbol Of My Sex’ in avanti, gli Axton ci danno dentro, supportati egregiamente da un pubblico davvero caldo, che non ha mai smesso di incitarli. La ballad ‘When The Night Is Coming Down’ permette a tutti di tirare il fiato prima del doppio classico finale costituito da ‘Heavy Metal’ e ‘Lucifer’, forse il brano più noto della band.
Veloce cambio di palco, e scocca l’ora dei Sacred Steel. Se fino a pochi minuti prima i cinque di Ludwigsburg giravano tranquillamente per il locale, il solo fatto di salire sul palco li trasforma in vere e proprie macchine da guerra. Gerrit Mutz prende possesso del centro del palco, oltre che del pubblico presente. Un possesso che mai perderà nel corso degli ottanta minuti abbondanti di show, ottimamente coadiuvato dai suoi compagni di acciaio. Si parte con la title-track dell’ultimo ‘Heavy Metal Sacrifice’, ed è subito heavy metal. Bastano pochi secondi, oggi come in qualsiasi concerto della band, per capire che qui non si suona soltanto metal, lo si vive in ogni momento. A fianco di Gerrit, Kai Schindelaar maltratta il suo basso con grinta, mentre Mathias Straub è come sempre il motore della band, dietro le pelli. Pelli che vengono messe a dura prova da ‘Maniacs Of Speed’, che scatena i primi accenni di tornado davanti al palco. I Sacred Steel si possono amare o meno, ma l’intensità del loro heavy metal è assolutamente fuori discussione, come pure l’entusiasmo e la carica che ogni sera riversano sul palco – e oggi non fa eccezione. I ritmi rallentano un momento con la cupa ‘The Sign Of The Skull’, ma è solo un illusione, prima che ‘No God/No Religion’ faccia calare l’ennesimo tsunami metallico sulle teste dei presenti. L’amalgama del gruppo è impressionante, come pure la capacità di Jens Sonnenberg e Jonas Khalil di integrarsi alla perfezione: più rude il primo, più tecnico il secondo, hanno trovato un equilibrio degno delle migliori coppie di axeman della scena – e non solo tedesca. Il suono dei Sacred Steel è sempre stato marchiato a fuoco dal migliore US metal, e la vorticosa ‘Hail The Godz Of War’ ne è solo l’ennesima prova, come del resto la più elaborata ‘Let There Be Steel’. ‘Metal Is War’ – o ‘Matze Is War’ come chiamano a gran voce le prime file – conclude la prima parte dello show, prima di una pausa che è solo virtuale. I Sacred Steel non scendono dal palco, il pubblico non li richiama, non si entra formalmente negli encore. Non c’è spazio per la forma, oggi è tutta sostanza. Che in questo momento prende la forma dell’inno ‘Wargods Of Metal’ e della cover degli Omen ‘Battle Cry’, con Gerrit che racconta delle prime mosse della band ormai venti anni fa… Manca qualcosa? Certo, la devastante ‘Heavy Metal To The End’, più che un pezzo un manifesto della band, con il suo chorus ripetuto all’infinito, sopra e sotto il palco. Degna, degnissima conclusione di uno show davvero intenso, che ha visto davvero pubblico e band unirsi nel segno dell’heavy metal più puro e intransigente.
Da notare, ovviamente in positivo, la grande disponibilità della band che, nessuno escluso, si è prestata a foto e firme, oltre che a mille chiacchiere con un pubblico provato ma assolutamente soddisfatto della serata passata. La prima Loud and Proud Night non poteva andare meglio, sinceramente. E di certo non sarà l’ultima…

Foto di Luca Bernasconi

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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