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INCANTATION – ‘Profane Nexus’

Qualità è la parola d’ordine di questo undicesimo album che segna il ritorno degli Incantation alla Relapse Records. A tre anni da ‘Dirges of Elysium’, la band guidata da John McEntee si attesta ancora una volta all’altezza delle aspettative, proponendoci un death metal potente, malvagio e blasfemo. Recensire ‘Profane Nexus’ non significa decidere se è “un buon album metal” bensì se è “un buon album degli Incantation” …e questo senza dubbio lo è.  Gia dalla cover creata per la band da Eliran Kantor intitolata ‘Draping The Tar Monster’ è evidente a cosa si sta andando incontro e l’opener ‘Muse’ fa capire subito i territori in cui ci stiamo addentrando. Ognuno degli undici brani è un perfetto pezzo a incastro del puzzle che compone la visione di insieme del disco: riff potenti e atmosfere claustrofobiche si avvicendano a inattese melodie di chitarra che rinnovano e impreziosiscono il classico sound della band. ‘Rites of the Locust’ e ‘Lus Sepulcri’ incarnano alla perfezione lo spirito degli Incantation, mentre è ‘Omens to the Altar of Onyx’ ad accompagnare l’orecchio verso nuove frontiere melodiche ( per quanto dissonanti). Si scende sempre più nel buio e il ritmo rallenta con ‘Messiah Nostrum’: la voce di McEntee è sulfurea e profonda e le ritmiche al limite del doom si appiccicano alle orecchie e al cervello come pece nera. I quarantadue minuti del disco scorrono via facilmente, merito anche della produzione impeccabilmente pulita ma allo stesso tempo potente affidata anche questa volta a Dan Swanö (BLOODBATH, ASPHYX, DARK FUNERAL). A calare il sipario è ‘Ancients Arise’ che purtroppo non è all’altezza dei brani di chiusura  ai quali il gruppo ci aveva abituato negli album precedenti, ma resta comunque un buon pezzo. ‘Profane Nexus’ attesta ancora una volta gli Incantation come icone del genere, traghettando le povere anime dannate degli ascoltatori in un distopico mondo malato  attraverso la voce demoniaca, i riff sporchi e malvagi e, per coloro i quali si prenderanno la briga di leggere le lyrics, i testi sacrileghi e anticristiani che sono da sempre marchio di fabbrica della band.

Tracklist:
01. Muse
02. Rites Of The Locust
03. Visceral Hexahedron
04. The Horns Of Gefrin
05. Incorporeal Despair
06. Xipe Totec
07. Lus Sepulcri
08. Stormgate Convulsions From The Thunderous Shores Of Infernal Realms Beyond The Grace Of God
09. Messiah Nostrum
10. Omens To The Altar Of Onyx
11. Ancients Arise

Line-up:
John McEntee – chitarra, voce
Chuck Sherwood – basso
Kyle Severn –  batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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