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L.A. GUNS – ‘The Missing Peace’

Come cominciano di solito le fiabe? Ah sì… C’era una volta una band chiamata L.A. Guns, che incarnò alla perfezione un sottogenere, quello dello street rock, tutto energia, riffing travolgente e vocals aggressive. A differenza del grosso delle altre formazioni esplose negli anni ’80, gli L.A. Guns non puntavano troppo sull’immagine patinata ma piuttosto sull’attitudine da bad boys of rock’n’roll, con l’influenza marcata di gruppi come i New York Dolls, che avevano riletto il rock’n’roll investendolo con il ciclone del punk. Gli L.A. Guns avevano nella line-up due stelle di prima grandezza: il chitarrista Tracii Guns ed il frontman Phil Lewis. Finchè la coppia ha retto la band è rimasta ai vertici della scena street/sleazy sia dal punto di vista compositivo che per l’intensità del suo infuocato live show. Lo split tra Tracii e Phil ha portato, nel corso degli anni, alla creazione di due diverse versioni della band. Dopo tre lustri la coppia si è finalmente ritrovata. Nella nuova line-up Tracii ha portato con sè la sua sezione ritmica e Phil il talento del chitarrista Michael Grant. La Frontiers non si è lasciata sfuggire l’occasione di pubblicare questo interessantissimo reunion album. Ed il disco non ha deluso. ‘The Missing Peace’ è un album bellissimo, dentro c’è un po’ tutto quello che avremmo potuto desiderare da questo tipo di disco. La partenza di ‘It’s All The Same To Me’ è all’insegna dello sleazy più gigione e strascicato, con le backing vocals che scaldano subito l’atmosfera dandoci la netta impressione di essere davanti al frutto compositivo di una vera e propria band. E che band… Ci sono ovviamente gli attesi pezzi tirati e più tipicamente street, alla ‘No Mercy’, come il primo singolo ‘Speed’, ‘The Devil Made Me Do It’ e ‘Don’t Bring A Knife To A Gunfight’. Se la prima si permette pure una citazione della purpleiana ‘Highway Star’ ed era già stata apprezzata durante l’esplosivo show al Frontiers Rock Festival, le altre due piacciono davvero tanto per l’ispirato mix di linee vocali ispirate, chitarre ruggenti e cori portentosi. Non mancano nemmeno le ballate, anzi, sono forse il punto di forza dell’album insieme ai pezzi citati. Sono ben quattro e tutte diverse dal punto di vista compositivo. ‘Christine’ ė una figlia della celeberrima ‘The Ballad of Jayne’, la più grande hit della band, un lentone d’altri tempi di stampo ottantiano. ‘The Flood’s The Fault Of The Rain’ vede una delle migliori performance sia della sei corde di Tracii che dal punto di vista vocale, con Phil che sembra riprendere lo stile da “crooner” della versione di maggior successo della canzone tradizionale folk ‘The House Of The Rising Sun’, quella dei The Animals. La titletrack sembra una love song con i fiocchi ma il suo titolo si adatta perfettamente anche a quello del sodalizio artistico ritrovato tra Tracii Guns e Phil Lewis. L’uno è il pezzo mancante dell’altro. Together We Stand Divided We Fall recita una canzone metal. Ed è proprio vero. La chiusura dell’album è affidata alla metal ballad ‘Gave It All Away’, dove Phil riesce a convogliare una sensazione di disperazione in modo tanto intenso da farci venire alla mente il cuore di ‘The Idol’, l’apice emotivo del concept album degli W.A.S.P. ‘The Crimson Idol’. E scusate se è poco. Se amate il rock duro ‘The Missing Peace’ non è solo uno dei dischi dell’anno, ma il “pezzo mancante” della vostra collezione di dischi. E la storia degli L.A. Guns è lungi dall’essere arrivata alla sua conclusione. To be continued…

Tracklist:
01. It’s All The Same To Me
02. Speed
03. A Drop Of Bleach
04. Sticky Fingers
05. Christine
06. Baby Gotta Fever
07. Kill It Or Die
08. Don’t Bring A Knife To A Gunfight
09. The Flood’s The Fault Of The Rain
10. The Devil Made Me Do It
11. The Missing Peace
12. Gave It All Away

Line-up:
Philip Lewis – voce
Tracii Guns – chitarre
Johnny Martin – basso
Michael Grant – chitarre
Shane Fitzgibbon – batteria

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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