Needful Things

KLAUS PETROVIC – ‘Unreal Terror… rules the night’

unrealterrorlibro2017

Autore: Klaus Petrovic
Editore: Crac Edizioni

Permettetemi di scrivere in prima persona. Per favore. Qui si parla di emozioni, e mi risulta arduo cercare di trasmettervele mantenendo un tono distaccato e professionale. Fanculo la professionalità. Questo libro è una macchina del tempo in grado di portarci indietro di 30 anni, ed i vecchietti come me non possono che versare qualche lacrima, impregnando pagine già cariche di passione e amore per la nostra musica. Non posso non emozionarmi leggendo la parole dell’autore, quel Klaus Petrovic che è stato (se pur per un breve periodo) il mio “boss” presso italiadimetallo.it. Non posso non emozionarmi leggendo la prefazione di Vincenzo “Vinz” Barone, storico caporedattore di HM, rivista i cui numeri tutt’ora custodisco gelosamente nell’armadio. Sopratutto non posso non emozionarmi leggendo la storia di una band che si rese protagonista di quell’Italia che scopriva il metal, e che precorreva i tempi sfornando band che ebbero solo la sfortuna (ma l’onore) di nascere sotto la bandiera tricolore. Erano i tempi dei Vanadium, della Strana Officina, dei Death SS. Erano anche i tempi degli Unreal Terror, nati come UT e cantori di musica rock in lingua italiana. Per i più giovani di voi questo nome (purtroppo) non evoca nulla. Male. Malissimo. Ragazzi miei si sta parlando di un gruppo che se fosse nato negli Stati Uniti avrebbe rivaleggiato con band come i Fates Warning (per citare un gruppo simile). Ci si commuove letteralmente leggendo di come Enio Nicolini, Mario Di Donato e Silvio Canzano (detto “spaccalegna”), si prodigarono e si sacrificarono per spingere al massimo la loro band. Non dimentichiamoci poi che non si parla di Londra, Milano o Los Angeles. Qui siamo a Pescara e tutta la veracità della loro terra si legge anche nelle righe di questo libro, dove i Nostri tra una prova ed un concerto si abbuffano con pranzi pantagruelici, innaffiati ovviamente da litri di buon vino e birra gelata. Non c’erano facebook, myspace, bandcamp, youtube. I “like” erano i dischi che si vendevano fisicamente, erano l’affluenza ai concerti ed erano le pacche sulle spalle date dai kids sudati e felici di aver assistito ad un ottimo show heavy metal. Non si “postava” nulla, non si “taggava” nessuno; si alzava il telefono, si macinavano km anche solo per cementare un contatto, un amicizia, firmare (magari!) un contratto. Klaus ci parla di come Mario Di Donato abbandonò la band, insoddisfatto della loro direzione musicale (come palesato dal suo successivo progetto ‘The Black’, Mario anelava una direzione più dark e maggiormente sabbathiana), delle ricerche per un nuovo chitarrista e della scoperta di un giovane talentuoso chiamato Giuseppe Continenza (che a sua volta, anni dopo, lascerà la band alla rincorsa del “sogno americano”, trasferendosi negli States per diventare un affermato chitarrista jazz). Si parla ovviamente del grande singer Luciano Palermi, dotato tutt’ora di un ugola potente ed abrasiva. Klaus contestualizza ogni evento della band, ricordandoci eventi politici, sportivi e di cronaca che ci catapultano letteralmente indietro nel tempo. Un libro empatico, che ci fa star bene quando leggiamo dei passati successi della band e ci fa picchiare il pugno sul tavolo quando leggiamo invece delle loro disavventure e sfortune. Chiude il libro una sezione in cui amici, musicisti e addetti ai lavori dicono la loro sul “fenomeno UT”, facendoci sentire ancor più vicini a questa grande band che ha annunciato il suo ritorno. Un libro stra-consigliato, una storia ben scritta, una fiaba che ci racconta il sogno di quattro ragazzi. Proprio mentre sto scrivendo queste righe mi arrivano due messaggi di auguri (per le mie 42 primavere): da Vincenzo “Vinz” Barone e dallo stesso Enio Nicolini che mi saluta con un: “auguri bro”. Poi uno non si deve commuovere, cazzo.

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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