Needful Things

KISS – La Top Ten della redazione di Loud and Proud!

In vista dei prossimi concerti italiani dei KISS, abbiamo cercato di offrirvi un contributo originale, chiedendo ai vari componenti della nostra redazione quali fossero i pezzi preferiti delle band del “bacio”, con una sintetica motivazione. Ricordiamo le date in cui sarà possibile vedere la band all’opera sui nostri palchi:

Lunedì 15 maggio – Pala Alpitour, Torino
Martedì 16 maggio – Unipol Arena, Casalecchio di Reno (Bologna)

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Le scelte sono ovviamente molto personali, in qualche caso forse anche sorprendenti. Di certo sono sincere, come del resto tutto quello che trovate su queste pagine… Buona lettura!

‘Psycho Circus’ – Dopo 19 anni la formazione originale del gruppo ha saputo ricreare una magia che sembrava perduta. Un album accolto con diffidenza, che centrò invece il bersaglio come ai Kiss non accadeva da anni. (Fabiana Spinelli)

‘Black Diamond’ – La celebre intro cantata da un ispirato Paul Stanley “Out in the street for a living…”, un riff potente e meraviglioso, i grandi cori ad accompagnare la voce di Peter Criss, il finale settantiano con un tripudio di assoli psichedelici come non mai. E dal vivo la batteria che prende quota. Un grande classico dal disco di debutto. (Massimo Incerti Guidotti)

‘Hard Luck Woman’ – Su questa canzone mi è capitato di leggere “..il più bel pezzo di Rod Stewart non di Rod Stewart”: non c’è commento più bruciante e azzeccato per definire la sua bellezza speciale, merito anche della voce roca e a suo modo romantica di Peter Criss. (Alberto ‘Sentenza’ Sassi)

‘I Love It Loud’ perché è stata la prima canzone dei Kiss ascoltata nella mia (ad oggi) breve vita. Scoperta su MTV in un programma dedicato all’heavy metal e, per questo, portatrice di nostalgici ed evocativi ricordi della mia prima adolescenza. (Martino Brambilla Pisoni)

‘I Was Made For Lovin’ You’ – Il brano che mi ha fatto conoscere i Kiss ed è grazie a loro che ho sentito parlare degli Iron Maiden in occasione del tour del 1980. (Roman Owar)

‘Parasite’ – Il sound generale della band è caratterizzato da riff blues e ritornelli estremamente cantabili. In questo caso, il ritornello orecchiabile rimane, ma tutto il resto si tinge di metal. Ancora meglio la versione di ‘Alive!’. (Giulia Mascheroni)

‘God Of Thunder’ – Chi conosce il sottoscritto ha già capito: pesissima nel suo incedere marziale, refrain al limite dell’anthemico… e poi c’è Gene. Che nella versione live vomita sangue e svolazza come un pipistrello fino alla sua pedana. Vi pare poco? (Luca Bernasconi)

‘Heaven’s On Fire’ – Dal periodo “smascherato” della band, uno dei pezzi maggiormente heavy e di impatto. (Sandro Buti)

‘Under The Rose’ – E’ il pezzo dei Kiss che maggiormente si avvicina ai Bathory! (Alberto Biffi)

‘Beth’ – È una delle canzoni più belle ed emozionanti dei Kiss. È sorprendente la dolcezza e la fragilità con cui Peter Criss si esprime. (Mara Cappelletto)

kiss2017

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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