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IN-SIDE – Back in the Future!

Qualcuno di illustre lo ha definito un “crazy man” e tra qualche riga leggerete chi è stato. A noi Saal Richmond, tastierista e mente principale dei torinesi In-Side, è sembrato più che altro un musicista da una parte dotato di una chiara visione musicale e dall’altra pervaso da una grande voglia di creare, coadiuvato da una band preparatissima con la quale ha dato vita ad un disco di nome ‘Outside’, prova d’esordio in cui tradizione e nostalgia per i primi anni ’80 non suonano nè stucchevoli né tantomeno datati (qui la nostra recensione). Al contrario, dai solchi dell’album fuoriescono un vigore compositivo ed un modo personale di intendere il rock che rendono la proposta del sestetto davvero interessante per i seguaci della melodia non scontata, e di cui Saal si appresta a spiegarci i segreti cominciando per prima cosa dalla genesi del gruppo…
“(Saal Richmond) Gli In-Side nascono inizialmente come una sorta di ghost band, ovvero una band concepita solo per le registrazioni in studio. Andando però avanti nella registrazione del nostro album di debutto mi rendevo sempre più conto del potenziale immenso che avevo tra le mani, ed ho quindi trasformato gli In-Side in un gruppo reale, da portare anche in concerto. Naturalmente la scelta non è stata difficile conoscendo di persona tutti i musicisti che collaborano con me, sapevo bene cosa stavo facendo insomma.”

Per quanti anni avete portato in giro il tributo all’Alan Parsons Project prima di prendere la decisione di fare il passo discografico?
“In realtà il tributo agli A.P.Project è stato un progetto mio portato avanti con un’altra formazione. E’ stata un’esperienza bellissima, tanto che mi ha permesso di incontrare personalmente il più grande ingegnere del suono di tutti i tempi, lui, Alan Parsons. E’ successo nel marzo del 2015 a Milano e se ci penso mi vengono ancora i brividi!”

In-Side Band

Dai, raccontaci qualcosa in più su quest’incontro…
“Alan è una persona davvero fantastica. Dopo il termine del loro concerto passammo insieme un’ora e mezza, con lui sempre attento a tutti i discorsi senza mai accennare a un minimo di noia. Che professionista! Chiese in quanti suonavano le tastiere nella mia tribute-band ed alla risposta “Just me, Maestro” replicò stupefatto: “You are a crazy man!”. Tuttora mi mantengo in contatto con quasi tutti i membri della sua band, in particolare con Steve Murphy, il loro ex batterista/cantante, una splendida persona e un musicista eccezionale.”

Tornando agli In-Side, abbiamo letto che tra le vostre influenze dichiarate figurano anche i Work Of Art. Oltre a loro ci sono altre band fra le tante spuntate fuori negli ultimi anni?
“Di gruppi che stimiamo ce ne sono tanti, anche di altri generi, ma la lista sarebbe lunga…Comunque non per fare polemica, ma sembra quasi che al giorno d’oggi per realizzare un disco si debba come seguire un format preciso: AOR, Prog, Melodic Rock e così via. Io credo che i canoni di un genere debbano sì essere seguiti, ma fino a un certo punto, dopodichè amico mio spazio alla fantasia e che il rock sia con te! Voglio semplicemente dire che quando si fa musica non bisogna seguire degli schemi solo perchè il genere lo impone, con il rischio di scivolare nella clonazione tra l’altro, perchè la musica dev’essere creazione.”

Tra i gruppi storici invece, mi è sembrato che sottotraccia si possa udire qualcosa degli Asia di ‘Astra’ e dei Toto più pomposi. Confermate o smentite? Gli altri aggiungili tu eventualmente…
“Caspita che onore! Mettiamola così: gli In-Side sono gli anni ottanta con uno sguardo verso il futuro. Intendo dire che lasciamo decidere a chi ci ascolta se gli ricordiamo qualcuno, cosa che per inciso ci farebbe piacere, anche se comunque preferiremmo essere ricordati per ciò che siamo noi come band. In ogni caso se devo fare dei nomi aggiungo FM e Giant, che dici?”

Che la cosa mi solletica una curiosità: c’è una band ideale a cui gli In-Side farebbero volentieri da supporto per farsi conoscere da un’audience più numerosa?
“Beh, se avessimo a disposizione un’occasione del genere ti direi senza dubbio gli FM, il riferimento per il genere AOR, e i Deep Purple, i pionieri dell’hard rock.”

Ci spieghi la scelta di avere due tastieristi Saal?
“Semplicemente quando ho deciso di portare il gruppo in concerto ho avuto bisogno di un tastierista, uno della vecchia scuola, esperto come me di programmazioni e di tutto quello che occorre per replicare dal vivo un lavoro complesso fatto di tanti suoni. La scelta è stata ovvia, con Dave Grandieri siamo grandi amici e ci siamo sempre stimati. Quando siamo insieme le parole sono un optional, già dalle prime note sappiamo come muoverci all’unisono.”

