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JOHN ARCH (FATES WARNING) – Il risveglio del Guardiano

Lo scorso anno, i FATES WARNING sono tornati sulla scena in modo prepotente. Non solo per lo splendido ‘Theories Of Flight’, ma anche per due show esclusivi, in cui la band ha riproposto per intero il suo assoluto capolavoro ‘Awaken The Guardian’, nella formazione originale che lo aveva registrato trenta anni fa. Ora che la Metal Blade ci propone in audio e video questi due storici concerti, si impone una chiacchierata con John Arch, singer storicamente schivo ma oggi particolarmente disponibile…

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Partiamo dai concerti che sono stati registrati, il Keep It True tedesco ed il ProgPower di Atlanta. Che ricordi hai di questi due show?
“Ricordi molto vivi ancora oggi, e soprattutto positivi. Come tutti i concerti, il 99% delle cose sono andate bene, l’1% magari no, ma in fondo non era così importante. Quello che conta davvero è che in entrambe le occasioni il pubblico si è fatto coinvolgere dall’inizio alla fine, cantando i pezzi con me e dandoci davvero una carica incredibile. Sono stati due show diversi, ma ugualmente intensi, dove il legame tra band e pubblico, che è la base di tutti i concerti, si è veramente creato. L’emozione è stata forte, e sono sicuro di poter parlare anche per gli altri della band. Sono esperienze forti, che non si dimenticano.”

Ricordi come è nata l’idea di questi concerti? Ti ha dovuto convincere Jim Matheos, o sei stato subito dell’idea di partecipare?
“(ridendo) Vedo che ho una bella fama! Certo, è stato Jim Matheos a contattarmi ed a spiegarmi cosa avrebbe voluto fare. Che si celebravano i trent’anni di ‘Awaken The Guardian’ e che c’era la possibilità di festeggiarli in modo degno, facendo quello che tanti fan chiedevano da anni, un paio di concerti dedicati. E’ stato questo il motivo che mi ha spinto ad accettare, e devo dire senza pensarci troppo. Gli altri della band erano coinvolti e avevano già dato il loro ok, non potevo certo essere io a bloccare tutto. Per i fan soprattutto, per la label che avrebbe investito in noi, e anche per la band…”

Per te non è stato un ritorno da zero sul palco, visto che già nel 2012 avevi partecipato al Keep It True, con il monicker Arch/Matheos…
“Era stato una cosa diversa però, perché avevamo anche materiale nuovo da proporre. La scaletta era composta più o meno a metà da pezzi nuovi e classici dei Fates Warning. E già lì ci siamo resi conto di quanto questi ultimi venivano seguiti e cantati dal pubblico. Lì probabilmente è venuta la prima idea di suonare di nuovo come Fates Warning, almeno per me. E’ stato un passaggio per così dire obbligato, per riabituarsi all’idea del palco.”

Che differenze ricordi, a livello di aspettative ed emozioni, tra lo show del 2012 e quelli del 2016?
“Nel 2012 ero sicuramente più nervoso, tanto che credo di non aver parlato con nessuno almeno per un’ora prima di salire sul palco. Sono fatto così, sono un perfezionista e voglio che tutto funzioni al meglio; in quell’occasione non sapevo nemmeno troppo bene cosa aspettarmi dal pubblico. Pubblico che come ti dicevo ci ha supportato alla grande, ascoltando i pezzi nuovi ma soprattutto accompagnando con grande calore quelli vecchi. Gli show del 2016 sono stati più rilassati per certi versi, perché avevo fiducia che tutto sarebbe andato bene. Ma il vecchio materiale dei Fates Warning non è proprio facile da cantare, soprattutto dopo tanti anni. La voce viene messa alla prova, e la mia voce di oggi non è la stessa di trent’anni fa, quindi ho dovuto prepararmi a dovere per essere all’altezza della situazione.”

Ma sei sempre rimasto in contatto con gli altri vecchi Fates Warning nel corso degli anni? O questo contatto è sempre stato mediato da Jim?
“Jim è l’unico con cui ho sempre mantenuto un rapporto personale. Per le vecchie questioni relative alla band, ovviamente, ma anche per motivi squisitamente personali. Giriamo spesso in mountain bike insieme, ad esempio. Con gli altri il contatto si è fatto più debole nel corso degli anni, Frank Aresti in particolare si è trasferito da anni in California.”

Ti sei mai chiesto perché ‘Awaken The Guardian’ ha questo alone di culto presso i metaller di tutto il mondo?
“Me lo chiedo ogni giorno! E me lo chiedevo ogni volta che, durante gli ultimi anni, qualcuno mi contattava chiedendo di raccontargli qualcosa di questo disco. Ed è successo più spesso di quanto tu non possa immaginare! Tieni presente che all’epoca eravamo solo cinque ragazzi più o meno di campagna che volevano suonare heavy metal. Avevamo tanti modelli, ma eravamo soli e cercavamo di fare le cose al meglio, ovviamente. Una volta poi non c’era Internet, non c’erano i social media: facevi un disco, lo registravi, lo stampavi, e scoprivi sei mesi dopo se il disco era piaciuto o meno. ‘Awaken The Guardian’ era stato accolto in modo molto buono, meglio dei dischi precedenti, ma non sapevamo che sarebbe stato apprezzato in questo modo nel corso del tempo.”

