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JACK STARR’S BURNING STARR – L’anteprima di ‘Stand Your Ground’

Arriverà il prossimo 25 agosto, con il difficile compito di reggere il confronto con l’ultimo ‘Land Of The Dead’, uno dei top album del 2011, anno in cui era stato pubblicato. Si tratta di ‘Stand Your Ground’, nuovo dico per JACK STARR’S BURNING STARR, la band costruita dall’ex chitarrista dei Virgin Steele Jack Starr, con la partecipazione di musicisti eccezionali come Todd Michael Hall, Ned Meloni e Rhino. Grazie alla High Roller abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo in anteprima, queste le nostre impressioni…

‘Secrets We Hide’ – il disco si apre in modo abbastanza classico, con l’uptempo ‘Secrets We Hide’, un brano abbastanza lineare ed immediato, che ha il compito di introdurci a due dei punti di forza della band, la chitarra di Jack Starr e la voce di Todd Michael Hall;

‘The Enemy’ – altro brano tendenzialmente veloce, condotto dal drumming spedito di Rhino, che nel refrain si apre su linee melodiche molto efficaci, che possono anche ricordare i Riot V. Hall canta in modo spettacolare come sempre, per un brano molto americano nelle sonorità;

‘Stand Your Ground’ – la title-track si apre su un incedere rolleggiante, che però rappresenta solo una delle anime del brano, il più lungo dell’intero disco con i suoi oltre dieci minuti di durata. C’è un altro refrain di grande impatto, prima che il brano prenda una piega più elaborata, lasciando grande spazio al solismo di Jack Starr e a una parte centrale dalle atmosfere epiche e corali. Interessante anche la chiusura melodica, con le sue sonorità più dilatate;

‘Hero’ – brano abbastanza easy, che ben rappresenta l’anima del disco, condotto su ritmiche ben spedite ma anche baciato da melodie immediate e dal sapore vagamente rolleggiante. Non credo risulterà tra i pezzi forti del disco;

‘Destiny’ – di colpo le carte si mescolano, la band costruisce un rocker incalzante, che però potrebbe uscire dal songbook di una hard rock band, tanto easy sono sia le melodie portanti che il refrain – che ha un pizzico di power melodico, abbinato a un guitarwork ben più rock che metal;

‘The Sky Is Falling’ – dove suonava Rhino? questo pezzo parte epico alla Manowar, costruito su un riff stentoreo, ulteriormente amplificato dagli inserti vocali di Todd Michael Hall. Che ancora una volta trova una melodia top, memorabile senza suonare scontata, che dona al pezzo quel pizzico di commercialità che in fondo caratterizza l’intero disco;

‘Worlds Apart’ – prima ballad del disco, permette a Jack Starr di mettere in mostra la sua vena blues con un guitarwork che ricorda dannatamente Gary Moore. Obbligatoriamente malinconiche le atmosfere, con Todd Michael Hall a caricare di pathos una classica slow song dagli umori blues;

‘Escape From The Night’ – tocca a un’armonia chitarristica evidentemente maideniana introdurre questo pezzo che resta comunque il più vicino alla scuola della vergine di ferro, anche se più marcatamente melodico e per certi versi americano. L’appeal commerciale è evidente, il mix tra hard ed heavy può far venire alla mente i Praying Mantis;

‘We Are One’ – è un delicato arpeggio a introdurre questo brano, che però prende presto una veste elettrica, pur restando decisamente melodico nel suo svolgimento. Altro brano dal forte appeal commerciale, con un ottimo solo melodico firmato da Jack Starr;

‘Stronger Than Steel’ – il titolo già dice molto, le sonorità tornano a farsi potenti e d’impatto, con un classico brano US metal, non lontano dall’accoppiata che aveva aperto il disco. Refrain diretto ed immediato, per un pezzo che ha la stoffa dell’anthem, su disco e soprattutto dal vivo;

‘False Gods’ – nelle note di questo pezzo fanno capolino i Manowar più americani, evocati da linee melodiche marcate ed al tempo stesso evocative, opera di un Todd Michael Hall che si conferma punto di forza assoluto della band. Il pezzo ha un che di epico, senza perdere l’appeal commerciale che risulta una delle costanti del disco;

‘To The Ends’ – titolo adeguato per il brano di chiusura, un mid-tempo dalle atmosfere dilatate e dalla forte connotazione melodica. Piace il continuo botta e risposta tra la voce di Hall e la chitarra di Starr, che riprendono lo stesso tema, come si usava nei gloriosi anni Settanta, senza peraltro che il pezzo suoni in alcun modo statico o ripetitivo.

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Difficile confrontare ‘Stand Your Ground’ con ‘Land Of The Dead’. Sono passati sei anni tra i due dischi, ma non ci sono state rivoluzioni. Gli elementi musicali sono gli stessi, e anche il basso di Ned Meloni, certo meno appariscente rispetto ai colleghi, fa sempre la sua parte con classe e competenza. Di certo si tratta di un disco valido quanto variato, che ha tutto per piacere sia agli amanti del classico US metal che a chi apprezza sonorità più melodiche e rolleggianti.

 

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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