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JAG PANZER – L’anteprima di ‘The Deviant Chord’

Sono stati anni intensi gli ultimi, per i JAG PANZER. ‘The Scourge Of The Light’, ultima release dei classic metaller del Colorado risale al 2011, e da allora molte cose sono successe, compreso uno scioglimento temporaneo. Seguito da un ritorno sulle scene con convinzione ancora maggiore, e con il ritorno alla chitarra del figliol prodigo Joey Tafolla. Di questo e di molto altro ci racconterà presto il leader della band Mark Briody, ora ci occupiamo del nuovo ‘The Deviant Chord’, che la SPV manderà in distribuzione il prossimo 29 settembre, ma che abbiamo già la possibilità di presentarvi…

Jag panzer 2017

01. ‘Born Of The Flame’ – Il disco si apre su un’armonia chitarristica di scuola assolutamente europea, su cui poi si innesta un cantato più profondo rispetto al solito. E’ solo un attimo però, Harry Conklin torna sulle sue tonalità per condurre un pezzo che ha la stoffa dell’opener e che si snoda vincente tra ritmi serrati in primo piano e harmony guitar, caratteristiche entrambe che troveremo spesso nel corso del disco. Il solo di Tafolla mostra in modo evidente non solo le sue ben note capacità ma anche il peso che la sue sei corde può avere nella band oggi;

02. ‘Far Beyond All Fear’ – Altre harmony guitar ad aprire un brano che suona Jag Panzer a partire dalla prima nota. Ancora una volta il drumming di Rikard Stjernquist appare in primo piano, anche se il pezzo si snoda su melodie dal sapore epico, candidandosi a diventare un futuro hit on stage. Conklin canta alla sua maniera, il modo in cui poco dopo la metà del pezzo entra su una fuga solista di Tafolla è da applausi scroscianti – come del resto l’incontenibile guitarwork del ritrovato axeman;

03. ‘The Deviant Chord’ – Sono ben più soffuse le atmosfere che introducono la title-track, con Conklin a toccare le sua tonalità più soft su un tappeto di chitarra acustica e archi. Ma è solo un attimo, perché il brano si trasforma in solido mid-tempo nel quale il Tiranno fa ancora una volta onore al suo nome toccando tonalità stellari – l’alternanza tra la sua voce e il coro è da brividi, e il solo di Tafolla non fa che sottolineare il carattere fortemente epico del pezzo;

04. ‘Black List’ – Se avete dubbi sul perché i Jag Panzer sono considerati l’esempio perfetto della US metal band di sostanza, questo è il pezzo che fa per voi. Un quadrato mid tempo, costruito su un riffing granitico – si parla sempre di Tafolla ma il lavoro di Briody sulle rimiche è davvero spettacoloso – e dotato di un refrain altrettanto solido. Il pezzo ha un che di sabbathiano, nel senso di Dio, ma alla fine è Jag Panzer al cento per cento, con la sua forte componente melodica;

05. ‘Foggy Dew’ – Ovvero, la cover che Mark Briody avrebbe sempre voluto fare. Il perché e il percome ce lo spiegherà in sede di intervista, qui possiamo solo applaudire la rilettura firmata Jag Panzer di questa tradizionale ballad irlandese, dedicata alla tragica Rivolta di Pasqua del 1916. C’è tutto, dall’intensità sospesa della prima parta all’incalzante ritmica irish del resto del brano, qui riletta in chiave metallica e dannatamente efficace, con un Conklin spaventoso per versatilità ed espressività;

06. ‘Divine Intervention’ – I Jag Panzer tornano su sentieri per loro più tradizionali, con questo mid tempo dalle atmosfere vagamente epiche, con il, drumming di Stjernkquist assolutamente in evidenza, come del resto il guitarwork di Tafolla, in primo piano più volte nel corso del pezzo. Molto corale il refrain, per un pezzo che anche in questo caso si candida a futuro live anthem;

07. ‘Long Awaited Kiss’ – Il titolo lo lascia immaginare, si tratta della ballata del disco. Ed è una ballata assolutamente in stile Jag Panzer, che si apre in modo estremamente soft, con un Conklin ancora una volta chiamato a toccare le sue tonalità più delicate, per poi aprirsi verso territori elettrici, e per certi versi epici. L’alternanza tra questi momenti dura per tutto il pezzo, con Tafolla a fornire il giusto collante alla chitarra con le sue dita fatate;

08. ‘Salacious Behavior’ – Si torna a sonorità più pesanti con questo brano, piuttosto semplice nella struttura e molto diretto nelle atmosfere. E’ un ritmo incalzante a guidarci lungo i suoi quattro minuti, che vedono le ritmiche sempre in piano, oltre ovviamente all’ugola di Conklin, che insiste su toni medi risultando comunque efficace e trascinante, come trascinante è il brano stesso, forse il più immediato del lotto;

09. ‘Fire Of Our Spirit’ – I Jag Panzer tornano ad accelerare i ritmi, per un pezzo che ha molto del power metal inteso nella sua accezione più diretta e melodica, complici parti corali ripetute e in bella evidenza. Come in grande evidenza è la chitarra di Tafolla, tra il solito solo stellare e parti armoniche di grande efficacia e suggestione;

10. ‘Dare’ – E’ una ritmica militaresca a dare il via all’ultimo pezzo, che presto diventa un incalzante mid tempo dalle vaghe atmosfere teatrali. Conklin tocca tonalità più cupe, quasi oscure, prima di un refrain immediato e coinvolgente come sempre. Possiamo parlare della conclusione ideale del disco, visto che qui tornano tutti i trademark della band, che abbiamo avuto modo di incontrare finora. Ed è un’ottima conclusione di un ottimo disco, senza troppe paure di sembrare troppo ottimista.

Jag Panzer_The Deviant Chord_web

Con ‘The Deviant Chord’ i Jag Panzer sembrano aver ritrovato l’ispirazione dei giorni e degli anni migliori, a conferma che gli anni travagliati che la band di è appena lasciata alle spalle hanno probabilmente spinto Briody e compagni a riconsiderare i loro punti di forza. Che qui sono messi in assoluta evidenza, a cominciare dalla prestazione assolutamente maiuscola di Harry Conklin, passando per il drumming davvero sopra le righe di Rikard Stjernquist, fino al chitarrismo spumeggiante di Joey Tafolla, che permette di riportare in primo piano l’anima melodica della band. Le armonie di chitarra di sprecano, i richiami alle più classiche sonorità ottantiane anche, il risultato è un disco che i vecchi fan della band adoreranno, ma che ha tutto per piacere davvero a chiunque si professi amante dell’heavy metal di scuola tradizionale. ‘The Deviant Chord’ sarà tra i top di questo 2017, scommettiamo?

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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