Loud Reports

LEYENDAS DEL ROCK – Il report del festival @ Polideportivo Municipal, Villena (ES) – 10 + 13.08.2016

Un altro anno di Leyendas ed un altro anno di metal, sole e tanta,tanta birra! Tre giorni e mezzo di festival quest’anno, tre palchi, oltre ventimila presenze per la prima serata – gratuita, una media superiore alle diecimila per le altre, con un scaletta impressionante per qualità, concerti in programma senza pause dalle quattro del pomeriggio alle cinque di mattina (ah, la Spagna!). Ecco la cronaca del lungo, lunghissimo weekend…

Mercoledì 10 agosto
Si inizia un nuvoloso mercoledì (oggi non si paga l’entrata) con gli [In Mute], band dedita ad un ottimo death melodico e guidata dalla determinata cantante Estefania, veramente magnetica on-stage, grazie anche ad una voce growl molto potente e perfetta per il genere. Si prosegue con l’unica band straniera della giornata: gli eterni Fear Factory, che come sempre metteranno a dura prova le solide assi del palco e le spalle dei numerosi presenti, sempre dediti ad un pogo infernale ed instancabile. Incredibile come sempre l’entusiasmo provocato da classici come ‘Replica’ e ‘Edgecrusher’. Vera sopresa della giornata sono i Lords Of Black, guidati dal singer Ronnie Romero (sì, proprio il nuovo cantante dei Rainbow) che con la sua voce calda ed intensa contribuisce in modo fondamentale all’ottima resa live dei pezzi della band, che navigano tra hard rock e metal melodico. (MPB)
Su undici edizioni del festival i WarCry non se ne sono persa una. Quest’anno per celebrare degnamente l’evento portano sul palco di Villena l’orchestra sinfonica di Alicante composta da nientepopodimeno che da cinquanta elementi. In Spagna e America Latina i WarCry hanno un grandissimo seguito e la folla oceanica presente questa sera (si parla di 22.000 persone) ne è evidente testimonianza. Devo dire che l’esperimento è abbastanza ben riuscito ed il risultato, seppure non così eclatante come sperato, ha dato ragione alla band di Oviedo. Setlist particolare e molto diverso dal solito: dopo una iniziale e tiratissima ‘Alma de Conquistador’ gli spagnoli rallentano il ritmo proponendo una serie di ballad (tra l’altro bellissime) come ‘El más triste adiós’, ‘La vida en un beso’, ‘Nana’, ‘El amor de una madre’ e qualche mid-tempo ‘Cobarde’, ‘Keops’. Chi preferisce i WarCry ad alta velocità apprezza particolarmente ‘Aire’ pezzo tirato e velocissimo che aiuta a risvegliare e a scatenare chi, con tante ballad, rischiava di assopirsi. L’orchestra dà l’idea di potersi integrare bene con le canzoni proposte anche se purtroppo i volumi non sono ottimali e spesso scivola troppo in secondo piano (in alcuni momenti si stenta proprio a sentirla). Sempre apprezzati gli interventi chitarristici del bravo Pablo Garcia buona anche la prestazione vocale del leone Victor Garcia! Finalone a manetta e decisamente più metal con ‘Tu mismo ‘ e ‘Hoy gano yo’. Bravi WarCry, coraggiosi e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da dare in pasto al proprio fedelissimo pubblico: buona l’idea, bello l’esperimento ottima l’orchestra ma se posso dire la mia, sicuramente meglio senza! (CM)
Prima di coricarci ci godiamo l’oretta e mezza a disposizione dei Mojinos Escozios, band spagnola che punta molto sull’aspetto comico dei testi e sulla teatralità on-stage. Un Sevilla sempre in forma (rotonda?) dirige le danze in modo encomiabile e ci delizia con classici della band come ‘Musho Gay’ e ‘Al Carajo’. Geniali!!!

