Talks

HOLY MARTYR – Born Into Darkness

Ci sono mancati, gli HOLY MARTYR. Da ‘Invincible’ sono passati oltre sei anni, prima che la band di origine sarda tornasse a farsi sentire con il nuovo ‘Darkness Shall Prevail‘. Sei anni in cui sono successe molte cose, come ci racconta il chitarrista Ivano Spiga in questa chiacchierata. Ma anche sei anni in cui è nato un nuovo album ricco di novità, ma del tutto in linea con la qualità alla quale la band ci ha abituato in passato – e noi l’abbiamo scritto chiaramente. Ora, è il momento di approfondire presente e passato recente degli Holy Martyr.

Sono passati sei anni tra ‘Invincible’ e ‘Darkness Shall Prevail’. Sei anni intensi per voi, e non solo per colpa della band…
“Già… Chi più chi meno ha dei lavori abbastanza importanti, che richiedono tanto tempo. Sempre il lavoro ha richiesto una dislocazione della band e nuovi innesti nella formazione. Purtroppo non è possibile vivere di sola musica e ogni volta bisogna fare dei salti mortali per poter mandare avanti un progetto impegnativo come il nostro. Però vale sempre la pena soffrire e faticare: non ho figli e moglie ma mi rimane questa bellissima soddisfazione di sfornare dei dischi che piacciono.”

In questi anni anche la line-up è cambiata. Come avete trovato i nuovi, e cosa hanno portato?
“Stefano era già un fan della band, tanto che ci vide al Play It Loud nel 2009. Questo ha facilitato parecchio le cose, dato che la base ritmica è fondamentale in un gruppo come il nostro. Paolo Roberto è stato contattato tramite un annuncio online, di cui non ricordava nemmeno lui l’esistenza. Erano anni che non suonava heavy metal e gli Holy Martyr hanno risvegliato in lui questa passione mai sopita. È stato il terzo chitarrista contattato nel giro di tre anni: chi per problemi personali, chi per lavoro ha dovuto lasciare dopo poco tempo. Entrambi hanno un tasso tecnico superiore ai precedenti membri, ma che comunque è stato utilizzato ai fini delle canzoni. Non ci sono tecnicismi fini a se stessi ma solo più eleganza e ricercatezza, sia nei soli che nelle parti di batteria.”

Come sono nati i pezzi nuovi? E’ cambiato il processo di composizione? Avete sempre scritto in questi anni?
“Ho sempre scritto, già qualche tempo dopo l’uscita di ‘Invincible’. Ho accantonato molte idee perché nel 2013 ho deciso definitivamente di buttarmi su questo ambizioso concept Tolkieniano. Probabilmente il disco sarebbe uscito molto diverso, se non avessi registrato la prima bozza di ‘Dol Guldur’ nel 2012. Da li in poi, è stato un fiume di idee che venivano una dopo l’altra, non so nemmeno io come sia uscita fuori ‘Númenor’ per esempio. Sino al momento di registrare la base, non esisteva, era praticamente solo un’idea in testa. Il giorno dopo il brano era completo. È stato il disco con più brani usciti fuori di getto, senza averli mai suonati prima. Mi capita spesso, è successo pure su ‘Invincible’, di costruire i pezzi mentalmente e pensarci ogni giorno, inclusa la linea vocale e a volte le liriche. Poi di punto in bianco registro tutto, un po’ improvvisando un po’ seguendo le idee in testa. Penso sia molto strano, specie per chi mi sta vicino in quel momento, registrare in una botta unica tutta questa roba conservata nella mente. È come avere una specie di hard disk, di cui però non esiste ancora una porta USB per facilitare le cose.”

Come chitarrista, che differenze trovi tra il “vecchio” Eros e il “nuovo” Paolo Roberto?
“Sicuramente non ho cercato una seconda chitarra con uno stile troppo diverso dai precedenti dischi, e un super virtuoso sarebbe stato fuori luogo. Rispetto ad Eros, Paolo è ancora più preciso e tecnico, ed in fase solistica ha un gusto melodico ed un feeling veramente old school, era quello che serviva in questo disco.”

‘Darkness Shall Prevail’ è un disco decisamente più cupo e rallentato. E’ un’evoluzione naturale?
“Alcuni erano convinti che la nostra evoluzione naturale dovesse essere il proseguo power epic di ‘Invincible’ e si aspettavano un disco del genere. Non funziona così. Nel mio piccolo mi ritengo un artista, faccio quello che voglio e quello che sento al momento, in maniera naturale. Nel momento in cui decido di cosa parlare, lo stile musicale va di pari passo con le tematiche e le liriche. È un po’ come fare una colonna sonora per un film… Metteresti atmosfere horror in uno spaghetti western e viceversa? No di certo, l’autore si ispira in base alle immagini e alla storia. Lo stesso ho fatto io, i libri di Tolkien sono lenti, cupi e sfoggiano eroismo solo in certi frangenti. La mia visione musicale non poteva che essere quella attuale, ricercata, fedele all’epic vecchia scuola e soprattutto spontanea, senza nulla che sia costruito a tavolino.”

