Loud Reports

IRON SAVIOR – Il report del concerto @ Padiglione 14, Collegno (To) – 09.09.2016

A distanza relativamente breve dall’ultima volta, tornano in Italia gli Iron Savior di Piet Sielck, e come è consuetudine lo fanno insieme ai torinesi Airborn, quest’oggi ben più di una support band o di uno special guest. L’occasione è infatti la presentazione in sede live di ‘Dinosaurs’  primo CD/DVD dal vivo degli Airborn, peraltro registrato nel corso di uno show combinato con la band di Amburgo, tenutosi appunto lo scorso anno. Il Padiglione 14 è un locale piccolo ma carino, piazzato a Collegno, prima cintura torinese, all’interno di un bel parco – ex ospedale psichiatrico, mi hanno raccontato – e facilissimo da raggiungere via autostrada e tangenziale. Location ideale per un concerto come quello di stasera, tanto che l’affluenza sarà comunque discreta…
Aprono i The Silverblack, che col resto della serata c’entrano abbastanza poco. Il loro è un metal moderno dalle forti influenze industrial, che può ricordare per certi versi gli Avatar svedesi, anche per le scelte di make-up della band. Show energetico senza dubbio, ma troppo lontano dai miei gusti per lasciarmi qualcosa. La mia serata comincia con gli Airborn, che magari non sono la band più spettacolare del mondo dal vivo ma sanno sempre convincere con la loro musica. Amo definirli una delle più teutoniche tra le metal band italiane, e lo show di questa sera non fa certo eccezione. Alessio Perardi tiene bene il centro della scena, ottimamente supportato dalla chitarra di Roberto Capucchio e dal basso di Domenico Buratti, con un Roberto Gaia solido dietro le pelli. Poca forma tanta sostanza, e la band torinese offre al pubblico di casa un’ora scarsa di classico power metal melodico, che trova il suo apice nella trascinante ‘Mess We’re In’ e nel classico finale composto da piccoli hit come ‘Born To Fly’, ‘The Hero’ e ‘Return To The Sky’. Anche gli Iron Savior non sono probabilmente noti per lo show: di solito è la musica che parla per loro, e stanotte non fa di certo eccezione. Come spesso accade, sono in formazione rimaneggiata, con l’ex- Scanner Patrick Klose a sostituire alla batteria un Thomas Nack impossibilitato a partecipare. Poco male, bastano pochi minuti per capire come la band di Amburgo sia in buona serata, in particolare per la carica che Jan S. Eckert e Piesel mettono in mostra sulle loro quattro e sei corde. Piet Sielck è affabile come sempre e parla molto col pubblico, ben supportato dal bassista che spesso e volentieri gli ruba il microfono per comunicazioni estemporanee. L’atmosfera è quella della serata tra amici, ma l’esibizione delle band è assolutamente professionale, come del resto ci si attenderebbe. Gli Iron Savior aprono con la nuova ‘Way Of The Blade’, e all’ultimo ‘Titancraft’ dedicano una porzione importante dello show, con le inevitabili concessioni al passato concentrare come d’abitudine nella parte finale dello show. Che risulta anche la più intensa, proprio per la qualità dei pezzi – senza nulla togliere al materiale più recente. ‘Condition Red’ ed ‘Heavy Metal Never Dies’  rappresentano senza dubbio l’highlight del concerto, ancor più di ‘Atlantis Falling’ e dell’inevitabile finale priestiano a base di ‘Breaking The Law’. Poche sorprese si potrebbe dire, ma tanto robusto heavy metal made in Germany, suonato come sempre con la dovuta convinzione. E non è per nulla poco. Gli Iron Savior torneranno tra pochissimo, al festival di SpazioRock, ma oggi abbiamo avuto un gustosissimo antipasto.

Testo e foto: Sandro Buti

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Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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