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GRAVE DIGGER – Metal Brings Salvation!

E’ bello trovare la convinzione nelle parole di un musicista. Tanto più quando si parla di una band che è sulla scena da oltre trent’anni. E’ quello che accade con Chris Boltendahl e i suoi GRAVE DIGGER. Il nuovo ‘Healed By Metal’ mostra una freschezza per certi versi sorprendente, proprio come la potenza che esce dai suoi solchi digitali. E noi abbiamo approfittato della disponibilità del vocalist germanico per approfondire il discorso…

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Come tante altre volte in passato, ‘Healed By Metal’ ci offre una buona dose di classico, classicissimo heavy metal…
“E’ un disco che sintetizza alla perfezione quello che i Grave Digger sono oggi. Un disco di puro e semplice heavy metal, con le chitarre in primo piano, ma anche cori potenti ed atmosfere oscure. E’ quello che i fan vorrebbero sentire da noi, ma è anche quello che noi vorremmo suonare. Possiamo dire che è la continuazione di ‘Return Of The Reaper’, visto che tra i due dischi le similitudini non mancano. Solo, come sempre nella nostra carriera, abbiamo cercato di fare un altro passo avanti sotto ogni aspetto.”

Con ‘Healed By Metal’ avete messo ancora da parte il concept album, che spesso vi aveva accompagnato in passato… 
“Diciamo che forse avevamo esagerato coi concept album. O semplicemente che era arrivata l’ora di smettere. Ne abbiamo fatti tanti, in diverse fasi della nostra carriera, ma questo evidentemente non è il momento. Da un lato ti stimolano e ti danno grande soddisfazione quando li completi, dall’altro ti legano in fase di composizione. Per questo con ‘Return Of The Reaper’ siamo tornati più liberi sotto questo aspetto, e ora con ‘Healed By Metal’ siamo andati ancora oltre. Ogni pezzo fa storia a sè, anche se ovviamente ci sono temi che tornano, come sempre nella nostra storia.”

Un titolo come ‘Healed By Metal’ è abbastanza esplicito per quanto riguarda le vostre intenzioni…
“Il titolo è nato in occasione di un festival a Mosca, nel 2014. Abbiamo suonato vicino a un grande ospedale, e parlando con il tour manager alla fine dello show gli ho detto che i pazienti saranno stati stanchi dopo dieci ore di heavy metal. Lui ridendo mi ha detto che no, erano stati guariti dall’heavy metal! Il titolo è nato in quel momentol prima ancora che pensassimo al disco. Ma chi non è stato salvato dall’heavy metal? Tutti noi, in un certo senso. L’heavy metal ci ha salvato e ci salva ogni giorno, dai problemi della vita. Ci porta in un’altra dimensione, per una canzone o per un concerto. Questo è il nostro tributo al genere che abbiamo sempre suonato e che suoneremo fino alla fine.”

Con ‘Ten Commandments Of Metal’, poi, avete provato a trasformarvi nei Manowar…
“Dici? E’ un pezzo diretto e anthemico, che sicuramente funzionerà molto bene dal vivo. Non so se ricordi i Manowar, di certo è molto immediato. E non è uno scherzo, ci crediamo veramente, tanto che i dieci comandamenti del metal li abbiamo anche messi nelle pagine centrali del booklet del CD. Vallo a leggere quando ce l’hai…”

Lo farò, senza dubbio… Su ‘Healed By Metal’ ci sono anche testi un po’ più profondi, e vagamente biografici, come ‘Hallelujah’
“E’ una canzone che nasce dalla mia esperienza diretta, anche se non personale. Da ragazzo sono stato in un collegio cattolico, dove c’era un frate – fratello Markus, ricordo – di cui si diceva avesse comportamenti davvero poco cristiani nei confronti dei ragazzi che gli erano affidati. Poi, purtroppo, tutto si è rivelato reale. Io non ho mai avuto a che fare direttamente con lui, ma ho cercato di trasmettere la rabbia che si deve avere contro certi soggetti che abusano della fiducia che gli viene concessa. Persone del genere devono pagare, e tanto.”