Una band che trovo molto vicina agli Holy Martyr di oggi sono i DoomSword, proprio per la loro capacità di creare sonorità epiche ed oscure…
“Con questo disco il paragone può anche starci. I DoomSword sono fra i gruppi che rispetto di più in Italia. Nel 2003, dopo il nostro primo demo, a ribadire un certo tipo di sonorità eravamo noi e loro (a quei tempi erano al secondo album). Lo stesso si può dire ora, da quei lontani tempi abbiamo accorciato le distanze a livello discografico e siamo addirittura diventati compagni di etichetta. Ho sempre cercato di stare distante da altre band, proponendo un genere agli antipodi rispetto ad altri colleghi. Stavolta invece, siamo sintonizzati sullo stesso tipo di sonorità; Deathmaster ha sempre apprezzato la nostra evoluzione e immagino sarà orgoglioso di sentire questo nuovo capitolo.”

Possiamo considerarlo un disco doom? E’ comunque un genere che vi ha attirato in passato?
“Bella domanda… Sta diventando un dilemma simpatico fra i fan di vecchia data. Per alcuni è epic metal purissimo e ci può stare, per altri epic metal con influenze doom. Io credo che la risposta stia a cavallo fra queste due affermazioni. Magari considerare ‘Darkness Shall Prevail’ un disco doom è troppo. Però, quando inizi a comporre a 60bpm e a chiedere al tuo batterista di suonare ancora più lento… Beh, siamo ai confini, abbiamo osato più che in passato. Il doom metal è un genere che mi ha sempre affascinato, oltre ai Black Sabbath mi sono sempre piaciuti i Candlemass, i While Heaven Wept, i Solstice e soprattutto i Warning. Ovviamente non ho mai voluto appesantire il sound della band puntando a queste sonorità, però in tutti i dischi abbiamo sempre avuto una tendenza a suonare alcuni brani più cadenzati, in fondo epic e doom metal sono generi vicini fra loro, basta sentire primi Manowar e Manilla Road.”

Perché la scelta di un autore fantastico come Tolkien?
“Perché ha scritto pagine uniche di epicità e valore. Per noi trattare questi temi è stato un invito a nozze.”

Su Tolkien però i concept album si sono sprecati. Quanto è stato difficile trovare un approccio originale?
“Penso sia molto difficile, ma io ero sicuro al 100% di fare la scelta giusta. Quando accennai ad Alessandro l’idea del concept, la sua reazione non fu entusiasta, anzi era abbastanza perplesso. Col senno di poi, e sopratutto grazie ad un songwriting molto ispirato, è stato capace di fare suoi i pezzi e dargli il classico marchio di fabbrica. Per me è stato abbastanza semplice, anche perché mi piacciono moltissimo le ambientazioni ed i personaggi secondari del Legendarium di Tolkien. Devi essere molto ispirato e ti deve piacere questo mondo. Qualcuno ha detto che siamo diventati la risposta epic doom ai Blind Guardian di ‘Nightfall in Middle-Earth’, e la cosa mi fa piacere. Evidentemente siamo riusciti a creare qualcosa di nostro e personale.”

Come siete organizzati ora a livello logistico? Che difficoltà comporta la distanza che c’è tra voi?
“Comporta non poter fare prove settimanali tutti assieme, cosa basilare per me nel corso degli anni. Il nuovo album non ho potuto testarlo brano per brano nel corso della scrittura. Per fortuna ho le idee ben chiare e siamo riusciti a lavorare anche distanza. Per i live facciamo una preparazione individuale e valutiamo le proposte in base all’importanza, purtroppo non possiamo essere ovunque come un tempo.”

A breve tornerete sul palco, innanzitutto in Grecia, paese che ha sempre avuto un debole per voi…
“Diciamo che abbiamo avuto pressioni ed intimidazioni (ahahah)!. Un fondo di verità c’è, visto che Manolis ha minacciato di venire a prenderci in Italia, se non fossimo venuti a questa edizione. I greci ci adorano, l’entusiasmo all’Up The Hammers del 2012 è stato incredibile, e scene del genere si sono viste probabilmente solo ai concerti dei Maiden nei primissimi anni ’80. Onestamente non so cos’altro aspettarmi, spero ci sia la possibilità di suonare in Spagna e Germania, manchiamo da tanto tempo da quelle parti. Anche una data a Roma o Milano sarebbe bella, vedremo cosa succederà in futuro.”

Una domanda estemporanea. Ti piacerebbe sentire un pezzo degli Holy Martyr rifatto da qualche altra band? E da chi, potendo scegliere?
“Se dovessi scegliere qualcosa di nostro suonato da altri, vorrei fosse completamente differente dalla nostra versione. Non sarebbe male sentire una versione black metal, che so, di ‘The Call To Arms’. Lavorandoci sopra potrebbe uscire un brano originale e quasi in quello stile.”

 

Line-up:
Alex Mereu – voce
Ivano Spiga – chitarra
Paolo Roberto Simoni – chitarra
Nicola Pirroni – basso
Stefano Lepidi – batteria

Discografia:
Hatred and Warlust (Demo, 2002)
Hail to Hellas (EP, 2003)
Vis et Honor (EP, 2005)
Still at War (2007)
Hellenic Warrior Spirit (2008)
Invincible (2011)
Darkness Shall Prevail (2017)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

GRAVE DIGGER - Guarda il video di 'Lawbreaker'

Post successivo

SCORPIONS - Tour nordamericano con MEGADETH tra settembre e ottobre