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GRIM REAPER – See you in Hell!

A pochi giorni dalla loro data di Londra in occasione del lancio della nuova compilation NWOBHM ‘British Steel’, siamo riusciti a chiacchierare al telefono con il leader dei Grim Reaper, Steve Grimmett. Abbiamo parlato dell’ultimo album ‘Walking In The Shadows’, ma anche di come ha saputo reagire quasi eroicamente all’amputazione della gamba lo scorso inverno. I Grim Reaper saranno la band di punta durante la serata-showcase per presentare l’uscita di ‘British Steel’. Questa compilation ci aiuta a tastare il terreno di questo ritorno in pompa magna della scena NWOBHM nel Regno Unito. Ti senti un po’ il padrino di questi ragazzi?
“(Steve Grimmet) Ahah… Un po’ sì penso! Chiaramente oggi è tutto diverso perché una volta le etichette mettevano a disposizione molti soldi per fare musica e oggi questo non succede più. Però oggi abbiamo a disposizione i social media ed è fantastico perché ne abbiamo il controllo totale come band. Quindi sì, mi vedo un po’ come un padrino per questi ragazzi e sono curioso di vederli suonare al più presto!”

grim reaper balingen

Hai già ascoltato i brani di queste band? Cosa ne pensi?
“Non sono ancora riuscito ad ascoltare niente in quanto devo ancora ricevere una copia del cd. Sicuramente le ascolterò e magari ci sarà anche occasione di incontrare alcune band per fare una bella chiacchierata e dare loro dei consigli.”

Parliamo dei Grim Reaper adesso! Il nuovo album ha riscontrato un grande successo sia da parte del pubblico che della stampa ed è sicuramente uno dei migliori album metal usciti di recente, scritto da una band che effettivamente ha fatto parte della scena negli anni Ottanta. Mi puoi raccontare qualcosa a proposito del songwriting? Preferisci dei brani in particolare?
“Non ho canzoni preferite in particolare perché mi piacciono tutte quante! Il processo è stato leggermente diverso questa volta: i brani sono stati scritti da me e Ian (Nash, ndr) nel mio studio e, una volta terminati, li abbiamo fatte ascoltare al resto della band e loro hanno aggiunto le loro parti. Come dicevi prima, siamo una band “old school” e quindi volevamo essere sicuri di aver composto qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto in passato. Penso che siamo riusciti a farlo e non solo mediante il processo di scrittura: anche l’esecuzione è stata parte di questo. Per esempio, molte band usano drum machine e suoni campionati in fase di registrazione, mentre noi abbiamo registrato le batterie in modo classico: quello che senti sul disco è esattamente quello che abbiamo registrato, senza aver modificato niente. Abbiamo usato esattamente lo stesso procedimento per le chitarre, il basso e la voce – anche se non c’è molto da fare quando registri le parti vocali (ride). Praticamente è come se tutto fosse stato suonato dal vivo e registrato in presa diretta.”

Quindi il metodo è stato quello classico della registrazione analogica, ma avete semplicemente usato strumentazione digitale.
“Sì, oggi registriamo in digitale ma il procedimento è sempre lo stesso. Posso garantire questo al 100% perché sono stato io il tecnico a registrare tutto in studio e poi il nostro amico Pete (Newdeck, ndr) lo ha mixato. Quindi, alla fine della fiera, è un disco old school dall’inizio alla fine!”

Di recente avete avuto l’occasione di avere Nick Bowcott (storico chitarrista della band, ndr) sul palco come ospite. Com’è stato averlo di nuovo accanto su un palco?
“Sì, abbiamo fatto due show, uno a Phoenix e uno a Los Angeles. È stato molto bello suonare con lui dopo tutto questo tempo e andiamo ancora molto d’accordo, quindi è stato un piacere rivisitare i vecchi tempi con lui!”

Nell’ultimo anno ne hai passate delle belle con la tua gamba e qui a Loud and Proud ci siamo preoccupati molto per te, ma non appena abbiamo avuto occasione di vedere i video del tuo ritorno sul palco siamo stati letteralmente spazzati via dalla tua reazione a questo inconveniente! Sei tornato in pista in men che non si dica e con che energia!
“Sai, la vita ti mette davanti queste situazioni a volte e tu puoi scegliere se affrontarle e continuare la tua vita oppure rannicchiarti in un angolo e morire: io non sono una di queste persone che non reagiscono. Io amo stare sul palco, amo suonare per i nostri fan e mai e poi mai ci avrei rinunciato. È stata dura fin dall’inizio, dall’affrontare l’operazione fino a, più profondamente, essere in grado di fare i conti con quello che mi è successo nella sua totalità, poi successivamente essere pronto a fare la riabilitazione. Fortunatamente una volta tornato a casa ho potuto contare sull’aiuto di mia moglie Millie – e questa è la mia prima occasione per poter dirle pubblicamente grazie. Giorno dopo giorno la mia situazione sta migliorando e riesco a fare un sacco di cose in più con l’aiuto della protesi: me ne stanno costruendo una nuova in questi giorni!”

In fondo c’è anche un lato positivo in questa vicenda: dall’essere il frontman di una band di culto sei diventato una sorta di eroe per tutta la comunità metal, la quale si è stretta attorno a te supportandoti al 100%…
“Questo è proprio vero e ricevo messaggi ancora adesso da persone che non si erano accorte di quello che mi era successo e offrono il loro aiuto. Quello che chiedo loro è semplicemente di venirmi a vedere ai concerti! (ride) Non ne abbiamo fatti moltissimi quest’anno, ma nel 2018 torneremo in pista a tempo pieno. Non abbiamo suonato tantissimo proprio perché volevo essere sicuro di essere in grado di farcela: non è solo una questione di farcela a stare sul palco, ma ora dobbiamo anche preoccuparci di trovare hotel e locali attrezzati per chi ha problemi di mobilità, dobbiamo capire se riesco a salire e scendere dagli aerei agilmente, ecc. È una cosa monumentale da coordinare, ma sta diventando sempre più semplice con il passare del tempo.”

Pensi che questo “incidente” abbia cambiato la tua vita? Apprezzi di più le piccole cose rispetto a prima o hai una prospettiva diversa del mondo ora?
“Sicuramente qualcosa è cambiato. Innanzitutto essere inondato dai messaggi dei fan quando tutto è successo è stata una piacevole sorpresa e ancora adesso sono molto contento! Alla fine il problema che ho avuto non è insormontabile e piano piano arriverò al punto in cui mi sentirò abbastanza sicuro da riuscire camminare senza bastone, senza inciampare o rischiare di cadere così spesso. Vi prometto che ci riuscirò!”

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Nei video delle recenti esibizioni ai festival Keep It True e Bang Your Head ti abbiamo visto cantare con un microfono ad archetto, come ti trovi?
“L’idea mi è venuta qualche mese fa quando ho realizzato che, dovendo usare almeno un bastone per muovermi, non avrei più potuto usare le mie mani liberamente sul palco. Inoltre, inizialmente volevo usare entrambe le stampelle, quindi sarebbe stato impossibile usare un microfono normale. Devo dire che mi piace un sacco e penso che continuerò ad usarlo anche quando sarò in grado di camminare senza bastone perché mi permette di avere un diverso impatto sul pubblico.”

Vuoi dire qualcosa ai lettori di Loud and Proud?
“Voglio innanzitutto dire grazie a tutti i fan che sono stati dalla mia parte e hanno comprato l’album! Stiamo prendendo accordi per venire a suonare in Italia, probabilmente a gennaio, e non vedo l’ora di vedervi!”

Discografia:
See You In Hell (1983)
Fear No Evil (1985)
Rock You To Hell (1987)
Walking In The Shadows (2016)

Line-up:
Steve Grimmett – voce
Ian Nash – chitarra
Mart Trail – basso
Paul ‘Needles’ White – batteria

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

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