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LIONSOUL – ‘Welcome Storm’

Passione, talento, sacrificio, impegno, abnegazione, investimento economico, determinazione. Devo proseguire? Perché amici miei, voi che avete una band e magari vi lamentate del fatto di non avere la giusta visibilità, dovreste imparare da questi Lionsoul, vero compendio di come ci si debba comportare in ambito musicale. Cos’hanno fatto ordunque di così miracoloso questi giovani ragazzi di Bergamo? Nulla di incredibile, solo ciò che tutti dovrebbero fare. Sorvolando sul loro talento e sulla qualità egregia di questo ‘Welcome Storm’ – sul quale ci dilungheremo dopo – i Nostri amici hanno investito. E attenzione, se sulle info leggete Limb Music, non dovete farvi trarre in inganno. I Lionsoul hanno fatto tutto da soli, pagando e seguendo una produzione professionale (e questo vuol dire: un produttore, uno studio, un budget, tempo, professionalità), elaborando (e pagando) un artwork davvero spettacolare e poi, solo in un secondo momento, portando il prodotto finito ad un etichetta. E anche li, i nostri amici non hanno accettato la prima delle molte proposte, ma hanno rischiato attendendo quella giusta, che valorizzasse un lavoro in cui hanno versato davvero sangue e sudore. Se non è determinazione questa, cari miei, allora spiegatemi voi il significato di questa parola. Parlavamo di produzione? Affidato all’ormai onnipresente Alessandro Del Vecchio, il disco suona in modo esplosivo, chiaro, pulito, limpido ma non artefatto, perché la schiettezza, la veracità e l’onestà di queste composizioni non dovevano essere ottenebrate da nessun senso di “plasticosità”. Ma diamine, questo CD è così bello? Si. Suonano power metal ma lo fanno nel modo più adulto e maturo possibile. Non aspettatevi sterili fughe di doppia cassa, acuti alla pene di canide, i soliti scontati assoli malmsteeniani o fughe tastieristiche nello stile di Vitalij Kuprij. Anzi, sapete che vi diciamo? Qui la tastiera è davvero latitante (oddiooooo, ovvoveeee!), asservendo solo i riff delle asce, in una dimostrazione di maestria nell’arrangiamento dei brani. Già, perché i Lionsoul hanno davvero le idee chiare sul come debba suonare il loro power metal. Pensate agli Europe più heavy, che suonano cover dei Gamma Ray dopo essersi ubriacati con i Whitesnake. Abbiamo reso l’idea? Ci riproviamo: pensate ad una versione finlandese degli Scorpions mentre jamma con Europe ed Helloween. Sentir suonare questi ragazzi è davvero emozionante, e ci porta a chiedere come sia possibile che dei talenti simili siano riusciti a trovarsi. Regola dell’attrazione? Magnetismo artistico? Ivan Castelli non è il cantante migliore del mondo, ma il cantante migliore che i Liosoul potessero desiderare. Canta con una potenza, una convinzione ed un estensione da spellarsi le mani nell’applaudirlo. Aurelio Parise e Francesco Pedrini sono i fautori di ciò che spesso le band power metal dimenticano: riff. La musica di questa band è un power profondamente hard rock, quasi bluesy, classic rock. Insomma questi giovani sono rimasti per secoli chiusi nelle loro camere a studiare i propri strumenti, suonando sui dischi di band storiche che si sono letteralmente fuse con il loro DNA. La band ha un approccio unico che gli permetterà senza dubbio di raggiungere grandi obiettivi. ‘The Principal Warrios’ possiede un ritornello fastidioso da quanto risulti ficcante ed ossessivo. La canteremo per giorni. Parlavamo di riff? ‘Next Genesis’ ha un riff potentissimo che mette subito le cose in chiaro, ah si… aggiungeteci un appeal portentoso. Riff ed ancora riff con la splendida ‘Gatling Sight’, con un chorus che ricorda i Gamma Ray meno festaioli ed happy metal. Bellissimi gli assoli posti in coda al brano, che in un crescendo rossiniano ci porta all’attesa del prossimo pezzo. ‘Bright As Light’ (ispirato alla vita di Nikola Tesla) una traccia con un piglio maggiormente moderno ma con un anima profondamente metal. Un altro viaggio nel tempo, questa volta sorvolando gli accampamenti di Annibale e Scipione, durante la seconda guerra punica. Qui l’influenza di band come Whitesnake e Scorpions (ed un briciolo di Accept) è davvero evidente, con un roccioso mid-tempo che a questo punto della tracklist era necessario. Splendido il break centrale, dove il buon Alessandro Del Vecchio da fiato alla sua voce inconfondibile (presente anche in diversi cori del disco). Il perfetto manuale del metallaro ora cosa prevederebbe? Ma un pezzo potente sin dal titolo, ed ecco ‘The Thunder Master’, una canzone più classicamente power “all’italiana”. Anche qui il finale è un crescendo dallo spirito rock e dagli assoli al fulmicotone. Tematiche distopiche con la bella ‘A Common Forever’, anche se forse rappresenta il brano più debole dell’intero lotto (ma si parla comunque di una composizione ben al di sopra della media). Epicità allo stato puro in ‘Welcome Storm (Eternal Quest)’, l’ennesimo brano che mette in risalto le capacità di una sezione ritmica devastante. Roberto Poli al basso si dimostra preciso e fantasioso, mentre il sempre più attivo e iper impegnato Luca Mazzucconi si conferma come uno dei batteristi più bravi e promettenti degli ultimi anni. Tastiere qui leggermente più presenti ma sempre e comunque un orpello non invadente, mai kitsch, per questa canzone dal flavour medio-orientale. ‘Lion’s Throne’ scatena l’influenza dei Gamma Ray, che qui aleggiano in modo evidente, per un pezzo pesante, roccioso, perfetto per chiudere questo disco che sfiora davvero la perfezione. Che dire? Nessun riempitivo per un disco da ascoltare (e non sentire). Ne vedremo delle belle con questi ragazzi.

Tracklist:
01. Beyond Dusk
02. The Principal Warrior
03. Next Genesis
04. Gatling Sight
05. Bright As Light
06. Iron Whispers
07. The Thunder Master
08. A Common Forever
09. Welcome Storm
10. Lion’s Throne

Line-up:
Ivan Castelli – voce
Aurelio Parise – chitarra
Francesco Pedrini – chitarra
Roberto Poli – basso
Luca Mazzucconi – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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