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JAG PANZER – Rhymes Of Lunacy

Con ‘The Deviant Chord’ i Jag Panzer escono da un periodo piuttosto travagliato della loro storia. E ne escono alla grande, come abbiamo già raccontato nella recensione dell’album. Visti il livello del disco e la caratura della band, ormai quasi il simbolo dello US metal nel mondo, è stato normale dare la parola al chitarrista Mark Briody per questa interessante chiacchierata…

Jag Panzer_band_color

Mark, iniziamo dal periodo che ha preceduto la pubblicazione del disco. Sono passati ben sei anni tra ‘The Scourge Of The Light’ e ‘The Deviant Chord’…
“Sono stati anni difficili per la band. Dopo ‘The Scourge Of Light’ le cose avevano preso una piega molto brutta, con l’abbandono di Christian Lasegue prima, e di Harry Conklin dopo. Mi sono trovato spiazzato, senza Harry la band non aveva ragione di esistere. Per due anni siamo stati ufficialmente fermi, morti. Io ho continuato a scrivere musica ma lo facevo per me, senza avere una band a cui offrirla. Poi ci è arrivata l’offerta dagli organizzatori del Keep It True tedesco, di uno show speciale con Joey Tafolla. Lui ha accettato subito, lo stesso Harry era entusiasta e ci siamo messi sotto a preparare quel concerto. Già prima di partire per la Germania sapevamo che sarebbe stata una cosa speciale, e che la band stava ufficialmente ripartendo.”

L’uscita di Harry Conklin aveva sorpreso molti…
“Harry stava vivendo un momento difficile a livello personale, le sue priorità dovevano andare altrove per un po’. Non c’è mai stato cattivo sangue tra noi, c’è totale trasparenza. Quando le cose per lui sono tornate a posto, era chiaro che sarebbe tornato. E così è stato.”

Quando è stato chiaro che Joey Tafolla sarebbe tornato nella band a titolo definivo?
“Dopo il concerto al Keep It True. Anche lui non sapeva bene cosa aspettarsi, ma quando si è trovato di fronte al pubblico europeo è rimasto senza parole. Io e Joey ci conosciamo da sempre, abbiamo fatto scelte diverse ma abbiamo sempre la musica nel cuore. Quando ha potuto aiutare i Jag Panzer l’ha sempre fatto, ma ha sempre altri mille impegni musicali. L’attività della band però non è così intensa, non è che facciamo tour di mesi e mesi, così ha deciso di tornare a impegnarsi con noi.”

Credo che il suo tocco sia evidente, nelle parti soliste ma anche nelle numerose armonizzazioni che arricchiscono il disco…
“Assolutamente sì. A livello solista non c’è veramente nulla da dire, è un chitarrista incredibile che può fare qualsiasi cosa con la sua sei corde. E’ un grande virtuoso, ma sa anche mettersi al servizio dei pezzi quando serve. E sulle armonizzazioni abbiamo lavorato molto insieme, è qualcosa che c’è sempre stato nella nostra musica ma stavolta abbiamo deciso di portare maggiormente in primo piano.”

E’ stato subito chiaro che al tuo fianco ci sarebbe stato Tafolla? Non hai considerato Chris Broderick ad esempio?
“Chris è un amico, ha fatto tanto per la band. Ma ha gli Act Of Defiance ed è molto contento di questa sua band. Può suonare cose che gli piacciono di più, ha gusti più moderni rispetto a me e rispetto a Joey. Joey è un classico chitarrista anni Ottanta, per il gusto melodico e le capacità di shredding, e per i pezzi che sono finiti su ‘The Deviant Chord’ è certo il chitarrista più adatto.”

Giusto, come sono nati i pezzi del nuovo disco?
“Come detto, anche quando la band era ufficialmente ferma io sono andato avanti a scrivere del materiale. Poi, quando le cose sono ripartite mi sono messo sotto, tanto che ci siamo trovati con un’ottantina di idee, più o meno definite. Da lì abbiamo iniziato a scremare, ed è stato un lavoro per nulla facile. L’idea di fondo, che ha guidato tutto il lavoro, è stata la varietà. Volevo un disco che mostrasse tante facce diverse della band, e non sempre la stessa. Tanti dischi degli anni Ottanta erano davvero molto vari, e penso a ‘Stagefright’ dei Witchfynde, che ho ascoltato davvero tanto, e che passa senza problemi dal doom al metal classico, fino all’hard rock più commerciale. Ecco, mantenendo il trademark dei Jag Panzer, volevo fare qualcosa del genere.”

Avete seguito il classico processo di sempre, nel senso che ti sei occupato tu più o meno di tutto?
“Sì e no, perché le idee di base sono le mie, ma il lavoro degli altri è stato come sempre fondamentale. I pezzi cambiano molto nel corso del processo, di ‘Born Of The Flame’ abbiamo fatto decine e decine di versioni differenti… Prima mi sono trovato con Harry per definire bene le linee melodiche dei pezzi, e degli abbozzi di testi, poi abbiamo mandato tutto a Rikard che ha aggiunto le sue ritmiche. Joey ci ha messo la sua chitarra e John ha supervisionato il tutto – ha una capacità di analisi e giudizio davvero fuori dal comune, sente subito se c’è qualcosa fuori posto, che può essere migliorato.”

