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LIFE OF AGONY – ‘A Place Where There’s No More Pain’

Viviamo a ritmi frenetici, con le ore già programmate, e spesso gli occhi rivolti su dispositivi elettronici che fanno di tutto per accentuare questo stile di vita. Ti ritrovi, al termine di giornate al solito convulse, già preso da eventi futuri, senza darti nemmeno il tempo di chiederti se questo abbia un senso. Una delle mie valvole di sfogo preferite, oltre al silenzio, magari con il mero accompagnamento dei suoni della natura, è l’ascolto di un bel disco, uno di quelli in grado di farti riflettere. Ed i Life Of Agony, che tornano con un album di studio dopo dodici anni da ‘Broken Valley’, sono assolutamente perfetti in tal senso, dimostrando ancora una volta di saper scrivere testi intensi, crudi ed assolutamente personali. Ne è passata di acqua sotto i ponti dai tempi del debutto ‘River Runs Red’, da pezzi indimenticabili come ‘This Time’ e ‘Through and Through’, o dal successivo ‘Ugly’, dove ragazzini appena ventenni riuscivano a comporre brani toccanti che affrontavano problemi reali, familiari, esistenziali con quel mix di fragilità e tensione emotiva di chi si è sentito ‘Lost at 22’ (che ascoltai per la prima volta proprio quando avevo la stessa età). Se cercate morbose curiosità da gossip per scelte di vita estremamente personali non le troverete in questa recensione. Qui si parla solo di vita e musica, che poi è essa stessa vita. I Life Of Agony del 2017 rispolverano i riffs groovy di ‘Ugly’, qui ancora più grezzi in una sorta di ponte con i tratti hardcore meets Sabbath del primo disco. Come detto, con la band newyorkese i testi assumono grande importanza. In ‘Right This Wrong’ ci sono riferimenti all’Apocalisse, con il diavolo che sorride sullo stato attuale delle cose e ci si chiede quanto tempo ancora dovrà passare prima che la furia degli angeli si abbatta sul mondo. Nella titletrack, un uptempo davvero coinvolgente, Mina Caputo, grande la sua performance vocale, ci consiglia di non scappare via dal dolore, non ferirà di meno anche a distanza di molte miglia. L’auspicio è quello di rendersi invisibile al dolore, di trovare un posto dove questo non esista. Con ‘Dead Speak Kindly’ i ritmi si abbassano perchè è il momento di ascoltare i morti. Quando perdiamo qualcuno non saremo più gli stessi ma i fantasmi di chi non c’è più ci sussurreranno frasi che faremo bene a non dimenticare. E quando ci sentiamo più soli, con la sensazione di non appartenere a nulla e di toccare ogni volta un punto più basso (‘A New Low’), i Life Of Agony ci consigliano di rialzarci e lo fanno con la grinta e la velocità di ‘World Gone Mad’, con il suo testo straordinario che è allo stesso tempo un lamento straziante ma anche, sotto sotto, un inno alla vita, nonostante la certezza che il mondo sia davvero impazzito. E così, per ricollegarmi alla premessa della recensione, tra ritmi più o meno frenetici, come in un perenne ottovolante emozionale che è poi la vita, i Life Of Agony tornano a farci pensare profondamente, con il loro mix di melodic groove metal dai retaggi hardcore che suona allo stesso tempo come un alternative davvero duro, dai ritmi sincopati ed i testi doom e gothic. Lo so, è un’etichetta incomprensibile e volutamente tale, un chiaro invito ad ascoltare la band newyorkese, che ancora una volta ci ha lasciato un segno importante del proprio passaggio. Anche perchè ci sono altri ottimi brani degni di menzione in questo ‘A Place Where There’s No More Pain’, come ‘Bag Of Bones’, che sotto la scorza di un incedere heavy rock ha una matrice blues, come l’inusuale ‘Song For The Abused’ (per registrarla è stato usato anche un fuzz pedal appartenente a Lou Reed) e l’inquietante e drammatico finale pianistico di ‘Little Spots Of You’ con un uso molto teatrale ed efficace delle pause. Gruppi con la sensibilità dei Life Of Agony sono rari come i momenti di quiete e riflessione più illuminanti. Prima di tornare alle nostre frenetiche vite.

Tracklist:
01. Meet My Maker
02. Right This Wrong
03. A Place Where There’s No More Pain
04. Dead Speak Kindly
05. A New Low
06. World Gone Mad
07. Bag Of Bones
08. Walking Catastrophe
09. Song For The Abused
10. Little Spots Of You

Line-up:
Mina Caputo – voce
Joey Z – chitarre
Alan Robert – basso
Sal Abruscato – batteria

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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