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LABYRINTH – The Maze strikes (hard) again

Chi conosce il sottoscritto, sa quanto sia legato emotivamente ai Labyrinth. La band, sin dal lontano 1994 – anno in cui venne pubblicato il demo ‘Midnight Resistance’ – ha saputo riportare il metal italiano agli onori delle cronache internazionali, dimostrando che nel Belpaese la fiamma del metal era ancora vivida. I Nostri tornano ora a mostrare i muscoli con un album eccezionale come il nuovo ‘Architecture Of A God’, in uscita il prossimo 21 aprile 2017. Non abbiamo perso tempo e abbiamo contattato il sempre ciarliero Andrea Cantarelli per fare il punto della situazione.
Si stavano per perdere le tracce definitivamente di questa band, tra annunci di cambi di line-up improbabile (su tutte l’annuncio di Mark Boals alla voce)… puoi farci un “breve riassunto” di questi ultimi anni?
“Dopo l’uscita di ‘Return To Heaven Denied Pt. II’ sono successe molte cose. Tutto rinacque dalla voglia da parte del sottoscritto e di Olaf di rivederci per scrivere musica insieme. Senza alcuna aspettativa o progetto concreto. Di sicuro non era prevista la lavorazione di un nuovo disco marchiato Labyrinth. In quel periodo Roberto si era preso tempo per dedicare tutto se stesso alla promozione del suo lavoro solista, ma nel frattempo le richieste di esibizioni live e di un nuovo disco iniziavano ad arrivare. Decidemmo così di coinvolgere nei nostri progetti Mark Boals. Inviammo a Mark alcuni demo su cui iniziò a lavorare. Nel frattempo però Mark venne assunto come cantante in uno show residente a Las Vegas, The Rock Vault, che assorbì totalmente Mark impedendogli di dare continuità al progetto. Ci trovammo quindi nell’impossibilità di procedere nei nostri intenti, e potrai immaginare il nostro scoramento. Poi la telefonata di Frontiers Records arrivata al momento giusto. Ne parlammo con Roby che nel frattempo aveva terminato con la promozione di “Sapere Aspettare”. Il resto è storia dei giorni nostri.”

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L’avventura sudamericana con tutto ‘Return…’, com’è nata?
“Suonare dal vivo è una delle ragioni principali per cui ancora ci ostiniamo a scrivere musica. Il divertimento per un musicista è soprattutto quello di salire su un palco. Il Sud America è molto affezionato alla band. Ricevemmo una richiesta da parte di True Metal Promotora di Mexico City, che ci propose di suonare tutto Return To Heaven Denied per festeggiare il ritorno della band dopo 15 anni di assenza. Non sapemmo dire no, ed onestamente non ce ne era motivo.”

Mi dicesti che quando si sarebbe sviluppata l’opportunità, avreste suonato ancora l’album… dopo la data di Ranica (Bg) e con il nuovo album alle porte, pensi ci potrà essere una nuova occasione?
“Inutile negare che RTHD rappresenta l’apice della nostra carriera. Sapevamo che la notizia si sarebbe sparsa. Se dovessimo ricevere richieste in tal senso, ci penseremmo sopra.”

Un album di tale caratura ebbe nel 2010 un “sequel” che pero’ non suscitò il clamore che tutti si aspettavano, nonostante pezzi davvero validi al suo interno. Come lo consideri a distanza di sette anni?
“Lo considero il disco che avrebbe dovuto succedere al primo Return. Credo che ci avrebbe permesso di consolidare la nostra presenza sulla scena. A distanza di anni, probabilmente, non è stato capace di suscitare lo stesso interesse. Credo sia normale. I fans dell’epoca sono cresciuti, hanno magari modificato i propri gusti musicali e soprattutto quel genere musicale non era più di moda come a cavallo tra gli anni 90 e 2000. Di fatto continuo a reputarlo un gran bel lavoro di cui andare fieri.”

Lessi ai tempi del comunicato che annunciava l’ingresso in line-up di Boals (inizio 2014), che stavate lavorando a pezzi nuovi: ‘Architecture…’ è figlio di quel periodo?
“In minima parte. Due song che trovi sull’album, ‘Bullets’ e ‘Someone Says’, risalgono a quel periodo.”

Tre sono le “nuove leve” nella line-up dei Labyrinth: ti va di presentarceli?
“Davvero c’è bisogno di presentare musicisti del calibro di Oleg, John e Nick? Posso dirti però che si sono integrati alla grande nel gruppo, portando ovviamente in dote grande entusiasmo e nuovi stimoli. Credo che il tutto si percepisca chiaramente ascoltanto il nostro nuovo album.”

