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HANSEN & FRIENDS – Trenta… e lode!

Kai Hansen fa parte di quegli artisti che non ti rendono troppo complessa l’intervista, sia per la sua disponibilità sia per il suo contagioso entusiasmo. A volte, però, rischi di cadere sempre sugli stessi argomenti, a forza di parlare dei progetti in cui il chitarrista di Amburgo è coinvolto da anni. Ben venga quindi l’idea di questo nuovo progetto che apre percorsi musicali in alcuni casi inattesi e offre l’opportunità di affrontare nuovi argomenti. Certo che, a voler leggere la storia in profondità, anche i Gamma Ray erano stati fondati come un progetto solista di Hansen all’indomani della sua fuga dagli Helloween. Non ci troveremo mica davanti a un altro abbandono?
“(Kai Hansen) Ah ah ah, in realtà si tratta di cose totalmente differenti e non ho nessuna intenzione di lasciare i Gamma Ray. Inoltre non considero ‘Three Decades In Metal’ come il frutto di un mio progetto solista, ma piuttosto come un progetto parallelo o piuttosto come un album per festeggiare un certo evento, suonato con delle persone cui mi sento legato da una profonda amicizia da parecchi anni.”

Indipendentemente da come vogliamo chiamarlo, credo che sarebbe interessante capire come sono state poste le basi per la creazione di questo progetto.
“In realtà non è stata una mia idea. All’inizio dello scorso anno, stavo parlando con Max Vaccaro, mio grandissimo amico e boss della EAR Music, il quale mi fece notare che ormai sono sulle scene da più di trenta anni per cui poteva essere il momento di celebrare l’evento, ad esempio pubblicando qualcosa di speciale con la collaborazione di alcuni dei musicisti con cui ho lavorato in questi anni. Un modo come un altro per festeggiare questo traguardo speciale assieme ai miei fan. L’idea mi piaceva ma ero preoccupato a causa di tutto il tempo che questo progetto avrebbe richiesto. Ci sarebbero state delle ripercussioni sull’attività delle mie band e non ero certo di voler iniziare a comporre un intero album. In realtà non era scritto da nessuna parte che tutto il lavoro di composizione dovesse ricadere su di me, così mi sono rivolto a Eike Freese (Dark Age – tecnico e co-produttore dell’ultimo album dei Gamma Ray) che conosco da quasi cento anni, e Alex Dietz (Heaven Shall Burn) perché conoscevo le loro doti di songwriter. Loro hanno accettato all’istante la proposta e si sono messi a scrivere.”

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Con questo vuoi dire che non sei stato coinvolto nel processo di scrittura dei brani?
“Nella prima fase Eike e Alex si sono occupati dello sviluppo delle idee base e in alcuni casi hanno creato le versioni demo dei brani. Successivamente sono subentrato per dare il mio contributo e portare avanti i brani in cui credevo maggiormente. Ci siamo trovati in sala prove e ci siamo comportati come una band normale, sviluppando i demo fino alla loro versione finale.”

Quando è effettivamente iniziata la fase di scrittura dei brani?
“Non ricordo il momento esatto, ma direi che abbiamo iniziato a mettere giù alcune idee alla fine dello scorso anno. Da quel momento ci siamo visti alcune volte, abbiamo lavorato sui brani fino ad arrivare alle versioni finali, poco prima di iniziare le registrazioni.”

Alla fine questo processo ha influito in qualche modo sull’attività di Gamma Ray e Unisonic?
“Qualche influenza c’è stata, specialmente perché è stato necessario intervenire per la stesura finale dei brani piuttosto che per le varie ore passate in sala prove, ma non mi sono mai sentito nella scomoda posizione di dover scrivere tutto l’album da solo, o quasi, e di dover quindi rispettare le classiche scadenze, anche se ci sono state alcune canzoni che sono state create da zero in sala prove. Alla fine i brani non nascono da soli ed è sempre necessario stare loro dietro oltre a lavorare sulle ultime versioni.”

In questo stesso periodo erano programmate delle sessioni di songwriting per un nuovo album degli Unisonic?
“No, perché non c’era il tempo materiale per dedicarsi ad attività diverse dall’album ‘Three Decedes Of Metal’. D’altro canto non ci sono progetti per un nuovo album degli Unisonic nel breve periodo.”

