Loud Reports

HARD AND HEAVY VI – Il report del festival @ Fussballplatz, Satteins – 08.07.2017

Quando si parla di festival heavy metal, è quasi un obbligo pensare alla Germania. Inevitabile, visto il ruolo di questo grande Paese nella scena internazionale, soprattutto classica. Ma non mancano gli appuntamenti interessanti anche in altre nazioni, per fortuna. E’ il caso della vicina Austria, e dell’ancor più vicina regione del Vorarlberg, 3 ore di macchina da Milano. Va in scena la sesta edizione di un festival chiamato con poca inventiva Hard And Heavy, amatoriale nello spirito e nella logistica – un’area coperta presso il campo da calcio – quando professionale nell’organizzazione e soprattutto estremamente appealing nelle scelte musicali. Band che non si vedono tutti i giorni, accomunate però da qualità e personalità. E non è in fondo un caso che oltre al vostro affezionato reporter di viaggio si sia presentato anche pubblico dall’altrettanto vicina – ma dall’altra parte – Germania.
Il compito di aprire la serata spetta ai Vibratör, band locale dedita a un heavy rock palesemente ispirato ai Motorhead. Svolgono il loro compito in modo impeccabile, scaldando a dovere il pubblico presente, già piuttosto numeroso – ma si sa, da queste parti i festival si vivono dall’inizio alla fine. Piacevole inizio per un festival che ci offre subito uno dei suoi highlight con l’esibizione dei Septagon. Guidata dal chitarra dei Lanfear Markus Ulrich, la band ci offre un classico speed metal di scuola statunitense, rafforzato dalla classe vocale di Markus Becker, singer degli Atlantean Kodex. Rispetto alle loro prime esibizioni, appaiono decisamente più sicuri on stage, ed anche il loro materiale – non per forza immediato – funziona in modo ottimale oggi. Con ‘Home Sweet Hell’ e ‘The Weight Of The World’ ci regalano un paio di pezzi che finiranno sul secondo disco, prima di concludere con la solita devastante cover di ‘Goblin’s Blade’ degli Heathen. I Sacral Rage sono la band più esotica della giornata: il quartetto di Atene è una potenza devastante on stage e nemmeno oggi fa prigionieri, con il suo power/thrash metal dall’elevato coefficiente tecnico. Chi ama Toxik e Hades ha di che divertirsi, ma non è certo la personalità che manca oggi sul palco di Satteins. Soprattutto il vocalist Dimitris K. appare in giornata di grazia, canta in modo spettacolare confermandosi anche frontman eccellente a livello di pathos e spettacolarità. Sono una delle migliori live band attualmente in circolazione, da oggi anche i metaller austriaci lo sanno. Con i Mayfair si torna a giocare in casa (letteralmente, il chitarrista Renè e il  drummer Jolly vivono a poche centinaia di metri da qui), e per un po’ si abbandonano tutti i cliché del metal. Cosa evidente già nell’outfit dei musicisti, eleganti nelle loro camicie ed impegnati a ricreare le loro atmosfere uniche e personali . Dal punto di vista tecnico, i quattro austriaci sono imbarazzanti, ma nella loro musica sono feeling e pathos a farla da padroni. E così il singer Mario ci conduce attraverso un avvincente viaggio sonoro tra pop e metal, wave e progressive, alternando come da copione lingua inglese e tedesca a sottolineare le differenti atmosfere sonore che si succedono nei loro pezzi. Con ‘Madame Pest’ arriva un classico del passato, anche se non mancano gli estratti dall’ultimo ‘My Ghosts Inside’. Con il piccolo masterpiece ‘Drei Jahre Zuruck’ si conclude un’esibizione come sempre intensa e coinvolgente, opera di una band davvero degna di guardare negli occhi i grandi del rock – di ogni forma di rock. Più forte il contrasto con i Mortician non potrebbe essere: anche loro sono di Satteins, le due band si conoscono da anni ma per la prima volta dividono il palco “di casa”. E il loro è un classico heavy metal “da caciara”, tanto quadrato quanto coinvolgente in refrain davvero immediati. Se poi consideriamo che il cantante Daniel Khan, favoriti neri e pancia da birra in bella evidenza, sa perfettamente come prendere il pubblico, capiamo che la prossima ora di musica diventa una vera e propria festa – e non è un caso che i Mortician siano alla fine la band con la partecipazione più intensa da parte del pubblico. Da ‘Shout For Heavy Metal’ al classico ‘No War’ non mancano gli highlight, comprese diverse passeggiate del leader in mezzo ai presenti. Sembra incredibile, vista la vicinanza geografica, ma quello di oggi è il primo show austriaco per i Poltergeist. La band svizzera ci ha regalato alcuni buoni album tra anni Ottanta e Novanta, e lo scorso anno con ‘Back From The Haunt’ ha piazzato un comeback di tutto rispetto. Oggi la loro setlist ci offre il meglio della loro produzione, vecchia e nuova, a mostrare una classe che certo avrebbe meritato altri riscontri anche in passato. La compattezza della band è esemplare, le influenze evidenti: non serve la camicia degli Heathen del leader V.O. Pulver, basta chiudere gli occhi e ci si trova catapultati nella Bay Area. Il frontman André Grieder non è esattamente spettacolare, ma è vocalmente ben più che all’altezza, e l’ex-Destruction Sven Vormann è una garanzia di potenza dietro le pelli. Il risultato è uno show compatto e coinvolgente, a partire dall’opener ‘Writing On The Wall’ fino alle title-track del passato, ‘Behind My Mask’ e ‘Depression’. I Poltergeist ci danno dentro, e soprattutto lasciano trasparire da ogni nota il loro entusiasmo, perfettamente colto dal pubblico presente. Ottima la loro esibizione, degna conclusione di un festival piacevole e bene organizzato, oltre che ricco di spunti di interesse. E’ stata la prima visita musicale in questa zona, ma con ogni probabilità non sarà l’ultima.

Testo e foto di Sandro Buti

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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