Giovedì 11 agosto
Il compito di aprire la giornata tocca ai simpatici danesi D-A-D ed al loro ottimo hard rock impreziosito da costumi di scena grotteschi ed esperpentici, in particolare da parte del funambolico bassista, vera e propria goduria per i numerosi fotografi presenti sotto il palco. Ci spostiamo verso il Mark Reale Stage, palchetto posizionato appena dietro il campo da calcio su cui posano le fondamenta i due palchi principali per assistere alle coinvolgenti esibizioni degli svedesi Bombus, hard rock band con un sound imbastardito da epic metal e stoner e degli storici folker inglesi Skyclad, capaci di offrire uno show adrenalinico e potente, con un pubblico entusiasta e sempre pronto a lanciarsi in spericolate danze alcoliche. (MPB)
I Dragonforce non hanno inventato nulla, non sono dei geni ma hanno un grandissimo pregio, dal vivo sono irresistibili. Anche in questa occasione non deludono: smorfie, pose plastiche mossette scenografiche, un vero tripudio di cliché metal! Quando la band sale sul palco, l’altoparlante annuncia che causa improvvisa indisposizione di Marc Hudson, il ruolo di cantante è affidato al nostro Alessio Gravello (Power Quest, Arthemis, A New Tomorrow) che non farà per nulla rimpiangere il biondo titolare. Sempre carichi ed entusiasti (non li scoraggia nemmeno una lunga e fastidiosa interruzione elettrica durante “Heroes of Our Time”) sparano i loro pezzi con la solita furia bestiale. Herman Li, come sempre magico, guida le danze insieme al punkeggiante Sam Totman. Aprono a palla con “Holding On” e chiudono alla grande con il loro classico “Through a The Fire and Flames”. Grande show, come suol dirsi, breve ma intenso. (CM)
Torniamo dalle parti dell’Azuzena Stage per godere del buono show degli Stratovarius, oggi in ottima forma vocale e strumentale. Nella scaletta non mancano i classici che hanno reso celebre la band scandinava come ‘Eagleheart’ e la conclusiva ‘Hunting High And Low’. Pollice alto per Kotipelto & Co. Gli inossidabili Uriah Heep ci regalano l’ennesima lezione di rock con perle come ‘Gipsy’, ‘July Morning’ e ‘Sunrise’,mentre tocca agli Anthrax riportare un po’ di sana violenza sonora con il loro tellurico thrash metal come sempre ben riproposto in sede live da un Belladonna in forma smagliante, prima che gli Steel Panther, headliner della giornata, facciano di tutto per farsi amare ( o odiare…vedete voi) riempiendo il palco di avvenenti ragazze in topless e bikini pescate dal pubblico e creando una piccola polemica tra i presenti su quanto effettivamente la band americana ci sia o ci faccia… Fortunatamente si ritorna a fare sul serio con gli svedesi At The Gates, che pescano ampiamente dal seminale capolavoro death metal ‘Slaughter Of The Soul’, scatenando incessanti poghi tra i numerosi fan. Tellurici!! Altra capatina veloce allo stage minore per la miglior band thrash metal spagnola degli ultimi dieci anni: i Crisix, cinque ragazzi di Barcellona che album dopo album non smettono di stupire. Show tutto sudore, sangue e pogo! Eccezionali!!!

Venerdì 12 agosto
Prima di entrare nella zona concerti passiamo per il tendone sito in zona camping per assistere al concerto (ebbene sì: c’è un palco anche qui) dei madrileñi Ciclón, una delle migliori band emergenti della scena metal spagnola. Ascoltatevi pezzi come ‘Luna De Lobos’ e ‘Sol Naciente’, esempi perfetti dell’ottimo metal classico ottantiano della band di Vallecas. Il compito di aprire le danze all’interno dell’area concerti tocca invece ai Grave Digger ed al loro roccioso power metal teutonico e, nonostante il caldo pomeridiano, sono molti i fan accorsi per godersi brani come l’immortale ‘Excalibur’ e l’inno ‘Heavy Metal Breakdown’.
Gli inglesi Skindred trasformano per un’oretta il Leyendas Del Rock in una discoteca a cielo aperto ed il loro reggae-metal è tanto contagioso quanto perfetto per un festival. Tutti saltano,ballano e cantano lasciando da parte per un po’ preoccupazioni e pensieri negativi di ogni genere. Esplosivi! Con i Dirkschneider (per gli amici UDO) si torna alle radici del metal, dato che anche oggi saranno riproposti i classici immortali degli Accept. Le note di ‘Metal Heart’, ‘Breaker’ e ‘Balls To The Wall’ rimarranno per sempre nella storia della nostra musica preferita ed una volta di più questo piccolo grande uomo ce lo ha dimostrato alla grande! Solito salto al Mark Reale Stage per due band storiche come: Tygers Of Pan Tang e Flotsam And Jetsam. Gli inglesi ci regalano il solito show adrenalinico ed infarcito di classici della NWOBHM come ‘Hellbound’ e ‘Paris By Air’, guidati come al solito da un perfetto Jacopo Meille alla voce, mentre i Flotsam mettono a ferro e fuoco il pit con il loro US/Thrash Metal e con bordate senza tempo come ‘No Place For Disgrace’, la nuova ‘Iron Maiden’ e il classico ‘I Live You Die’. (MPB)
Non è la prima volta che vedo dal vivo gli Avantasia e ogni volta rimango sbalordito dalla perfezione della loro esibizione. Tobias Sammet è un genio che non solo riesce a creare pezzi e melodie splendidi ma riesce anche a mettere insieme artisti diversi tra loro e con diverse identità e a creare un feeling incredibile e un’atmosfera di allegria e divertimento assoluto. Quindi niente di nuovo anche questa sera a Villena, grande concerto, grande divertimento. Band al gran completo, ci sono proprio tutti, Jorn, Kiske, Martin, Catley, Atkins…non manca nessuno. La bella scenografia è quella già vista nel recente Ghostlights tour e l’effetto visivo sempre d’impatto. La scaletta è ovviamente ridotta rispetto a quella del tour dove avevano circa tre ore a disposizione ma ugualmente spettacolare. Si parte sempre con ‘Mistery of a blood red rose’ per proseguire con ‘Ghostlights’, ‘Invoke The Machine’, ‘The Scarecrow’… Grandissimi. Così come grandissimi i duetti di Toby con Kiske, Jorn, Atkins o di Eric Martin con la brava bella e simpatica Amanda Somerville. Meno appariscenti ma fondamentali anche coloro che dalle retrovie tengono in piedi tutta la struttura, leggasi Oliver Hartmann, Sascha Paeth, Felix Bohnke e naturalmente il bravissimo Herbie Langhams indispensabile voce di supporto. ‘Reach out for the Light’ fa esplodere la folla già in delirio e colpo di grazia con i 12 minuti della conclusiva ‘Let the Storm Descend Upon You’ dall’ultimo capolavoro del gruppo. Successo clamoroso. (CM)
La giornata si chiude con lo show incentrato sul fondamentale album ‘Volumen Brutal’ dei Barón Rojo, anche se nonostante la scaletta sia infarcita di pezzi che hanno fatto la storia del metal in Spagna (‘Resistiré’ su tutti), bisogna purtroppo prendere atto del fatto che i fratelli Castro dal vivo non siano più una garanzia. Strumentalmente impeccabili certo…ma se mancano la voglia di fare ed il contatto col pubblico non ha senso continuare. Delusione!

