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JACK STARR’S BURNING STARR – Heavy Metal The American Way

Quando si parla di costanza e passione, Jack Starr è uno di quelli che avrebbe molto da insegnare. Un passato ormai remoto nei Virgin Steele, e una carriera solista estremamente diluita nel tempo, che negli ultimi anni pare aver ritrovato nuova spinta. Se ‘Land Of The Dead’ aveva riportato il nome dell’esperto chitarrista nei circuiti che contano, il nuovo ‘Stand Your Ground’ sposta ancora più in alto l’asticella, con il suo riuscitissimo mix tra classico heavy metal e atmosfere più hard. Ma sentiamo direttamente la voce di Jack Starr…

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Tra ‘Land of The Dead’ e ‘Stand Your Ground’ sono passati ben sei anni. E’ solo questione di mancanza di tempo e di altri impegni?
“Prima di tutto un saluto, a te e a tutti i fan italiani dei Burning Starr! La lavorazione di ‘Stand Your Ground’ è stata particolarmente lunga perché il disco in realtà è un doppio, di oltre 80 minuti su vinile. L’abbiamo fatto stare su un CD unico, ma in realtà sono due dischi completi. Volevamo avere il meglio a livello di produzione, e abbiamo avuto la fortuna di lavorare con un ingegnere come Kevin Burnes e un produttore come Bart Gabriel… Entrambi sono grandi perfezionisti, non ci siamo potuti concedere nessun tipo di errore, e Bart ha controllato mille volte che ogni nota fosse al posto giusto e nel tempo giusto. Il mio bassista Ned Meloni ha un’ottima risposta a chi gli chiede perché ci abbiamo messo così tanto, ed è che sì, avremmo potuto fare 4 o 5 dischi mediocri nello stesso tempo, ma abbiamo preferito farne uno ottimo. Detto questo, il prossimo non richiederà lo stesso tempo perché abbiamo imparato molto durante il lavoro su ‘Stand Your Ground’, senza contare che siamo troppo vecchi per metterci ogni volta sei anni!”

Il nuovo album mi sembra l’evoluzione naturale di ‘Land Of The Dead’. Cosa ne pensi?
“Mi fa piacere che tu l’abbia notato. ‘Stand Your Ground’ è davvero l’evoluzione naturale di ‘Land of the Dead’, perché continua sul percorso musicale che abbiamo avviato con quel disco e continua nello stile heavy ma melodico che ci contraddistingue ormai. I punti di contatto tra i due dischi non mancano: la line-up è la stessa, l’artwork è ancora una volta opera di Ken Kelly, artista fantastico di cui tutti amiamo le cover fatte per Rainbow e Kiss. Un’altra similitudine è nella title-track: ‘Stand Your Ground’ è un brano epico molto lungo – oltre dieci minuti – che caratterizza la musica del disco, proprio come ‘Land of the Dead’ aveva fatto sul disco passato.”

Hai provato a fare qualcosa di diverso su questo album?
“A livello personale, ho provato a fare alcune cose in modo diverso, come dare più spazio al basso. Tutti noi nella band abbiamo chiaro quanto sia bravo Ned, ed è ora che le sua capacità vengano rese ancora più evidenti. Ha fatto davvero un grande lavoro, anche se non avevamo nessun dubbio in merito. Anche Todd Michael Hall ha fatto un passo in più rispetto al passato, lavorando in modo più intenso sulle sue armonie vocali, a creare effetti corali particolarmente piacevoli ed efficaci, soprattutto in pezzi come ‘We Are One’, ‘World’s Apart’ e ‘The Sky is Crying’… Qualche anno fa abbiamo ricevuto un video in cui lui eseguiva canti di Natale come un coro intero, solamente duplicando più e più volte la sua voce in modo perfettamente armonico. Allora non sapevo di questa sua abilità, e ho pensato che sarebbe stato ottimo per la band fare uso di questo talento. Su disco puoi sentire delle armonie vocali davvero incredibili, che possono ricordare una delle mie band preferite, i Queen. Per quanto riguarda Rhino, lui suona sempre in modo eccellente, ed ha la capacità di riempire ogni spazio musicale con le sue ritmiche, senza mai esagerare, come faceva il compianto John Bonham dei Led Zeppelin. Può prendere ogni riff e dargli un senso di ritmica. Infine, su questo disco io ho dato più spazio alle mie radici melodiche e legate al blues.”

Come avete lavorato sui nuovi pezzi?
“Tutti noi partecipiamo alla composizione e agli arrangiamenti. Di solito funziona che uno di noi ha un’idea e la porta agli altri. Io non sono particolarmente tecnologico: le mie idee di solito arrivano su nastro e, se capita mentre sto guidando, a volte chiamo Ned al telefono e registro la melodia nella sua segreteria, in modo da potermela ricordare più tardi quando ho tempo di lavorarci sopra. Anche Ned usava le cassette, ma ora ha un sistema ProTools che rende le cose molto più semplici, mentre Rhino ha un vero e proprio impianto di registrazione, che abbiamo usato anche per una parte delle mie chitarre. Anche Todd può registrare le sue parti a casa, quindi c’è stato un grande scambio di file e di link privati, dove ognuno poteva ascoltare il lavoro degli altri, per procedere man mano nella realizzazione dei pezzi.”

