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HEXX – Don’t Fear The Reaper

Nessun compromesso per gli HEXX, camaleontica band statunitense che in una carriera di tutto rispetto ha saputo trasformarsi, passando dal power metal dei primi lavori per arrivare ad affinare il proprio sound con contaminazioni più estreme. Il nuovissimo ‘Wrath Of The Reaper’ (qui recensito) è un tuffo nel passato, che va a recuperare quello US/power metal seminale che fece la fortuna della band californiana nei primi anni Ottanta. Al bassista Mike Horn il compito di raccontarci come vanno le cose oggi in casa HEXX. Buona lettura!

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Come vivete la scena della Bay Area oggi? Sicuramente nel corso degli anni avrete assistito a moltissimi cambiamenti… cos’è che ancora mantiene viva la fiamma per gli HEXX? Dove trovate oggi le energie e le motivazioni per portare avanti al vostra musica?
“La scena musicale della Bay Area è cambiata un bel po’ dai gloriosi anni Ottanta. Molti dei locali dove ci esibivamo ormai non ci sono più, ma negli ultimi anni abbiamo potuto riscontrare una sorta di rinascita del metal qui e in tutto il mondo. Molte nuove venues stanno scommettendo su concerti metal e band come Death Angel, Testament, Exodus e Vicious Rumors stanno suonando molto in giro.Gli HEXX si sono presi una pausa di qualche anno, ma l’invito a partecipare al Keep It True e all’Headbangers Open Air sono state le micce che hanno riacceso di nuovo la fiamma. La line-up attuale e la passione che tutti noi condividiamo per questa musica sono ciò che ancora ci motivano. Il risultato di ciò si percepisce perfettamente nel nuovo ‘Wrath Of The Reaper’”.

Tornando alla vostra nuova creatura musicale, di cosa parlano i testi dei vari brani? Cosa volete trasmettere all’ascoltatore con la vostra musica e le vostre lyrics?
“Con la musica della nuova release abbiamo voluto catturare tutti i migliori elementi dei nostri precedenti lavori, provando anche a creare qualcosa di nuovo e fresco. I testi di questo album descrivono molte delle lotte che l’umanità si trova a dover affrontare, attraverso la sua storia o come ci rapportiamo con le cose di tutti i giorni, cosa hanno la vita e la morte in serbo per noi… L’opener ‘Procession Of Specters’, che si ispira ad una nostra visita al campo di concentramento di Sachsenhausen in occasione del nostro viaggio in Germania per suonare al KIT, parla delle marce della morte naziste della seconda guerra mondiale. ‘Screaming Sacrifice’ tratta del rituale di sacrificare vite umane. ‘A Slave In Hell’ parla di come si possa finire schiavi all’Inferno, dopo una vita vissuta nel male più assoluto. ‘Swimming The Witch’ si occupa della caccia alle streghe e delle persecuzioni avvenute a Salem, Massachusetts negli ultimi anni del XVII secolo. ‘Dark Void Of Evil’ parla dell’arrendersi e dell’essere sopraffatti dal male puro. ‘Unraveled’ tratta dell’abuso di sostanze e della lotta per rimanere sobri e puliti. ‘Voices’ tocca il tema della dipendenza da gioco, mente ‘Exhumed For The Reaping’ tratta della resurrezione degli HEXX e del nostro tentativo di camminare nuovamente sulla Terra. ‘Circle The Drain’ parla dell’arrivo della fine del cosiddetto “mondo civilizzato”. La title-track parla di come si possa vivere ingannando la morte più che si può, sapendo comunque che il tristo Mietitore è sempre dietro di te pronto a portarti via. Infine ‘Certificate Of Death’ parla del processo di morte e di ciò che succede una volta che la vita finisce”.

Esauriente e precisissimo! Gli HEXX, come ricordavi tu prima, hanno cambiato sound nel corso degli anni. Come definiresti la musica degli HEXX del 2017?
“Ottima domanda! Gli HEXX hanno una storia fatta di cambiamenti. Dal power metal dei primi ‘No Escape’ con Dennis Manzo e ‘Under The Spell’ con Dan Bryant, fino al mix tra speed, thrash e death di album come ‘Quest For Sanity’, ‘Watery Gates’ e ‘Morbid Reality’, gli HEXX hanno saputo dare qualcosa di sempre differente ai fans. Gli HEXX del 2017 non fanno eccezione. Con l’arrivo del cantante Eddy Vega e del chitarrista Bob Wright (Brocas Helm), gli HEXX hanno ora, secondo me, la più coesa line-up di sempre. Con ‘Wrath Of The Reaper’ siamo tornati alle nostre radici power, anche se abbiamo spolverato il tutto con elementi di quel thrash metal che ci contraddistingueva alla fine degli anni Ottanta. Le prime reviews hanno individuato componenti NWOBHM nel nostro sound, o influenze di band come Metal Church, Savatage e Vicious Rumors. Tanto di cappello, ma mi piace pensare che gli HEXX abbiano un proprio stile ed un proprio sound”.

