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LIONSOUL – Un leone nella tempesta

Ho incensato il disco dei Lionsoul (qui, la nostra recensione) a più riprese, e questo per diversi motivi: l’indiscussa qualità espressa in questo disco quasi perfetto, una personalità forte e dirompente che rende il tutto originale, pur se ancorato a vecchi (e amati) stilemi compositivi, una convinzione nei propri mezzi che ha del disarmante, una determinazione inossidabile. Sopratutto però, i Lionsoul dovrebbero essere un esempio per tutte le giovani band che pretendono di avere un’attenzione che oggi, nell’epoca di bandcamp, youtube e facebook, viene diluita e persa in mille cose. Nessuno vi deve nulla, se volete qualcosa, meritatevelo. I Lionsoul meritano tanto, ci hanno creduto fino in fondo e il sottoscritto ha voluto testare con mano il loro credo, incontrandoli a metà strada tra Bergamo e Milano, in un noto pub, davanti a qualche (parecchie) birre e diversi chupiti al rum. La parola ad Aurelio Parise (chitarra), Ivan Castelli (voce), Francesco Pedrini (chitarra) e il simpatico e dirompente (oltre che eccezionale musicista) Luca Mazzucconi (batteria).
Ok, ragazzi, domanda scontata se vi chiedo come nascono i Lionsoul?
“(AP) La band nasce per volontà mia e di Ivan, intenzionati a suonare musica nostra, orientata verso il power metal, che è la musica con la quale siamo cresciuti (Gamma Ray e Helloween su tutti, ma anche tanto hard rock). Il primo disco, ‘Omega’, un concept incentrato sulla mitologia greca l’abbiamo composto quasi interamente noi, aiutati poi dalle idee di coloro che si sono aggiunti completando la nostra prima line-up ufficiale. Tutti i pezzi nascono comunque da “nuclei” che prendono vita da me e Ivan, tranne il brano ‘Atlantis’, che arriva dalla mia band precedente e con la quale volevo tracciare una sorta di linea comune, dare un senso di continuità in quello che ho fatto musicalmente, utilizzando quel pezzo come anello di giunzione.”

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Cosa avete imparato da quel disco?
“(IC) Parecchio. Nel bene e nel male. Pensa che ‘Omega’ nasce come autoproduzione totale, registrato in sala prove, con mille ingenui esperimenti, provando mille testate per le chitarre, mille suoni diversi. Un copertina non professionale ma una carica dettata sopratutto dall’entusiasmo. Cosa abbiamo imparato? Che eravamo rimasti davvero indietro. Pensavamo bastasse avere in mano un CD per poter suonare ovunque, trovarci tutte le porte aperte. Ai tempi avemmo a che fare con un noto promoter che disse che non saremmo andati da nessuna parte con un prodotto simile.”
“(AP) Diciamo che ai tempi il nostro impeto ci spinse a prendercela parecchio, ma con il senno di poi quel promoter aveva ragione. Ci servì da sprono quello che ci disse, metabolizzandolo e facendone tesoro per il disco che avevamo già in mente, quel ‘Welcome Storm’ che tu hai recensito con tanto entusiasmo e che ci rende davvero orgogliosi.”

Eccoci qui allora: ‘Welcome Storm’.
“(AP) Già, un disco sul quale iniziammo a lavorare durante il processo di mastering di ‘Omega’, quindi parliamo del 2013. Stabilizzammo la formazione con l’ingresso di Francesco alla chitarra e di Luca alla batteria, che ha suonato le tracce scritte dal batterista che l’ha preceduto, apportando però sostanziali modifiche per quanto riguarda tecnica e groove, essendo lui oltre che un insegnante di batteria un musicista davvero eclettico. Poi fu la volta della ricerca del produttore perfetto per la affrontare la “tempesta” che si stava preparando all’orizzonte.”

E nella tempesta si fa strada un nome abbastanza noto…
“(IC) Alessandro Del Vecchio. Si… ma inizialmente eravamo indecisi tra lui e Simone Mularoni, che ha un approccio notevolmente più metal e che forse, poteva sembrare la scelta obbligata. Ci abbiamo pensato parecchio, e proprio l’approccio ottantiano e profondamente hard rock di Alessandro ci hanno convinti a scegliere lui, e mai scelta poteva rivelarsi così azzeccata. Alessandro è un professionista incredibile… “
“(LM) Io sono stato il suo incubo, ma lui il mio. Mi sveglio tutt’oggi sudato e nervoso, dopo essermi sognato Alessandro che mi faceva rifare le mie parti migliaia di volte. Lui ti dimostra cosa vuol dire essere professionisti e professionali, spingendoti a fare cose che tu stesso non pensavi di essere in grado di suonare. Io ero convinto che a volte mi spiegasse cose semplici, imparate nell’ABC di un percorso di studio ma poi… mi accorgevo che non era così. Spesso noi musicisti diamo per scontate diverse cose, finché una persona come Alessandro ti destabilizza, spingendoti a migliorare sempre. Gli devo molto.”
“(IC) Vorrei precisare che Alessandro non è stata una seconda scelta. Lo stavamo “tenendo d’occhio” da un bel pezzo, proprio per il suo approccio tipicamente hard rock, viscerale, old school ma sempre e comunque moderno e potente.”

