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KING LEVIATHAN – ‘Paean Heretica’

Nascono nel 2014 i bravi King Leviathan, e se è vero che loro foto promozionali fanno un po sorridere, quando sentirete questo disco il vostro sorriso resterà congelato, donando al vostro viso una permanente e distorta espressione di soddisfatto stupore. Dopo tre EP i nostri pubblicano sotto l’egida di Infernum Records il loro debutto intitolato ‘Paean Heretica’. Registrato e mixato da Paul Winstanley agli studi Brighton Electric e masterizzato da Alan Douches ai West West Side Music, questo disco è davvero una ventata di infernale vento bollente che spazza via molte delle più attese uscite settembrine. Chi vi scrive ha in mente un equazione matematica che vi spiegherebbe in modo esaustivo la proposta dei nostri: clean vocal + riff estremo : deathcore = classic vocal + riff thrash : King Leviathan. Chiaro no? Insomma i Nostri utilizzano una formula relativamente moderna con ingredienti old school. Su strutture extreme metal che coniugano un efficace thrash con un letale death metal, la band innesta dei ritornelli stordenti, annichilenti, figli del metal più classico scevro però da farinelliane escursioni vocali. Non esiste un riempitivo, non esiste un brano che meriti una menzione particolare a discapito di un altro passato sotto silenzio. Ogni brano è costituito da una formula essenzialmente semplice e funzionale. Tematiche occulte cantate su una base strumentale mutuata dal thrash più serrato, quel thrash così tagliente da varcare spesso i confini del death metal più sottile e meno brutale. In questa solida scocca troviamo incastonati dei veri e propri diamanti, ovvero quei refrain cantati con un voce pulita evocativa e di grande effetto, ben lontana dai canti liturgicamente risonanti che spesso vengono usati in dischi di recente produzione. Qui si parla di ritornelli ficcanti, intelligenti, mai avulsi da una realtà in cui sono stati forzatamente reclusi. Danny Yates alla batteria è sicuramente un batterista che farà parlare di se, scommettiamo che lo vedremo presto in band maggiormente blasonate (ma non per questo più brave di questi King Leviathan)? In grado di passare da tempi dispari e algebrici pattern a devastanti e letali mitragliate, Yates rappresenta davvero l’arma segreta del gruppo inglese. Non che Adam Sedgwick sia da meno, chitarrista esemplare e, come avrete capito, un cantante assolutamente mostruoso. Possiamo paragonare i Nostri a una versione meno progressive dei loro conterranei Akercocke, con queste continue fughe dall’ombra verso la luce e viceversa. Dobbiamo citare per forza un brano? ‘Harrowing Eyes’ è talmente bello da lasciarci storditi, tra epiche parti vocali, un drumming da serie A e un assolo emozionante. Ma a questo punto ci abbiamo preso gusto, e vi sfidiamo ad ascoltare assolutamente almeno la traccia intitolata ‘Like Wolves To The Throat Of The Lion’, e non mettere mano al portafogli per scommettere almeno qualche decina di euro su questa band incredibile. ‘The Grand Congregation’ parte come i più neri My Dying Bride prima di partire con un thrash death brutale, ferale ma intelligentemente controllato. Anche qui non mancano i ritornelli drammatici, che possono ricordarci lo stile degli Evergrey, con quelle tonalità medio-alte e quelle linee vocali che non sembrano scritte, ma solo “colte”, trovate in chissà quale luogo misterioso, già pronte e solo in attesa di essere cantante. Insomma se non l’avete capito questo è uno dei dischi migliori di questi ultimi mesi. Da avere.

Tracklist:
01. Primitive Baptism
02. Sanctification
03. Kingdom
04. Agony
05. Doomsayer
06. Coffin Swallower
07. Harrowing Eyes
08. Like Wolves To The Throat Of The Lion
09. The Grand Congregation

Line-up:
Adam Sedgwick – voce, chitarra
Rob Kuhler – chitarra
Sam Forrester – basso
Danny Yates – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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