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HANSEN & FRIENDS – ‘XXX Three Decades In Metal’

La  parola più temuta dai fan? ‘Progetto’! Può essere esclusivo, solista, parallelo, evolutivo, estemporaneo e chi più ne ha più ne metta. Ma chi è un po’ più scafato intravede un particolare sinonimo: fregatura! Sgombriamo il campo da ogni possibile incomprensione e affermiamo con forza che questo inatteso album dello ‘zio Kai’ non deve fare attivare i warning citati in precedenza perché si tratta di un lavoro genuino e mosso, come emerge nell’intervista che potrete trovare qui, dal solito entusiasmo e, forse, da una sana dose di orgoglio perché di personaggi importanti per la scena metal come Kai Hansen non ne nascono ogni giorno. Accettiamo quindi quel suo spirito guascone che lo porta a volersi nuovamente posizionare dietro al microfono con risultati, a dire il vero, ondivaghi. Infatti le idee alla base dell’opener ‘Born Free’ non sono male, ma forse l’esito sarebbe stato più efficiente con un maggior controllo delle parti cantate. Per una volta permettetemi di affermare che il vero significato di quest’album risiede nei testi, nelle vicende che partono da quando Hansen scopre questa illimitata pulsione verso la musica rock. Ascoltiamo un bambino ma intravediamo l’icona che diventerà, per cui ogni eccesso è perdonato. Non mancano i momenti di buona, ottima musica, interpretati dal granitico incedere di chiara ispirazione priestiana di ‘Enemies Of Fun’ o dalle antiche reminiscenze di ‘Fire And Ice’ che ci riportano ai fasti di ‘Heading For Tomorrow’, passando per l’apoteosi power di ‘Stranger In Time’ esaltata da Tobi Sammet e specialmente dal re Michael Kiske, senza dimenticare l’autoreferenziale ‘Follow The Sun’ con l’ospite di turno Hansi Kürsch dei Blind Guardian che ricambia gli antichi camei di Hansen su ‘Valhalla’ e ‘Lost in the Twilight Hall’. Però non avrebbe senso riempire le tracce di un ‘progetto’ con brani che seguono pedissequamente la direzione stilistica dell’artista. Ecco così sbocciare tra la sorpresa generale brani come ‘Left Behind’ e ‘All Or Nothing’ che mai avremmo accostato a Kai Hansen. Ma i ‘progetti’ rendono liberi di sperimentare, per cui lasciamoci accompagnare dalla suadente voce dell’ospite Clémentine Delauney verso territori che puntano in modo netto all’alternative. Un album che ha come unica finalità quella di festeggiare trent’anni trascorsi a correre nel cielo, libero come le aquile, per cercare il mondo del futuro nella terra dei sogni. Grazie per queste emozioni Kai!

Tracklist
01. Born Free
02. Enemies Of Fun
03. Contract Sun
04. Making Headlines
05. Stranger In Time
06. Fire And Ice
07. Left Behind
08. All Or Nothing
09 Burning Bridges
10. Follow The Sun

Line-up:
Kai Hansen – chitarra e voce
Alex Dietz – basso
Eike Freese – chitarra
Daniel Wilding – batteria

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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