Luca, giusto tu… entri nella band e… ?
“(LM) Entro nella band come “prova”. Torno da Londra, dove ho vissuto per anni mantenendomi prima come cameriere e poi (finalmente) come musicista e mi ritrovo coinvolto in mille progetti. Tra questi i Lionsoul, amici dei quali apprezzavo già la musica. Sono entrato con l’idea di provare un po con loro, suonare e vedere come si fosse evoluta la cosa. Bhe, ho scoperto che i Lionsoul erano esattamente quello che ho sempre cercato, la musica che ho sempre voluto suonare e con la quale riesco ad esprimere tutto me stesso, dalle cose più dirette alle finezze tecniche che ho imparato seguendo uno dei miei idoli di gioventù: Gene Hoglan.”

Francesco invece…
“(FP) Io invece arrivo dal thrash metal, e sono il rappresentante del metallo più estremo nella band. Nasco principalmente e chitarristicamente da un disco come ‘Rust In Peace’ (Capitol Records, 1990), del quale amo i tecnicismi e l’impatto. Ho subito una corte devastante da Aurelio Parise (risate NdR) che alla fine mi ha convinto a entrare nel gruppo. A dire il vero ha fatto ben poca fatica perché così come Luca (Mazzucconi) ho sempre seguito la band sin dai suoi esordi. In futuro, nei nuovi pezzi, il mio retaggio musicale si sentirà ancora di più.”
“(AP) Infatti sui pezzi dove lui he messo mano l’impronta maggiormente “raw” è ben udibile.”
“(IC) Francesco sostituisce il nostro precedente chitarrista che era principalmente ritmico e voce, e che devo dire la verità mi dava man forte nei cori. Fortunatamente la nostra musica è molto diretta e non necessita di orchestrazioni, tastiere onnipresenti e cori magniloquenti. Ci stiamo comunque “allenando” per avere dei buoni cori dal vivo e offrire i nostri pezzi nella loro forma migliore (nel disco i cori sono tutti ad opera di Castelli e Del Vecchio. NdR).”

Il disco è un concept?
“(IC) Diciamo che non è un concept, ma c’è un linea comune che unisce ogni brano. Parliamo del controllo, un controllo superiore che da sempre domina la razza umana.”
“(AP) Non prendeteci per pazzi ma noi pensiamo che la Terra sia stata colonizzata da antiche civiltà aliene, e nel corso della storia questa “dinastia” si sia palesata sotto diverse forme occulte, mantenendo sempre il controllo sulla massa.”
“(IC) Ogni brano è un allegoria su tutto ciò, spaziando dalla storia, a racconti di fantasia. Parlo sempre di come il mondo segua un corso predestinato, già deciso da altri, da un potere occulto.”

La copertina è molto rappresentativa in questo.
“(IC) Gilgameš (dio mesopotamico, o comunque, per molti, un eroe o un re divinizzato) la figura al centro dell’artwork, rappresenta il potere visibile, colui che si palesa alla massa per controllarla, per comunicare. La luce, il fuoco alla sue spalle è invece il potere invisibile, quello che c’è dietro, che non si vede ma che in realtà è il vero controllo, il burattinaio.”

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Progetti per il futuro?
“(AP) Abbiamo un contratto con Limb per tre dischi, e presto ci metteremo al lavoro nuovamente.”

Idee? Qualcosa di già pronto?
“(AP) No, nulla. Ti diremo di più, a noi non importa restare imprigionati negli stilemi di un genere musicale. In Italia il power (a parte poche eccezioni) è principalmente diviso tra chi ne estremizza i barocchismi tecnici, le infiorettature eccessive, e chi invece ne fa una sorta di POP con chitarre elettriche. Noi siamo orgogliosi della nostra proposta principalmente basata sui riff, come la scuola ottantiana ci ha insegnato. Vorremmo proseguire in quella direzione e onestamente non sapremmo dirti se il prossimo disco si potrà ancora definire power metal.”

Direi che tra alieni, chitarre, power metal e divinità sumere, abbiamo bevuto parecchio stasera (ci si avvicina anche un signore che ci offre un torta al rum devastante, capace di prendere fuoco per autocombustione, tanto è elevata la gradazione alcolica), andiamo a casa ragazzi?
“(IC) Direi di si, ma prima vorrei ringraziare te e la redazione tutta di Loud and Proud Italia, per il supporto che date a noi e a tutte le band meritevoli. Supportare la buona musica in questo panorama ormai affollatissimo è diventato importante come non mai, e voi siete davvero dei grandi.”

Discografia:
Omega (2013)
The Throne (EP, 2015)
Welcome Storm (2017

Line-up:
Ivan Castelli – voce
Aurelio Parise – chitarra
Francesco Pedrini – chitarra
Roberto Poli – basso
Luca Mazzucconi – batteria

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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