Considerata la vostra stima per i dischi di Alan Parsons e per quelli dei Pink Floyd prodotti da lui stesso, c’è un disco nel rock di cui sogni di raggiungere i livelli di produzione?
“Allora: intanto diciamo che non sono un amante dei dischi iperprodotti o troppo finti. Nonostante la componente elettronica, il nostro album è totalmente suonato con metodi vintage. Ho voluto che suonasse quasi come un live perchè trovo sbagliato abituare gli ascoltatori a standard troppo artefatti e precisi, che rischierebbero di deluderli a causa di aspettative quasi impossibili da soddisfare dal vivo se non ti chiami propriamente Pink Floyd. Lo stesso David Gilmour ha dichiarato di essersi stancato di fare sempre gli stessi assoli e che i fans devono abituarsi a un cambio di stile. In poche parole se un musicista vuole modificare qualcosa o ha un momento di pazzia, deve essere libero di divertirsi, cosa che non puoi fare se su disco suoni come un robot senza la minima sbavatura e quest’ultimo aspetto diventa così essenziale per la canzone da non poterne deviare.”

Cos’ha portato Gianni Della Cioppa a puntare su di voi con la sua Andromeda Relix?
“Mah, secondo me con Gianni è successo qualcosa che io chiamo “chimica”, la stessa identica cosa capitata quando il destino ha messo sul mio cammino il nostro cantante Beppe Jago Careddu. Comunque, nonostante fino ad oggi i rispettivi impegni non abbiano ancora permesso a me e a Gianni di incontrarci di persona, si sente anche solo parlandoci al telefono che si tratta di uno che va al di là della figura del discografico, assolutamente innamorato della musica e che soffre con lei quando è costretto a combattere con gente che respinge ogni tipo di novità o che si barrica ottusamente nei propri contesti. In poche parole Gianni è un uomo del passato trapiantato in un futuro che gli va quantomeno stretto.”

Saal, possiamo affermare che la carriera degli In-Side si sia ufficialmente avviata?
“Credo di si, stiamo ricevendo tantissimo riscontro dall’estero ed ultimamente anche dall’Italia, e questo ci riempie di gioia. Un secondo capitolo è assolutamente sicuro, ci stiamo già lavorando.”

Sceglierete ancora l’autoproduzione?
“Per il momento si, l’autoproduzione ti permette di non avere “padroni” e di poter fare musica secondo il tuo volere, lasciando spazio alla fantasia. E’ chiaro che se dovesse arrivare una qualche offerta degna di considerazione non diremmo di no a priori.”

Ma la scelta di esordire con un disco di soli 33 minuti a cosa si deve?
Ti ringrazio della domanda, speravo me la facessi. Il motivo è che questo è un album di presentazione e come si può sentire non si tratta di un lavoro totalmente AOR. Dentro c’è tutto il nostro background: pomp, AOR, prog, hard rock…Tutto! In questi 33 minuti abbiamo praticamente fatto una carrellata di brani e generi con il semplice intento di dire: “Salve, noi siamo gli In-Side!”.”

Penso che la scelta di condensare quei tappeti di synth in canzoni normali vi contraddistingua. Sarà questo il vostro trademark per il futuro o ci sono nuove influenze che avanzano all’orizzonte?
“Hai detto quello che volevo sentire e che ci hanno già detto in più di un’occasione. Ecco, quando il pubblico ti riconosce dai suoni o da una tipologia metrica allora hai già vinto, quindi grazie davvero! Riguardo le influenze, come ti ho detto prima abbiamo un background vasto e può essere che qualche esperimento sia in arrivo, chissà…Magari ci darai una dritta anche tu, siamo una band collaborativa e che ama condividere tutto il suo mondo.”

Siamo in fondo, ultima decisiva domanda: in un mondo che va a rotoli, con una razza umana sempre più in pericolo – come descritto in alcune delle vostre liriche – io voglio sapere un’altra cosa: almeno il Rock si salverà?
“Se il Rock si salverà?! Il Rock si salverà sempre amico!!”

Discografia:
Out-side (2018)

Line-up:
Beppe “Jago” Careddu – voce
Cloud Beneventi – chitarra
Saal Richmond – tastiere
Dave Grandieri – tastiere, cori
PJ Philip – basso, cori
Marzio Francone – batteria

Alberto 'Sentenza' Sassi

Alberto 'Sentenza' Sassi

Ho iniziato con le dipendenze metalliche da ragazzetto, all'alba dei famigerati anni '90. Eroi musicali senza tempo mi hanno protetto in quel controverso periodo, facendo sì che il cuore sia oggi saldamente irlandese, lo spirito scandinavo, e l'armatura che mi veste di puro acciaio britannico. Ufficialmente ho iniziato a scrivere qualcosa su Metal Maniac qualche anno fa, oggi spero solo di dare un piccolissimo ma passionale contributo al sostegno della scena.

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