So che c’è un legame tra questo progetto, permettimi di usare questo termine, e la Fondazione Wacken. Potresti descriverlo?
“Certo! Vorrei iniziare sottolineando che la Fondazione Wacken è una fondazione senza scopo di lucro e si dedica al supporto di hard rock e heavy metal. In pratica ogni artista e tutte le band della scena heavy metal possono essere supportati dalla Fondazione Wacken. Quando ho accettato di portare avanti questa idea ho deciso che la prima parte dei proventi che avrei ricevuto sarebbe stata destinata interamente alla Fondazione Wacken. Questa mia decisione è stata comunicata a tutti gli ospiti che troverai sull’album per cui tutti coloro che hanno partecipato alle registrazioni sapevano che l’avrebbero fatto gratis. Ho scelto la Fondazione Wacken perché mi piaceva l’idea che tutti i soldi restassero proprio nell’ambiente in cui io stesso sono nato e mi sono formato. Devo tanto al metal e questa mia decisione rappresenta solo un modo per dire grazie a quello che è il mio mondo!”

Mi sbaglio o i testi descrivono la tua vita?
“Diciamo che si tratta di una specie di autobiografia, nel senso che ogni brano contiene spezzoni della mia vita ed eventi correlati alle mie esperienze musicali. In un certo senso è un concept album, perché ripercorre proprio trenta anni nel metal. È stato un modo come un altro per far uscire i demoni dalla mia mente e cercare di fare la pace con tutto ciò che mi circonda.”

Alla luce di quanto dici sarebbe molto interessante andare ad analizzare i testi delle varie canzoni, ma in questo momento vorrei limitarmi a ‘Enemies Of Fun’. Chi sono i nemici del divertimento?
“Questo brano fa riferimento ai tempi in cui andavo a scuola e stavo imparando a suonare. Si riferisce prevalentemente agli insegnanti, parzialmente ai miei genitori e a coloro che all’epoca per me rappresentavano la generazione passata perché consideravano il tipo di musica che adoravo come una perdita di tempo. Mi dicevano di dedicarmi allo studio e di non sprecare il mio tempo alle feste. La cosa divertente è che si tratta di un aspetto della vita che in un certo senso continua a tormentarmi ancora oggi perché capita spesso che me la stia passando alla grande nel backstage, dopo un concerto, con tanti buoni amici e che tutto venga immediatamente interrotto dal tour manager che ci ricorda come il giorno dopo ci sarà un altro concerto per cui è necessario andare a dormire. Certe abitudini ti perseguitano per sempre perché i nemici del divertimento sono ovunque!”

Il contenuto musicale dell’album è molto vario. Credi che ci siano dei brani che avrebbero potuto essere inseriti in un album dei Gamma Ray o degli Unisonic?
“Direi che in alcuni casi la risposta è positiva anche perché in molti brani sono stato coinvolto nella fase di songwriting e non è possibile stravolgere uno stile che seguo da trenta e più anni. Anche se ci sono ispirazioni differenti e se, in generale, l’album è diverso da ciò che si può trovare nella musica di Gamma Ray o Unisonic ci sono delle tracce come ‘Follow The Sun’ che sono immediatamente riconoscibili.”

Sono rimasto piuttosto stupito dal fatto che hai riunito attorno a te musicisti che non hanno nulla a che fare con le tre decadi che hai passato nel metal, in quanto sono protagonisti in band che suonano generi totalmente differenti. Per quale ragione non ti sei circondato di musicisti conosciuti dai fan del classico Power?
“Proprio perché volevo evitare di risultare prevedibile e ripetitivo. Molti degli ospiti che hanno voluto accompagnarmi in questa bella esperienza sono i favoriti tra i miei fan, basta pensare a Tobias Sammet, Michael Kiske o Hansi Kürsch. Ho voluto che chi mi accompagna non facesse parte della scena classica e quindi ho scelto i miei compagni in base a questo criterio.”

Ci sono veramente tanti ospiti in quest’album, al punto che si potrebbe pensare a un tuo tentativo di creare un secondo progetto Avantasia.
“Assolutamente no, anche perché la storia che raccontiamo non ha nulla a che vedere con una rock opera o qualcosa del genere. È solo un album con tanti ospiti e in ciò non vedo nulla di particolarmente nuovo. Avantasia è l’esempio più eclatante e innovativo di musica concepita per esaltare un gruppo di musicisti. Il paragone che forse calza meglio, anche per la natura benefica del progetto, potrebbe forse essere quello del progetto ‘Stars’ creato da Ronnie James Dio nel 1984.”

