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HORRID – ‘Beyond The Dark Border’

Nati nel 1988 come Rites Of Death, i nostrani Horrid approdano alle pagine digitali di Loud And Proud con il solo Belfagor (chitarrista) come membro originale superstite. La band è una delle più prolifiche in ambito death metal tricolore, e poche tra le band “storiche” possono vantare la loro instancabile prolificità (cinque full length, quattro demo, due EP, uno split e diverse partecipazioni a compilation), pur minata da continui cambi di line-up. Ancora sotto l’egida di Dunkelheit Produktionen gli Horrid deliziano (torturando) le nostre orecchie con un death metal squisitamente al sangue, poco cotto (praticamente crudo) e gustosamente old school. Rispetto ai loro “cugini” Perfidious (maggiormente “newyorkesi”) i Nostri sono ispirati dal death metal europeo e scandinavo, con quel tocco tutto italiano che ci rende orgogliosi di essere – da sempre – una terra di sperimentazioni sonore e precursori di tanto metallo estremo che andrà ad influenzare act internazionali. Gli Horrid hanno un approccio ed un gusto assolutamente mitteleuropeo, con quel death metal dal flavour olandese che non può non essere colto. Un sound che comunque si sposta spesso e volentieri più a nord, omaggiando gli Entombed di ‘Left Hand Path’ (Earache, 1990) e band come Grave e Dismember. Ecco che allora i riff non sono intricate equazioni matematiche, intrecciati ed interscambiabili tra loro, ma fanno parte di un costrutto pensato, ragionato, assolutamente e chiaramente “vecchia scuola”, per la quale un brano death metal era comunque pensato come una canzone, e per questo dotato di una struttura ancora vicina al metal classico. Non vi sono filler in questo bellissimo ‘Beyond The Dark Border’, ed ogni traccia è caratterizzata da un mood personalissimo. ‘Cursed Dunes’ con i suoi sapori medio-orientali ci porta in un deserto maledetto, grazie a chitarre ispiratissime e memorizzabili nelle loro melodie. ‘The Statement’ ha un riffing letteralmente perfetto, con passaggi di chitarra dosati come gli ingredienti di un buon piatto. Eligor possiede un drumming che ad un primo ascolto può sembrare piatto e “solamente” funzionale, ma ascoltandolo bene si scopre un ottimo batterista dotato di un gran tocco, ottima tecnica ed una dinamica difficilmente riscontrabile in ambito estremo. Dagon è il valore aggiunto: un basso che non fa rimpiangere la mancanza di una seconda chitarra, in grado di riempire i vuoti ed uscire dal mix quanto serve e sopratutto… un cantante devastante. Non abbiamo paura di essere blasfemi asserendo che non sfigurerebbe per nulla in una “terza” versione degli Entombed (Entombed Ita?), con il suo ruggito che sembra provenire dai nostri impolverati novantiani vinili. Qualcosa di brutto in questo CD? Si. La copertina fa schifo ed il logo sarebbe (a nostro personalissimo avviso) da rivedere. Ma “chissenefrega”.

Tracklist:
01. The Black March
02. Cursed Dunes
03. Blood Painted Walls
04. The Eyes Of Terror
05. The Statement
06. Sacrilegious Fornication
07. Missing End
08. Demonic Challenge
09. Beyond The Black Border

Line-up:
Dagon – voce, basso
Belfagor – chitarra
Eligor – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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