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H.E.A.T – Nell’occhio del ciclone

Certo con gli svedesi H.E.A.T non ci annoiamo mai: né ascoltando un album, né in studio, né durante le interviste. E allora eccoci al telefono con lo storico batterista Crash, dopo aver ascoltato l’ultima fatica in studio della band ‘Into The Great Unknown’ (qui la nostra recensione), nel bel mezzo di un temporale che fa cadere un paio di volte la linea e ci regala dei gustosi siparietti comici e citazioni di film horror quando dobbiamo ripetere le ultime parole delle frasi, coperte da inquietanti crepitii. Per fortuna, il clima non è un ostacolo alla chiacchierata e il disponibilissimo Crash ci racconta volentieri qualcosa in più su questo nuovo album, che tanto sta facendo discutere i fans.
Ciao Crash e benvenuto a Loud and Proud! Iniziamo la nostra intervista partendo dalla notevole attesa dei fans che ha decisamente alzato le aspettative per questo nuovo ‘Into The Great Unknown’…
(Crash) Ciao Fabiana! Grazie mille per il benvenuto, eh già… una lunga attesa ma devi sapere che ci sono voluti tre anni pieni di cambiamenti e duro lavoro per arrivare a ‘Into The Great Unknown’, un risultato di cui vado davvero fiero! È davvero fantastico poter tornare sulle scene, sui giornali, sul palco, è una sensazione unica e non vedevo l’ora di riprovarla.”

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Certo che di questi tre anni, praticamente due li avete passati in studio, che processo creativo c’è dietro questo nuovo album, com’è nato e come lo avete gestito per così tanto tempo?
Sì, dopo ‘Tearing Down the Walls’ ci siamo dedicati ad un’attività live davvero molto intensa, così tanti shows attraverso quasi tutti i continenti sono stati sfiancanti. Avevamo bisogno di un periodo da dedicare completamente alla stesura dei nuovi pezzi, senza dover sempre essere in giro ma comunque impegnati a scrivere nuovo materiale, dovevamo fermarci un momento e raccogliere le idee. Quindi questo è ciò che ci siamo imposti: non importa quanto tempo ci vorrà, ma finché il nuovo album non sarà pronto, niente nuovi show e niente distrazioni! Ed ecco come finalmente ha visto la luce il disco. Anche se a tutti sembrava che fossimo fermi, in realtà stavamo lavorando moltissimo dietro il sipario”

Se non sbaglio avete registrato il disco a Bangkok e avete passato lì diverso tempo, cosa vi ha spinti a scegliere la Thailandia per il lavoro in studio?
Sì, appena fuori Bangkok ed è stata un’idea del produttore Tobias Lindell, che ci aveva già lavorato e visto che ormai ci segue da anni ci fidiamo completamente di lui, abbiamo deciso di registrare in questo nuovo studio, che ormai tanto nuovo non è più, è molto conosciuto e ci hanno registrato molti artisti, anche Jamiroquai… (i Karma Sound Studios sono dei lussuosi studi di registrazione di proprietà del produttore inglese Chris Craker, aperti dal 2011, ndF) Qui potevamo usufruire davvero tutta la strumentazione di cui avevamo bisogno, è stato davvero perfetto, per non parlare della location! Spettacolare, con tutte le comodità e una splendida natura intorno, non potevamo davvero chiedere di meglio per registrare in tutta tranquillità, che è la cosa più importante.”

Sembra davvero un bel quadretto! Avete senz’altro potuto esplorare molte diverse soluzioni per il disco, infatti è un episodio molto particolare nella vostra discografia, ci sono moltissime influenze diverse dal solito, non solo l’hard rock energico a cui ci avete sempre abituati…
È vero, ma la maggior parte del cambiamento viene dall’interno dalla band, da quello che abbiamo sentito dentro di noi. Abbiamo sempre cercato di capire che cosa volevamo veramente, specialmente nei primi tre album, lasciarsi andare e cambiare non era un processo semplice, anche perché eravamo molto influenzati dalle band degli anni Ottanta che ci avevano ispirato. Ma tutto questo è iniziato dieci anni fa e da allora abbiamo fatto molta strada, adesso ci sentiamo come se potessimo davvero suonare ciò che sentiamo nostro, a tutti gli effetti. Da musicista, ascolto moltissima musica, ma ora scrivo la musica che sento più mia, quella che vorrei ascoltare e quella che mi piace di più suonare, che non mi stanca mai. Finalmente non ci chiediamo più “E questo piacerà alla gente?”, “Che cosa si aspettano?” o “Che cosa vorrebbero ascoltare?”… fuck it, noi lo facciamo così! Capisci? Vogliamo attaccare tutti gli strumenti ed iniziare a suonare, questo è lo spirito dell’album!”

