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LABYRINTH – L’anteprima di ‘Architecture Of A God’

Alzi la mano chi, fino ad un anno fa, si sarebbe aspettato un nuovo album dai Labyrinth. Personalmente – dopo il “bailamme Boals”, conferme e smentite varie – non ci speravo davvero più. D’altronde con Roberto nei suoi mille progetti e collaborazioni, Olaf con i Vision Divine ed Andrea con gli A Perfect Day, sembrava che il Labirinto avesse perso di interesse per i Nostri. Come un fulmine a ciel sereno, arriva invece la partecipazione dei Labyrinth al Frontiers Metal Festival ed il conseguente deal con l’etichetta partenopea per un nuovo album.
Un album, che da subito matura attorno a sè un’aura di magniloquenza… perchè, come ha sempre detto la band, se un come-back discografico ci doveva essere, doveva trattarsi di qualcosa di clamoroso. E questo ‘Architecture Of A God’ ne ha proprio i tratti somatici. Grazie alla disponibilità di Frontiers Music Srl abbiamo potuto ascoltarlo in anteprima, rispetto alla sua release prevista per il 21 aprile 2017.
Questo, il pensiero di chi scrive riguardo uno degli album più attesi di quest’anno.

LABYRINTH aoag COVER

‘Bullets’ – E’ forse il pezzo, assieme alla titletrack di quest’album, che più rappresenta i Labyrinth 2017. Un attacco meno crudo rispetto a quello del video, introduce una struttura robusta che evidenzia subito una vena creativa notevole, ritrovata. Un tellurico John Macaluso coadiuvato dal ridontante basso di Nik Mazzucconi forniscono ad un ispirato Tiranti un eccezionale tappeto ritmico, sul quale destreggiarsi in vocalizzi ora power oriented, ora più caparbi e graffianti. Dopo un bridge molto catchy, ciò che fa correre un brivido lungo la schiena sono i duelli tra Thorsen, Cantarelli e Smirnoff. Quest’ultimo, poi, in questo frangente si destreggia al suo strumento come il migliore Kevin Moore. Freschezza a pacchi, per un inizio davvero col botto. (qui, il video)

‘Still Alive’ – “Siete ancora vivi?” Questo, sembrano voler chiedere i Labyrinth  – dopo un inizio come ‘Bullets’ – col titolo di questo pezzo. Il basso prepotente di Nik Mazzucconi in primo piano, per un up-tempo sognante ma in alcuni punti anche melanconico, con un ottimo refrain. Una struttura certo più snella e dinamica rispetto al brano precedente, mai invadente, spinge il pezzo in maniera decisa verso un convinto gradimento.

‘Take On My Legacy’ – E’ senz’ombra di dubbio la ‘Thunder’ degli anni ’10. Abbiamo velocità, rabbia – addirittura TIranti sembra volerti azzannare in taluni passaggi – e melodia. Made in Labyrinth, obviously. E questo dovrebbe bastare ai nostri lettori per ìnquadrare di che razza di canzone abbiamo davanti. Ma dobbiamo tener conto dei (quasi) vent’anni di esperienza che la band ha in più sul groppone da allora e dell’appeal che questo fatto ha donato alla song. Uno dei pezzi migliori del lotto: in pratica i Labyrinth cazzuti che tutti amiamo, senza se e senza ma. Da pogare in sede live (evitiamo il salotto di casa, please…) fino allo sfinimento.

‘A New Dream’ – E’ stato il primo singolo rilasciato da Frontiers. Il legame con il primo ‘Return…’ si fa molto forte, in particolare con ‘A Night Of Dream’, di cui prende la spina dorsale. Roberto, ha un cantato frizzante e malinconico/romantico al contempo, ma a farla da padrone è un bridge da panico, con Smirnoff che fa un lavoro degno del miglior Jean Michel Jarre e porta a dei solos – trasognanti – di Thorsen/Cantarelli. I fans di vecchia data avranno avuto un piccolo tuffo al cuore sicuramente. (qui, lo streaming del brano)

‘Someone Says’ – Meravigliosamente ruffiana, ha un melodia che ti si stampa all’istante in testa. A chi scrive è balzato immediatamente in testa quella ‘Slave To The Night’ che allora lo colpì in egual misura. Troviamo passassi leggeri di Roberto, che portano ad un easy-refrain di istantanea ricezione da parte dell’ascoltatore… il passaggio agli assoli è altresì leggermente spigoloso, ma quello che conta è trovare Olaf e Andrea coesi con il piano di Oleg in modo preciso e ficcante. Anche qui la freschezza è di casa e dal vivo sarà un highlight, ne siamo certi.