Chiarissimo! Invece dimmi… come vanno le cose negli Stati Uniti? Avete maggiore seguito qua in Europa o nella vostra terra d’origine? Quali sono per te le differenze tra i fan europei e americani al momento di approcciarsi all’heavy metal? Avete in programma qualche data nel Vecchio Continente?
“Un’altra bellissima domanda, grande! Noi abbiamo una fan base molto più grande in Europa che negli Stati Uniti. Il nostro seguito in Europa ora è più grande che mai. Per esempio quando abbiamo suonato al KIT siamo stati veramente sopraffatti dall’accoglienza ricevuta dalla folla, così come dalla quantità di fan in coda per prendere parte al meet and greet con noi. Quanto alla scena metal statunitense cofrontata con quella europea mmm, vediamo… La scena thrash qui è viva o lo è da molto tempo. Il nostro tipo di power metal sembra toccare altre corde. In Europa sembra essere più popolare che mai e molte nuove band europee riflettono quanto appena detto. E’ per questo che i nostri fan europei hanno un posto speciale nei nostri cuori. Ora come ora non abbiamo tour programmati o offerte per suonare in Europa. Speriamo, quando sarà passato un po’ di tempo dall’uscita del disco, di avere maggiori opportunità di tornare ad esibirci da voi nel 2018. Non ci resta che aspettare e vedere come andranno le cose. Il futuro ora per noi è un po’ incerto. Molto dipende dal successo che riscuoterà l’album”.

Come siete entrati in contatto con Roberto Toderico, l’artista italiano che si è occupato dell’artwork di ‘Wrath Of The Reaper’? Quanto è importante un buon artwork per rappresentare al meglio un disco ben fatto?
“Siamo stati presentati a Roberto da Roel Van Reijmersdal della VIC Records, label che ri-pubblicherà ‘Quest For Sanity’ e ‘Watery Gates’ entro quest’anno. Roberto ha prestato il suo talento a molti grandi album metal e si è occupato inoltre dell’artwork del Keep It True. La cover art è molto importante e una parte divertente del processo di creazione di un nuovo disco. Questa volta siamo stati molto fortunati ad aver potuto contare su di lui per l’artwork di ‘Wrath Of The Reaper’. Ha fatto un ottimo lavoro, catturando lo spirito e l’essenza dell’album. E’ stato molto facile lavorare con un professionista del suo calibro per tutta la durata dell’intero processo di realizzazione. In questa cover abbiamo provato a includere alcune sfumature di blu che erano state usate per i nostri primi due lavori, visto che comunque volevamo riprendere da dove eravamo rimasti con quei due album e creare una continuità visiva tra ‘No Escape’, ‘Under The Spell’ e ‘Wrath Of The Reaper’.”

Perfetto! Grazie mille per il tempo che ci hai concesso. A te lascio i saluti finali e la conclusione di questa bellissima intervista.
“Grazie a te Martino per queste domande ben pensate e per averci dato l’opportunità di fare un’intervista per voi. E un GRANDISSIMO GRAZIE ai nostri fan in tutto il mondo. Senza di loro questo nuovo album non sarebbe mai nato. E last but not least un grande ringraziamento al nostro managment europeo, nella persona di Bart Gabriel e alla label High Roller Records, per averci dato l’opportunità di registrare ‘Wrath Of The Reaper’. Saluti!”

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Discografia:
‘No Escape’ – 1984
‘Under The Spell’ – 1986
‘Quest For Sanity’ EP – 1988
‘Watery Graves’EP – 1990
‘Morbid Reality’ – 1991
‘Wrath Of The Reaper’ – 2017

Line-up:
Eddy Vega – voce
Dan Watson – chitarra
Bob Wright – chitarra
Mike Horn – basso
John Shafer – batteria

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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