Torniamo all’aspetto musicale. Hai già accennato ai collegamenti tra ‘Healed By Metal’ e ‘Return Of The Reaper’. Quali sono invece le differenze che si possono mettere in luce?
“E’ un disco ancora più diretto, probabilmente anche più potente. Abbiamo cercato di renderlo il più fresco possibile anche nel modo di lavorare: ci siamo trovati per una settimana tutti assieme, come si faceva ai vecchi tempi e come avevamo fatto per l’ultima volta per ‘Tunes Of War’. Abbiamo provato, abbiamo suonato, ci siamo scambiati idee faccia a faccia. Qui è nata la struttura dei pezzi, che poi sono stati man mano raffinati. Ma il disco è nato in quei sette giorni. Per questo ‘Healed By Metal’ è un disco ancora più compatto e potente rispetto al suo predecessore. Come spirito trovo che ricordi un po’ ‘The Reaper’, ma in generale ha molto in comune con i dischi del nostro passato.”

Può essere che la recente esperienza di ‘Exhumation’ vi abbia influenzato in questo senso?
“Probabilmente sì, perché siamo andati a riscoprire le nostre radici, quelle di brani semplici e diretti, pensati per l’headbanging più che per ogni altra cosa. E questo magari ci è rimasto in testa nel momento di comporre ‘Healed By Metal’. ‘Exhumation’ è un disco nato quasi per caso. La Napalm voleva celebrare i nostri trentacinque anni di storia con una compilation o qualcosa di simile, noi abbiamo preferito fare qualcosa di speciale, come è nella nostra tradizione. Non è un mistero che i nostri primi dischi erano registrati tutto tranne che bene, e così ci siamo presi la briga di riprenderli e rimetterli su CD. Abbiamo fatto qualche modifica qua e là, soprattutto alle parti di chitarra, ma poca roba. Certo che Axel si è trovato a suonare cose davvero semplici per i suoi standard!”

Giusto, proprio la prova di Axel Ritt su ‘Healed By Metal’ mi  pare assolutamente maiuscola…
“E’ un grandissimo chitarrista, e non devo essere io a dirlo. Ma in ogni disco che fa con noi si avvicina sempre più al concept dei Grave Digger, personalizzandolo ma senza mai snaturarlo. Le sue basi musicali sono diverse, inutile negarlo, ma questo diventa un punto di forza perché ha sempre un approccio diverso, e i nostri brani diventano più ricchi grazie a lui. Senza contare che come solista è imbattibile, e basta sentire un pezzo qualsiasi di ‘Healed By Metal’ per accorgersene.”

Hai citato prima il traguardo che avete raggiunto, quello dei trentacinque anni di carriera. Cosa significa per te?
“Significa molto, perché in questi trentacinque anni sono successe tante cose. Belle ma anche brutte, per me e per la band. Ma alla fine non abbiamo mai mollato, anche quando abbiamo fatto scelte sbagliate abbiamo avuto la forza di tornare sui nostri passi per riprendere la strada giusta. E’ cambiato tutto, è cambiato il mondo attorno, ma l’heavy metal esiste ancora, e con l’heavy metal esistono i Grave Digger. Abbiamo tanti fan di allora, ne abbiamo guadagnati di nuovi nel tempo, ma ancora abbiamo la forza di guardare in avanti, perché amiamo la musica che facciamo. E’ questo che ci muove, fin dall’inizio: la musica non è un calcolo, ma una passione. Per questo i Grave Digger sono sempre stati una band, e non diventeranno mai Chris Boltendahl che suona con dei session men. L’heavy metal ha bisogno di vere band, di progetti ce ne sono fin troppi in altri generi!”

Chiarissimo… So che recentemente vi siete tolti alcune soddisfazioni negli States…
“Abbiamo fatto il nostro primo tour vero e proprio, alla fine del 2016, assieme ai Blind Guardian. In passato avevamo fatto delle date sparse, ma mai un vero e proprio tour. E’ stato grande, ci siamo divertiti tantissimo ed anche il pubblico. Vedi che dopo tutto questo tempo ci sono ancora cose da scoprire?”

Senza subbio… