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GUINEA PIG – ‘III’

I Guinea Pig sono un trio (all’erta e pieni di brio, seguiam la scia se un… ok, scusate!) e suonano un hard rock pregno di blues e vibrazioni settantiane. Per chi vi scrive questo è già un valore aggiunto ed un 70 di default. Ora vediamo cosa ha fatto in modo che si sia giunti ad un 85. Nati come tributo a Stevie Ray Vaughan, gli amici di Brescia trovano presto la propria strada ed il desiderio conseguente di scrivere pezzi propri che esprimano la loro (comunque derivativa) identità. Suonano come una versione più grezza e meno educata dei Firebird, con un sound che puzza di Fender e sudore. Stefano Reboli, voce e chitarra, è un talentuoso chitarrista…su questo non ci piove. Stefano suona con il sangue che ribolle nelle vene…si sente, e suona con quel piglio “di pancia” che distingue i chitarristi freddamente iper-tecnici dai chitarristi che “sentono” ogni fottuta note che vibra sotto i loro polpastrelli. Si dice che la chitarra sia uno degli strumenti più passionali esistenti, perché quello che teniamo più vicino al cuore; non possiamo che essere d’accordo (maggiore o minore?) con questa frase, dopo aver sentito Stefano. Impressionante. Stefano suona a dita, emulo di quel Richie Kotzen che non pago di essere uno dei più grandi virtuosi al mondo, decide di rivoluzionare la propria tecnica passando dal plettro alle dita. Stefano lo ricorda molto, moltissimo. La musica dei Guinea Pig trasuda blues, soul e groove funky, debitrice del sopra-citato Kotzen, della matrice “vaughaniana” e dell’onnipresente Hendrix. Ovviamente a cascata arrivano Firebird e Gov’t Mule. La sezione ritmica è quello che dovrebbe essere in un power-trio, ovvero un qualcosa di così “pieno” e “carico” da non far rimpiangere nessun altro strumento. Samuele ed Andrea suonano alla grande, con un tiro ed un groove da manuale. La voce di Stefano è graffiante, perde in estensione e “bellezza” del timbro, ma è perfetta per il genere proposto: roca, sporca, blues. Insomma parafrasando il mitico film ‘Mississipi Adventure’, per “fare blues serve il kilometraggio” ed i Nostri ce l’hanno eccome, al punto di essersi imbarcati per un viaggio verso gli states, per jammare e suonare con musicisti locali. Inutile citare qualche brano, data la splendida omogeneità qualitativa dei brani qui presente: potremmo dire che chitarristicamente l’impronta “kotziana” è bene presente nel brano ’12 Bat Blues’ e ‘Surely Nuthin” e che fondamentalmente la band (nel caso non l’aveste capito) possiede un tiro più unico che raro. Disco che suona fresco, nonostante le vecchie influenze. Da ascoltare fumando e bevendo, con una telecaster sulle ginocchia.

Tracklist:
01. Broken Glass
02. Mirror Clock
03. Stoned Smile
04. Kitchen Love
05. LK
06. Peace One
07. Loud Rhino
08. 12 Bat Blues
09. Surely Nuthin’
10. All Over (Again)
11. Don’t Mess With None

Line-up:
Stefano Reboli – voce, chitarra
Samuele Trivella – basso
Andrea Sabatti – batteria

 

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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