E questo sembra essere il messaggio che si legge attraverso le lyrics, una spinta ad essere onesti, puri, genuini. Trovo che sia un bel messaggio, avete una grande responsabilità a parlare a così tanti ragazzi, come artisti diffondete un messaggio positivo e di questi tempi non può che far bene a tutti… se ancora la musica e l’arte hanno la loro potenza comunicativa…
Oh, sono molto d’accordo su questo aspetto! Credo sia davvero importante poter diffondere con la musica un messaggio e il messaggio di ‘Into The Great Unknown’ è proprio questo: be yourself! Certo, lo so che non è un messaggio particolarmente originale e non siamo i primi a lanciarlo, ma dieci anni fa abbiamo cominciato proprio con questo spirito. Abbiamo pensato di trovare la nostra strada a modo nostro, pazienza se non è il modo migliore, ma è il nostro. Essere genuini paga e non curarsi troppo di ciò che pensano gli altri è davvero qualcosa da capire il prima possibile per vivere bene!”

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Sono cambiate molte cose in questi dieci anni, gli H.E.A.T. di questo disco sono musicisti ed uomini molto diversi e credo si senta decisamente anche nella vostra musica. Pensi che questo cambiamento verrà compreso ed apprezzato dai fans di vecchia data, quelli che vi conoscono e vi seguono dagli inizi?
“Lo spero moltissimo, specialmente il fatto che lo apprezzino! (Ride, ndF) Il tempo passa per tutti, ma alla fine siamo sempre gli stessi ragazzi che amano l’arena rock degli Eighties, abbiamo solo qualche carta in più e ci piace sperimentare ed avere più soluzioni e più alternative. Anche da ragazzo apprezzavo molto quando un gruppo dimostrava di sapersi evolvere, senza sembrare sempre gli stessi album dopo album, dopo album, dopo album…”

Condivido l’amore per le evoluzioni, se portano a crescere e a stare al passo con i tempi. Ho visto che sui vostri social la gente ha discusso molto su queste questioni e sul suono del singolo ‘Time On Our Side’. Pensi che sia salutare mentre sta per uscire un album avere questa montagna di feedback immediati? Vi hanno scoraggiato o incuriosito? Pensi sia una cosa positiva?
Oh, è una domanda difficile, non ero preparato a doverci pensare su così tanto! (ride, ndF) Intanto bisogna rendersi conto di quanto sia grande la community che usa i social e queste nuove piattaforme per la musica, è molto facile per le persone sentirsi parte di una realtà, ascoltare un disco, condividerlo, è qualcosa che può essere positiva, ma va anche valutata con molta attenzione perché può sfuggire dal tuo controllo!”

Ma tu li leggi i commenti sulla vostra pagina? C’è qualcuno che ti fa veramente ridere o arrabbiare?
“La cosa che sento di più è un immenso calore da parte dei fans, che mi fanno capire quanto noi H.E.A.T e la nostra musica in qualche modo… contiamo davvero, per tanta gente. A volte mi fermo a pensare alla parte che abbiamo nella vita delle persone, che i commenti siano positivi o negativi, mi fanno pensare al tempo che la gente spende per noi, a quanto a qualcuno debba importare della nostra musica per venire sulla nostra bacheca a commentare, a lasciare un segno. È qualcosa che ti emoziona, sempre.”

Avete sempre avuto un rapporto speciale, strettissimo, con i fans. Siete a tutti gli effetti una live band e state per tornare sul palco per il tour del nuovo album, c’è qualche posto in particolare dove non vedi l’ora di suonare?
“Io sono solo il batterista, mi siedo lì e suono! (ride, ndF) Scherzo naturalmente, non vedo l’ora di suonare in Grecia, sai? Abbiamo un pubblico affezionatissimo lì e anche in Sudamerica, specialmente non vediamo l’ora di suonare in Brasile finalmente!”

E sui gruppi di supporto che mi dici? Formate una bella squadra?
Sì, è sempre stato importante per noi! Per questo tour avremo in Europa i Degreed e i Black Diamond, che sono band validissime e ci piacciono molto, penso che offriremo un gran bello spettacolo!”

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E noi non vediamo l’ora di vedervi all’opera! Siamo arrivati alla fine della nostra chiacchierata e rimane spazio solo per un tuo saluto finale ai lettori di Loud And Proud, che hanno letto con molta attenzione la recensione dell’album e ora sono curiosi di vedervi a Milano!
Molto bene e grazie per le tue parole! Non vediamo l’ora di suonare a Milano, ci abbiamo suonato tantissimo e fin dall’inizio, ricevendo sempre un’accoglienza stupenda! Tutti ci dicono che dovremmo suonare anche in altre città e a noi piacerebbe moltissimo, speriamo di vederci anche a Roma il prima possibile! Un saluto a tutti i lettori di Loud And Proud: yeah, è una pagina fichissima!”

Discografia:
H.E.A.T (2008)
Freedom Rock (2010)
Address the Nation (2012)
Tearing Down The Walls (2014)
Into The Great Unknown (2017)

Line-up:
Erik Gronwall – voce
Dave Dalone – chitarra
Jona Tee – tastiere
Jimmy Jay – basso
Crash – batteria

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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