Sabato 13 giugno
Ultimo giorno di Leyendas Del Rock, quest’anno veramente volato e goduto alla grande. Si inizia con gli olandesi Delain ed il loro gothic metal di chiara ispirazione mittle-europea, mentre con gli Ensiferum si fa un salto nelle lande desolate del nord europa per rendere omaggio alle divinità vichinghe. I tedeschi Powerwolf ci offrono il solito show tutto sangue, lupi mannari e vampiri e incorniciano tutto con il loro power metal banale ma dannatamente efficace on stage (chi ha detto ‘Werewolves Of Armenia’?), grazie anche alla carica dell’istrionico singer Attila. Ce n’è per tutti i gusti oggi e con i Symphony X verranno soddisfatti i palati più esigenti. La band di Romeo ci offre un’ora di tecnica, melodia e potenza, pescando dall’ultimo, bellissimo ‘Underworld’ e dal dorato passato della band, con la coinvolgente ‘Set The World On Fire’ e ‘Sea Of Lies’. Salto indietro nel tempo coi Nazareth ed il loro sfacciato hard rock settantiano. Poche persone purtroppo assistono al concerto di questo storico gruppo e perdersi canzoni magiche come ‘Love Hurts’ e ‘Hair Of The Dog’ (coverizzata poi dai Guns’n’Roses) è un peccato quasi irrecuperabile. Ennesima incursione (l’ultima per quest’anno) in zona Mark Reale Stage per godere del folk metal dei tedeschi Equilibrium, band un po’ statica su cd ma micidiale dal vivo e degli spagnoli Ars Amandi, vera e propria macchina da guerra dal vivo. Pubblico sempre coinvolto e presente, canzoni che mischiano hard rock e folk celtico (‘Escuchando Al Corazón’ è eccezionale a dir poco…) e carica on stage impressionante sono un mix letale che non può che farci amare questa incredibile band. Grandissimi!!! Purtroppo lo show degli Helloween non è coinvolgente come ci saremmo aspettati (nonostante l’ottimo spagnolo di Andi Deris). La mancanza di alcuni, troppi classici ha influito negativamente sulla riuscita del concerto e solo le finali ‘Future World’ e ‘I Want Out’ sono riuscite a ridare un po’ di colore ad uno show veramente opaco. Peccato… Se con le zucche teutoniche non tutto è andato per il verso giusto non ci possiamo lamentare invece dei Venom, solidi e rocciosi e con un Cronos come sempre posseduto dagli dei maligni del metal. L’eterna ‘Black Metal’ è solo la ciliegina sulla torta di uno show piacevolmente perverso. Siamo agli sgoccioli e chi meglio di due band spagnole può mettere la parola fine al Leyendas Del Rock numero 11? Gli incredibili Angelus Apatrida non fanno prigionieri con il loro thrash metal impazzito e, nonostante sia già notte fonda, sono pochi i presenti che riescono a resistere ai numerosi focolai di pogo che si formano sotto il palco, mentre con i segoviani Lujuria si chiude definitivamente questa bellissima kermesse musicale. Il singer Oscar è il frontman che tutte le band vorrebbero e brani come ‘Corazón De Heavy Metal’ e ‘Sin Parar De Pecar’ sono dei veri e propri inni per tutti i metallari ispanofoni. C’è tempo anche per un’improvvisata on -stage dell’organizzatore del festival Marcos (che non smetteremo mai di ringraziare),che sulla cover ‘Breaking The Law’ dà il “meglio” di sé dietro al microfono. (MPB)
Grazie Marcos, grazie Villena e grazie Leyendas Del Rock, un festival che come il buon vino si apprezza ogni anno di più!! Hasta la próxima!!

Testo a cura di Martino Brambilla Pisoni
(Warcry e Avantasia a cura di Cesare ‘Metalshow’ Macchi)
Foto di Cesare ‘Metalshow’ Macchi

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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