Ti sei occupato in toto del songwriting? O c’è stata una qualche forma di lavoro di squadra?
“C’è molto lavoro di squadra nei Burning Starr, soprattutto perché ognuno di noi ha un’ottima base musicale e molto da offrire agli altri. Ad  esempio, a Rhino il riff originale che avevo per ‘Stand Your Ground’ non piaceva, perché lo trovava troppo simile a ‘Strangle Hold’ di Ted Nugent. Non mi ha fatto piacere, ma alla fine mi sono reso conto che aveva ragione e ci ho lavorato sopra finché, due settimane dopo, gli ho portato un riff nuovo che lui ha apprezzato. Anche Todd modifica i testi o le linee melodiche se non lo convincono, perché non si trova a cantare cose che non lo convincono in pieno, e lo capisco. Ned ha avuto una parte ancora maggiore nel songwriting, ed ha portato anche alcune canzoni complete. Quindi, il lavoro di squadra questa volta non è mancato, anzi. Ognuno ha fatto la sua parte, e questo vale anche per il nostro produttore Bart Gabriel e per il sound engineer Kevin Burnes. Nulla sarebbe stato possibile senza il contributo di tutti.”

Come per il suo predecessore, uno dei trademark del disco è l’alternanza tra heavy metal classico e melodie marcate, apertamente influenzate dall’hard rock… E’ una definizione in cui ti ritrovi? Come nasce questo mix?
“Diciamo che hai descritto il nostro stile di musica. Sono cresciuto in Francia, dove non era inusuale ascoltare musica classica in radio. Quando la mia famiglia si è trasferita negli States avevo dieci anni, ed è qui che ho iniziato ad ascoltare musica rock. Queste due influenze sono fondamentali nel mio background musicale, e pesano quasi allo stesso modo nel momento in cui mi metto a comporre. Tutti nella band amano un heavy metal ricco di melodie, e questo rende le cose più semplici perché siamo sulla stessa lunghezza d’onda. E devo dire che questo mix è molto naturale per i Burning Starr, perché la musica che senti è quella che esce da noi in modo spontaneo.”

D’altra parte, il tuo lavoro di chitarra è molto legato al blues, anche se si sposa perfettamente a pezzi prettamente heavy metal…
“Sono davvero convinto che il blues sia la base della gran parte della musica moderna, compresi ovviamente hard rock ed heavy metal. Molte delle mie band preferite, come Black Sabbath, Led Zeppelin e Deep Purple, hanno chitarristi dalla forte impronta blues. Credo che il blues ci insegni come suonare in modo intenso ed emotivamente carico, e questo è molto importante per me. Adoro lo stile di Gary Moore, che ha saputo mescolare alla perfezione blues e metal. Lo stesso Eric Clapton a inizio carriera suonava blues, prima di dare via ai Cream, ed anche Hendrix suonava blues ed aveva anche un power trio con muri di Marshall. Credo che il miglior esempio di questo legame siano i Black Sabbath, che hanno iniziato anche loro come band blues… Come vedi, non sono l’unico a pensare che metal e blues si sposino molto bene.”

Suoni ancora regolarmente blues, magari anche dal vivo?
“Sì, lo faccio ancora, e lo trovo molto rilassante. Fa bene all’anima suonare musica semplice e diretta che non sia troppo rumorosa, ma certo posso farlo solo per un po’, perché poi inizio a sentire la mancanza della potenza e della passione dell’heavy metal.”

Ti capita di ascoltare più spesso chitarristi metal o chitarristi blues? Come si combinano queste due influenze?
“Ascolto tanto metal e tanto blues, forse attualmente un poco più di blues. Mi piace molto lo stile di Stevie Ray Vaughn e BB King, mentre per il rock ed il metal amo Brian May dei Queen e Tony Iommi, ma non posso dire di essere davvero influenzato da loro perché più o meno abbiamo la stessa età e forse i musicisti che mi hanno influenzato sono gli stessi che hanno influenzato loro. Penso al primo rock and roll e alla musica di Les Paul e Mary Ford. Mi piace tutta la musica che è suonata col cuore. Alla fine se è sincera si sente, e più che il genere mi interessano la qualità della musica e la passione.”

Negli anni passati i Burning Starr si sono tolte diverse soddisfazioni, soprattutto qui in Europa. Succederà lo stesso stavolta? C’è qualcosa di già programmato?
“Al momento non c’è nulla di programmato, ma ci piacerebbe molto poter tornare presto in Europa per suonare e incontrare di nuovo i nostri fan. Abbiamo fan molto fedeli, e vorremmo far sentire loro i pezzi di ‘Stand Your Ground’ dal vivo. Se il successo del disco sarà buono, magari avremo la possibilità di tornare per un tour o due.”

Quanto conta in generale l’aspetto live per te?
“Conta tanto, perché è il modo migliore per far crescere il livello di una band e per legarsi a livello umano con i propri fan. Due cose che sono fondamentali per i Burning Starr, tanto che il pensiero di tornare in Europa per ritrovare  i fan che ci hanno accolto l’ultima volta in Germania, Italia e Grecia è molto forte. Prima di chiudere, permettimi un saluto ai grandi fan che abbiamo in Italia, con la speranza di rivederli presto. Ciao a tutti!”

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Discografia:
Rock the American Way (1985)
No Turning Back! (1986)
Blaze of Glory (1987)
Jack Starr’s Burning Starr (1989)
Defiance (2009)
Land of the Dead (2011)
Stand Your Ground (2017)

Line-up:
Todd Michael Hall – voce
Jack Starr – chitarra
Ned Meloni – basso
Rhino – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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