‘Random Logic’ – E’ in pratica il brano-intro della title track, che vede Tiranti alternarsi – recitando famose frasi di Leonardo Da Vinci – ad un tappeto di piano e synth di finezza superiore, come sempre ad opera di Smirnoff, vera rivelazione di quest’album.

‘Architecture Of A God’ – Come detto inizialmente, assieme a ‘Bullets’, la titletrack del disco identifica alla perfezione quello che è la band oggi. Il brano è composto da fasi introduttive morbide e sincopate, tessute da un Tiranti perfettamente a suo agio in queste tonalità… che però sfociano in quella che è la vera ossatura del brano: granitica, con un riffing poderoso dove alfin è la melodia a farla come sempre da padrone, pur non seguendo una linea guida precisa. L’ ascoltatore rimarrà, dunque piacevolmente spiazzato da questo brano. Sorpreso poi, quando arriverà il basso di Nik Mazzucconi a trasportarci nella sezione dei solos, che definire caleidoscopica sarebbe limitativo, grazie ad un prog che riporta alla mente i migliori Dream Theater. Otto minuti e passa di pura magia, in pratica. Anche questo brano non vediamo l’ora di poterlo gustare dal vivo.

‘Children’ – Quello che non ti aspetti: una hit dance di Robert Miles rivisitata dai Labyrinth. Oddio, in effetti già nel primo ‘Return…’ i Nostri avevano già preso di mira questo mondo con ‘Feel’. Ma qui si tratta di una cover maiuscola, che supera nettamente anche l’originale. Superbo l’impatto creato dalle chitarre nel riffing portante del pezzo. Ideale tappeto musicale durante una aperi-cena alla moda? Why not? :)

‘Those Days’ – E’ forse il brano che meno mi ha convinto dell’intero lotto. Un brano che ricalca a grandi linee ‘A New Dream’ – magari a tinte più progressive – ma al contrario di essa, sembra non decollare, rimanendo in un limbo indefinito. I pezzi brutti sono altri, intendiamoci, ma ‘Those Days’ è forse un brano non pienamente all’altezza del pathos incredibile che troviamo nel full-lenght. A “salvare” il pezzo arrivano fortunatamente i solos e come nelle altre tracce sono incredibilmente notevoli, ispirati e per nulla banali.

‘We Belong To Yesterday’ – Ancora una struttura cangiante e vivace, che alterna momenti tranquilli ad altri più concitati. E, parafrasando il titolo, sembra di trovarsi – a livello di eleganza progressiva – in un soave equilibrio tra ‘No Limits’ ed il primo ‘Return…’. Questo grazie anche ad un bridge che sa di quella fine anni ’90, tanto magica da aver resuscitato una scena tricolore che sembrava ristagnare nella sua staticità. Appartenere a ieri, orgogliosamente.

‘Stardust And Ahes’ – Un attacco nervosissimo mette la quarta alla song, vera sgroppata finale di un album davvero maiuscolo. Macaluso è il vero protagonista, con il suo drumming potente e veloce, ma che sa frenarsi alla bisogna in fraseggi gustosissimi. Qui, la premiata ditta Cantarelli/Thorsen/Smirnoff fa ancor più faville in termini di feeling, con una soluzione finale che spiazza e ancora una volta ti fa capire che questa band è tornata per restare.

‘Diamonds’ – E’ l’ideale outro per questo disco, che sembra aver il compito – con le sue atmosfere soft, tessute da Oleg, Andrea, Olaf e Roberto – di far decantare l’ascoltatore, di farlo riprendere dopo le botte di adrenalina ricevute sinora. Meraviglioso il solo di chitarra finale che personalmente ha ricondotto la mente all’intro di ‘Deja-Vu’, di maideniana memoria. La classica ciliegina sulla torta.

In buona sostanza, come definire questo come-back dei Labyrinth, se non come il loro miglior album di sempre? Che racchiude più di vent’anni di maturità, di calci in culo presi e dati, di voglia di dimostrare al (spesso distratto) popolo metal che questi (ex) ragazzacci hanno ancora molto da dire. E che ‘Architecture Of A God’ farà capire a tutti cosa vuol dire “metal di Classe”. Appuntamento dal vostro negoziante di dischi di fiducia (si, esistono ancora, basta cercarli) o sulle maggiori piattaforme digitali, il prossimo 21 aprile. Ci ringrazierete.

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
La mia pagina FB: www.facebook.com/lucabernasconiphotographer

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