Una mia curiosità personale… Visto il tuo ruolo nella band, hai mai pensato di prenderti più spazio come chitarrista, anche a livello di solista?
“Sinceramente no. Mi piace comporre, e sulla prima traccia dei pezzi che scrivo metto anche degli abbozzi di assolo, ma non credo di avere le capacità per occuparmi anche della parte solista, in studio o dal vivo. Intendo, per farlo bene serve davvero una tecnica eccezionale, che deriva da una pratica continua. Dal vivo faccio qualche assolo, ma nulla più. Mi ritengo un buon compositore, ma soprattutto fortunato ad avere al mio fianco chitarristi molto dotati, come Chris Broderick e Joey Tafolla.”

Come è nato un titolo come ‘The Deviant Chord’?
“Ci sono diversi ragionamenti dietro, quello principale è legato al DNA umano. Ci sono elementi evolutivi dovuti a una variazione del DNA che per un motivo o per l’altro non rientra più negli schemi classici. Mi sono immaginato che la stessa cosa possa valere per la musica, e che l’heavy metal potesse essere considerato una devianza all’interno di una sequenza musicale più classica. Forse è solo un gioco di parole, ma ognuno può dargli poi l’interpretazione che vuole.”

Parliamo di un paio di pezzi del nuovo disco, a cominciare dalla cover di ‘Foggy Dew’…
“E’ un pezzo che volevo fare da sempre. Ricordo quando ero un ragazzo, mio padre mi parlava dell’Irlanda e delle tensioni che c’erano allora. In ogni pub e circolo irlandese si raccoglievano fondi a sostegno del Paese, e sempre c’era questa canzone che andava. In tanti l’hanno rifatta anche in chiave metal, ma nessuno l’ha mai fatta come avrei voluto io. Già ai tempi di ‘Casting The Stones’ l’avevamo provata ma non era uscita come avrei voluto, stavolta invece le cose hanno funzionato molto meglio. Sono davvero orgoglioso delle nostra versione, è un pezzo che significa molto per me.”

Un brano particolare è anche ‘Long Awaited Kiss’…
“E’ una canzone costruita su un ritmo di valzer, un’altra cosa che volevo fare da sempre. E’ un ritmo che mi ha sempre affascinato, e finalmente sono riuscito a metterlo su un disco dei Jag Panzer.”

Una cosa che colpisce della produzione è lo spazio dato alla batteria, sempre in primo piano…
“Lo notano in molti, e mi fa piacere. Anche se non tutti lo commentano in positivo. Volevamo dare più spazio a Rikard, che secondo me è un batterista molto sottovalutato. Fa un lavoro incredibile, e non solo su questo disco. Per questo abbiamo cercato di mettere il suo strumento in primo piano, in modo da dargli la giusta visibilità, senza contare la potenza in più che questo mix dà ai pezzi.”

In Europa, il nome dei Jag Panzer è quasi sinonimo di classico US metal…
“E’ un grande onore per noi, e non saremo mai abbastanza grati ai nostri fan di ogni paese d’Europa. Germania e Grecia in particolare sono paesi per noi davvero importati, con tanti fan che nel tempo sono diventati amici, ma ovunque in Europa c’è chi ci apprezza e questo continua a darci grande carica per il presente e per il futuro. Da noi negli States le cose sono differenti, abbiamo un nostro pubblico ma è molto più distribuito, viste anche le distanze. In Colorado siamo amati e apprezzati, ma girare regolarmente per il resto degli Stati Uniti è difficile, per noi come per ogni band di metal cosiddetto classico. Anche per questo alla fine ci capita quasi di suonare più spesso in Europa che a casa nostra, anche se qualche soddisfazione riusciamo a togliercela comunque.”

Prima di chiudere, c’è spazio per una piccola anticipazione…
“Certo, sto lavorando a un progetto personale che non ha nulla a che vedere coi Jag Panzer. Sarà legato in qualche modo all’heavy metal, ma sarà qualcosa di differente. Non ho ancora le idee chiare sul come e quando uscirà, ma è qualcosa che intendo curare al meglio, anche perché è la prima volta in assoluto per me, lavorare su qualcosa che non siano i Jag Panzer!”

Jag Panzer_Mark Briody

Discografia:
Ample Destruction (1984)
Dissident Alliance (1994)
The Fourth Judgement (1997)
The Age of Mastery (1998)
Thane to the Throne (2000)
Mechanized Warfare (2001)
Casting the Stones (2004)
The Scourge of the Light (2011)
The Deviant Chord (2017)

Line-up:
Harry Conklin – voce
Mark Briody – chitarra
Joey Tafolla – chitarra
John Tetley – basso
Rikard Stjernquist – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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