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Come consideri, con gli occhi di oggi, ‘Awaken The Guardian’ rispetto ai due dischi che l’hanno preceduto?
“Ogni disco rispecchia la band, come era in quel momento. ‘Night On Brocken’ è un disco molto diretto, spontaneo e relativamente poco curato. E’ il primo sforzo di una band che doveva ancora capire che cosa avrebbe voluto fare. Ci sono belle idee, ma non tutto è stato curato alla perfezione. ‘The Spectre Within’ è già un grande passo avanti, sia a livello di arrangiamenti che di produzione. Avevamo più fiducia in noi stessi, e il risultato lo dimostra chiaramente. Con ‘Awaken The Guardian’ abbiamo trovato la nostra dimensione, il disco è ancora diverso ma è simile come approccio a quello prima. Ho sperimentato di più, perché ho avuto molto spazio a disposizione. Ho usato la voce in modo diverso, molto più ritmico sulle melodie disegnate dal resto della band. La mia voce dove a essere uno strumento in mezzo agli altri, e così è stato. Di certo è un disco diverso rispetto a molte altre release del periodo, e forse questo ha contribuito a creargli attorno questo alone di culto.”

Hai un pezzo preferito da ‘Awaken The Guardian’?
“Per anni avrei risposto ‘Exodus’, perché è il brano secondo me con le melodie migliori. Ma dopo i concerti dello scorso anno non posso non dire ‘Guardian’, perché è il pezzo che i fan hanno reso ancora più unico con il loro contributo. Cantarlo sul palco, con davanti mille o duemila persone che lo seguono parola per parola è davvero un’esperienza unica. E per qualche motivo è il brano in cui questa esperienza si fa più profonda e coinvolgente.”

Ci saranno possibilità di rivederti più spesso in azione on stage, con i Fates Warning o sotto qualche altra veste?
“Di sicuro non mi vedrai tornare regolarmente sul palco. E’ uno dei motivi per cui sono uscito dalla band anni fa e non ho certo intenzione di ricominciare oggi con la routine dei tour. Anni fa ho fatto una scelta, quella di una vita diversa, dove la musica è una componente ma non la principale. Ho un lavoro, una famiglia, degli hobby che non voglio mettere in discussione per la musica. Tornare sul palco coi Fates Warning potrà succedere, ma sarà sempre per qualche occasione speciale. Quello che invece sta già succedendo, anche per le esperienze recenti, è un nuovo impegno a scrivere musica. Questo è qualcosa su cui vorrei impegnarmi, e posso già dirti che ci sarà occasione di ascoltare presto nuova musica firmata dal sottoscritto…”

Questa è una notizia, John! Ma stiamo parlando di un progetto solista o del ritorno del monicker Arch/Matheos?
“Sei curioso, vero? Diciamo che sarà la seconda, anche se è presto per dirti qualsiasi altra cosa a riguardo.”

Torniamo su ‘Awaken The Guardian Live’. Hai già avuto modo di vedere o sentire il lavoro nella sua completezza?
“Non ho ancora visto il prodotto finito, ma come puoi immaginare ho lavorato abbastanza insieme a Jim su alcune parti, soprattutto dell’audio. Sono un perfezionista ti dicevo, e sotto l’aspetto sonoro c’erano sicuramente diverse cose da sistemare. Jim mi ha frenato in questo, perché ha insistito per tenere molte cose come sono venute, mentre io magari avrei rifatto più parti. Alla fine possiamo dire che il 75/80% dell’audio originale è rimasto, che non è una percentuale malvagia. Abbiamo cercato di restare il più possibile vicini alle atmosfere originali, e per fare questo non abbiamo ritoccato tutto quello che forse sarebbe potuto essere migliorabile.”

A proposito di atmosfere, ricordi differenze particolari tra le due esibizioni, al Keep It True e al ProgPower?
“Lo show in sé è stato molto simile, ma probabilmente la data tedesca è stata più intensa per la partecipazione del pubblico. Ricordo in prima fila dei ragazzi che su alcuni pezzi piangevano! In generale, il Keep It True è un festival molto intenso e coinvolgente, dove la musica è solo una parte del panorama completo. Per certi versi, sembra di essere davvero negli anni Ottanta, per come la gente si veste e vive l’evento nella sua interezza. Il ProgPower è altrettanto piacevole ma più rilassato come atmosfere. Ma più che i festival in sè, credo che questo dipenda molto da come l’heavy metal, soprattutto quello classico, viene vissuto in Germania e negli Stati Uniti. Da noi è più un genere musicale, in Germania più uno stile di vita.”

Una curiosità personale: hai mai provato a cantare qualcosa dei Fates Warning attuali?
“Non seriamente. La mia voce è completamente diversa da quella di Ray Adler e non credo che sarei in grado di cantare i suoi pezzi in modo soddisfacente. Non solo i vecchi Fates Warning, ma anche il materiale di ‘Sympathetic Resonance’ è molto lontano da quello di ‘Theories Of Flight’, tanto per fare un esempio. Non è il mio stile, lo ascolto anche volentieri, ma non sarei mai in grado di cantarlo bene!”

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Discografia John Arch

Fates Warning:
Night On Brocken (1984)
The Spectre Within (1985)
Awaken The Guardian (1986)
Awaken The Guardian Live (2017)

John Arch:
A Twist Of Fate (2003)

Arch/Matheos
Sympathetic Resonance (2011)

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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