Ci parleresti del vostro incontro con Frontiers Music?
“Frontiers rappresenta una parte importante della nostra carriera musicale. Produssero album di Vision Divine, A Perfect Day. Siamo da sempre in contatto con loro.. Hanno svolto un lavoro enorme in questi anni, assumendo un ruolo di primaria importanza nell’industria discografica Hard & Metal. E’ stato un onore per noi ricevere il loro apprezzamento e la richiesta di produrre un nuovo lavoro marchiato Labyrinth. Se siamo ancora qui (valutate voi se la cosa è positiva o negativa ) è grazie all’entusiasmo ed alla professionalità di Serafino, Mario, Elio e di tutti i ragazzi di Frontiers. Non potremo mai ringraziarli abbastanza. Ci abbiamo provato donandogli il miglior disco possibile.”

Parliamo ora di ‘Architecture of A God’: ho notato un riaffacciarsi di una vena prog, che fa capolino in diversi pezzi. Come se si volesse creare un ideale ponte col 1996 di ‘No Limits’…
“Mi piace il collegamento che fai. Si vede che ci segui sin dall’inzio. In realtà, lo dico da sempre, all’interno della produzione Labyrinth hanno sempre insistito elementi differenti tra loro. La vena “prog” (il prog per me è altra cosa, ben più nobile) in realtà è per noi semplicemente la voglia di scrivere canzoni senza preoccuparci troppo di strutture, sonorità. Semplicemente lasciamo che la vena creativa faccia il suo corso. Anche così volevamo approcciare il nuovo materiale e se l’esempio più lampante di questo tipo di visione lo trovi nella titletrack è ovviamente presente anche in molti altri frangenti.”

In molti ve lo avranno chiesto, ma la cover di ‘Children’ da dove arriva?
“Ci siamo sempre divertiti a risuonare e ri-arrangiare brani provenienti dalla dance di quegli anni. In realtà certe sonorità hanno sempre rappresentato una parte importante della nostra musica. Frank Andiver fu il principale artefice di questa commistione di sonorità. Piano piano sono entrate anche nelle nostre corde.”

Proprio a riguardo di questa cover, sembra abbiate voluto collegarvi – a distanza di quasi vent’anni – con ‘Feel’…
“Esattamente. Ma anche con ‘Vertigo’ presente in ‘No Limits’.”

Con ‘Architecture…’ sembrate aver rimarcato il legame con le vostre radici. Pensate in futuro di “osare” ancora come in ‘Freeman’ e in ‘6 Days To Nowhere’ (di cui parleremo più avanti)? Ci sarà mai un nuovo pezzo con la pazzia di ‘Lost’?
“Ma soprattutto: ci sarà un nuovo pezzo? Chi lo sa, Luca. Facciamo musica per piacere. Quando ci va e soprattutto come ci va. Cerchiamo sempre di farlo con rispetto nei confronti di chi ci segue. Ma non crediamo che scrivere ogni volta lo stesso disco significhi rispettare il nostro pubblico. Lo è semmai essere il più spontanei e onesti possibile.”

Parole sante. Quello che contraddistingue questo album – soprattutto in pezzi come la titletrack o ‘Bullets’ – sono dei solos che spiccano per veri e propri punti di genialità… di creatività pura. La fase compositiva come è stata vissuta? Assieme, jammando in sala prove o da idee di ognuno di voi ed assemblate in seguito?
“Onestamente lo schema che da sempre ha funzionato di più è quello che prevede il sottoscritto, Olaf, due chitarre e qualche birra nello stesso posto. Da lì nascono le idee che poi vengono condivise, riviste con gli altri ragazzi della band. Così abbiamo lavorato anche per questo nuovo album. Il contributo di tutti è di fondamentale importanza per arrivare al pezzo finito. Ma di una cosa sono certo: se, come dicevo sopra, chiedi ad Olaf ed a me di scrivere qualcosa il risultato non potrà che suonare Labyrinth.”

Un piccolo appunto però mi sento di farlo su ‘Those Days’: l’ho trovato un brano interlocutorio, che per certi versi sembra stonare con il resto dell’album. Come vedi questo pezzo?
“Non sono d’accordo, non te ne volere. Those Days è la classica power ballad in stile Labyrinth che non può mancare in un nostro lavoro. Per altro ci sono elementi musicali che lo legano ad altre song. Ti tocca riascoltarlo bene…”

Lo farò, promesso! C’è poi quel brano deliziosamente “ruffiano” che è ‘Someone Says’ e che mi riporta alla memoria “Slave To The Night’…
“Someone Says è il classico Up-Tempo in stile Labyrinth. Come dicevo prima ci sono elementi nei nostri album da cui non vogliamo prescindere, per rispetto nostro e del nostro pubblico. Someone Says è il naturale successore di canzoni come Piece Of Time, State Of Grace, M3, Sailors Of Time.”

