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JACOBS DREAM – ‘Sea Of Destiny’

Nati nel 1990 come Iron Angel, la metal band di Columbus (Ohio) si fece notare con una demo del 1996, ma dovremo attendere fino agli inizi del nuovo millennio per avere tra le mani il loro primo full length, quel debutto auto-intitolato che mise subito in risalto la loro classe. La chitarra synth di John Berry e la voce acutissima (con un vibrato a volte ai limiti del fastidioso) di David Taylor marchiarono indelebilmente l’identità del gruppo, messo sotto contratto dall’attivissima Metal Blade Records. Poi il “dramma”: Taylor lascia la band, abbandonando una nave ora senza il suo prezioso capitano. Un ultimo album con Metal Blade, dove a cantare fu il buon Chaz Bond, cantante dal timbro molto più maschio e dal range vocale medio-basso (nonostante fosse comunque in grado di “salire” vocalmente in modo apprezzabile), che diciamocelo… fu un po il Blaze Bayley della situazione, il signor Malaussene di turno, il capro espiatorio. Dopo solo un disco con il nuovo singer infatti, i Nostri non vedono altra soluzione che l’indipendenza e l’autoproduzione. Bond canterà in tre dischi insieme a questa ottima band, prima di lasciare il microfono all’attuale Kevin Wright. Rincuorata dal cambio di timone, la Retroactive Records (“from Iowa”) si fa avanti e mette sotto contratto i Jacobs Dream, che si presentano con questo interessantissimo ‘Sea Of Destiny’. Diciamo subito che la band ha trovato un ottimo sostituto, un cantante con un timbro sicuramente più adatto di quello del buon Bond. Wright è un gran cantante, molto simile per impostazione e approccio al mitico John Arch e valorizza i brani power prog del gruppo in modo significativo. Le coordinate con le quali la band  naviga in questo mare del destino, sono le stesse che ci porterebbero da Fates Warning, Queensrÿche e Iron Maiden. Il disco non gode di una produzione adeguata, e questo va a penalizzare, in parte, quanto di buono fatto su questo interessante ritorno. Quello che ci lascia l’amaro in bocca è il senso di stanchezza che si prova dopo aver affrontato questo lavoro. Se la prima metà del disco (diciamo fino a ‘Into The Night’, con un riff-clone della maideniana ‘The Wicker Man’) ci galvanizza e ci gasa, con linee vocali ineccepibili e strutture complesse ma assimilabili, il resto di questo ‘Sea Of Destiny’ è difficile da digerire, con una ripetitività di fondo piuttosto stancante. Di sicuro non aiutano i dodici brani dalla lunghezza media di quasi 6 minuti. Ovviamente il livello tecnico è sempre stellare, ovviamente la classe è quella delle inossidabili band sopra-citate, e ripetiamo: Kevin Wright ha un ottima voce, dotata di un timbro cristallino, un vibrato non esagerato, un certo calore e sopratutto un estensione infinita. Ma non basta, sorry.  Non mancano i guizzi ed i colpi di coda sul finire di questo disco, con un aggressiva ed epica ‘Embers Of Torment’, ma onestamente iniziamo a guardare l’orologio, sbuffando e pensando già alla prossima recensione. Un buon lavoro che non è scevro da difetti ma che speriamo traghetterà la nave dei Jacobs Dream fuori dal porto dove era ormeggiata, ora libera di solcare a vele spiegate questo ‘Sea Of Destiny’.

Tracklist:
01. Where Vultures Gather
02. Cry The Viking
03. Independence
04. Sea Of Destiny
05. Echoes Of Birmingham
06. Into The Night
07. Combustion
08. Lady Of Sorrow
09. Down
10. Embers Of Torment
11. Crucible
12. Truth

Line-up:
Kevin Wright – voce
Jon Noble – chitarra
John Berry – chitarra, chitarra synth
James Evans – basso
Gary L. Holtzman – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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