Però anche in questo caso la lista degli ospiti è veramente molto lunga. Mi piacerebbe scoprire aneddoti dei vari partecipanti, ma ciò richiederebbe troppo tempo per cui devo limitarmi a tre ospiti e inizierei da Dee Snider, un personaggio che normalmente non si concede a questo tipo di partecipazioni.
“Hai ragione, e non è stato per nulla facile strappargli un sì, ma direi che ha fatto un ottimo lavoro. Probabilmente senza l’aiuto della EAR Music non sarei mai riuscito a entrare in contatto con lui. Il brano ‘Contract Song’ è piaciuto molto a Dee ed è fondamentalmente questo il motivo per cui ha deciso di partecipare. Non ti nascondo che per me è stato un piacere enorme e anche un grande onore avere la possibilità di annoverare Dee Snider tra gli ospiti. È uno dei miei eroi di gioventù perché quando vidi per la prima volta i Twisted Sister rimasi letteralmente stregato dalla loro attitudine. ‘I Wanna Rock’ potrebbe essere usata come l’inno dalla mia vita!”

Qual è, al momento, la tua relazione personale con Ralf Scheepers? So che nel passato avete passato momenti abbastanza complicati.
“Si, ma oggi siamo ottimi amici! Ultimamente ci siamo sentiti molto spesso per discutere dei dettagli legati al brano che lui ha cantato, ma già in precedenza eravamo spesso in contatto tramite Facebook.”

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Concludiamo questa breve carrellata di ospiti con Clémentine Delauney, la cantante dei Vision Of Atlantis che sul tuo album compare addirittura in tre canzoni. Sbaglio o si tratta della prima volta che collabori con una cantante?
“Effettivamente si è trattato di una esperienza nuova, da un certo punto di vista, perché sono sempre stato erroneamente ancorato a una visione in base alla quale le cantanti non erano ben viste nella scena metal. Fortunatamente, con il passare degli anni, le cose sono cambiate in modo drastico per cui ho pensato fin dall’inizio che questa poteva essere la prima collaborazione con una cantante. Avevo in mente anche un’altra collaborazione con la cantante di un gruppo thrash, ma purtroppo l’idea non si è realizzata. Ho conosciuto Clémentine in occasione della crociera 70.000 Tons Of Metal e mi ha fatto un’ottima impressione. Così, una volta completate le canzoni, ho pensato che mi sarebbe piaciuto averla tra i miei ospiti. Si è dimostrata un’idea vincente perché Clémentine si è dimostrata un’ottima persona, oltre ad essere una bravissima cantante.”

Trattandosi di una celebrazione della tua carriera musicale, non poteva ovviamente mancare un richiamo agli Helloween, qui rappresentati da Michael Weikath, Michael Kiske e Roland Grapow. Avete avuto la possibilità di discutere di eventuali piani, per il futuro, che prevedano di suonare ‘Future World’ tutti insieme dal vivo?
“Ah ah ah, non abbiamo avuto modo di toccare questi argomenti durante la produzione, ma ci sono certe idee e visioni per cui stiamo a vedere cosa accadrà nel futuro. Quando le persone sono felici, è più facile che lavorino insieme.”

Credo sia stata la prima volta che hai registrato qualcosa assieme a Michael Weikath dai tempi della seconda parte dei Keepers.
“Non ci avevo pensato … ma hai ragione. È stata un’esperienza positiva da ogni punto di vista. È stata una specie di magia …”

Come si sono svolte le registrazioni? Hai avuto la possibilità di lavorare fianco a fianco con gli altri artisti coinvolti o c’è stato uno scambio di file via email?
“Viviamo nell’epoca moderna, per cui le persone si sentono al telefono, si confrontano via email e si trasmettono i file via internet. Al giorno d’oggi è il modo migliore per comunicare.”

Nell’epoca moderna questo tipo di progetti è limitato all’attività in studio o può anche evolversi in un’occasione per suonare dal vivo?
“Abbiamo suonato dal vivo a Wacken e i piani prevedevano che fosse la prima e ultima volta. In realtà ce la siamo spassata alla grande per cui ci siamo resi conto che sarebbe una stupidaggine non farlo mai più. A questo punto posso solo dirti che se ce ne fosse la possibilità ci piacerebbe poter suonare nuovamente queste canzoni dal vivo.”

Proprio per riempire ancora di più la tua agenda!
“Come se non fosse già sufficientemente incasinata! L’aspetto positivo è che mi permetterebbe di tornare presto in Italia e non solo per le mie vacanze. La cosa importante è che non importa se sarà con Gamma Ray, Unisonic o XXX perché so di poter contare su tanti fan italiani che spero di poter incontrare presto.”

Discografia:
XXX Three Decades In Metal (2016)

Line Up:
Kai Hansen – Chitarra e Voce
Alex Dietz – Basso
Eike Freese – Chitarra
Daniel Wilding – Batteria

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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