A proposito di ‘Labyrinth’: a distanza di quasi tre lustri, che emozioni provi ripensando a quel pomeriggio in cui Carlo decise di lasciare la band?
“Siamo tutti dei gran testoni. Fu una sensazione mista a rabbia, delusione. Ma fu anche di grosso stimolo per il sottoscritto messo alla prova in fase di composizione come unico chitarrista. Di certo se potessi tornare indietro, con la testa di oggi, affronterei il tema con Olaf cercando di trovare una soluzione. Sono molto legato agli album del periodo senza Olaf, con Pier (Gonella; ndA) si venne a creare un feeling enorme. Lo ringrazio ancora per quanto ha dato alla band, ma con il senno di poi…”

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Arrivò l’ “epoca Giruzzi”… che vi portò per la prima volta a suonare in Oriente… Qualche particolare ricordo del ‘Banzai Tour’?
“Tantissimi ricordi. Ma anche tantissime birre. Quindi in realtà non mi ricordo granchè… Siamo stati in Oriente? Davvero? Che spettacolo!”

Tornando a parlar di ‘Freeman’ e ‘6 Days To Nowhere’, trovo siano album totalmente sottovalutati nonostante siano i più creativi e innovativi della vostra carriera. Pensi che un giorno uno di questi di potrà mai essere riproposto interamente?
“Spero proprio non ci venga questa idea! Suoneremo brani anche da quei due album. Ma riproporli interamente mi suona un pò come una punizione a noi ed al nostro pubblico!”

‘Sons of Thunder’ è rimasto nell’immaginario come l’occasione mancata per i Labyrinth di fare il classico “botto”. Come vivi il ricordo di quell’album, composto di brani davvero memorabili? Sarebbe bello un giorno ascoltare un suo successore: d’altronde si basa su un concept clamoroso…
“Ho parlato spesso di quel periodo, di quel disco. Ti arrabbi se andiamo alla prossima domanda?”

Ci mancherebbe! ‘Architecture…’ avrà anche un vero e proprio tour a supportarlo o pensate più a date singole?
“Dipende dai risultati dell’album. Se un album vende suoni molto, se suoni molto l’album vende di più. Ma per suonare di più l’album deve vendere molto. Ovviamente i concerti aiutano le vendite dell’album. Se l’album vende tanto viene un sacco di gente ai concerti, che però sta a casa se l’album non vende abbastanza e allora devi promuoverlo dal vivo, cosa possibile se l’album ha venduto tanto. Devo continuare?”

Chiarissimo! Eheh..
Hai due bimbi: come vedono il lavoro di chitarrista del papà? Vorresti che seguissero le tue orme?
“Se per caso si azzardano a fare le mie scelte, li diseredo. Ma stai scherzando? Gli voglio bene, sai?”

A te la consueta ultima parola… 
“Luca: ti voglio bene, lo sai. Però mannaggia a te, non è che ogni volta mi tocca prendere un giorno intero per rispondere a tutte le tue domande… Ne abbiamo pure tagliate un paio, perchè altrimenti avresti dovuto dividere il tutto in 33 canti. Più uno come introduzione!
Il mio messaggio è sempre lo stesso: vivete la musica con gioia, abbiamo già troppi problemi da affrontare nel quotidiano, che dovrebbero toglierci il tempo nello scrivere commenti alle news del tipo: “che band inutile”, “ancora con sti nomi d’arte a 40 anni suonati (presentandovi perè sui post non come Mario Rossi, ma Odino The Warrion, Joey’s Mutandes di Pelos o peggio)”, “i soliti raccomandati”, “canzone inutile”, “le chitarre sono leggere”, “il thè che bevono non è quello della mia marca favorita”, “l’ARNA dell’Alfa Romeo meno brutta di Cantarelli”. Non vi piacciamo? Andate oltre. Vi piacciamo? Bene, festa insieme ad ogni occasione possibile. Concentratevi e supportate chi ritenete opportuno, chi incontra il vostro gusto. Investite lì le vostre forze, perchè solo così i nostri (anzi, i vostri) figli avranno la possibilità di portare avanti una forma di espressione così importante ed unica. Per le brutture basta accendere la TV.

Consueta (questa è per pochi).”

Discografia:
No Limits (1996)
Return To Heaven Denied (1998)
Sons of Thunder (2000)
Labyrinth (2003)
Freeman (2005)
6 Days To Nowhere (2007)
Return To Heaven Denied, Pt. 2 – A Midnight Autumn Dream (2010)
Architecture Of A God (2017)

Line-up:
Roberto Tiranti – voce
Olaf Thorsen – chitarra
Andrea Cantarelli – chitarra
Oleg Smirnoff – tastiere
Nik Mazzucconi – basso
John Macaluso – batteria

 

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
La mia pagina FB: www.facebook.com/lucabernasconiphotographer

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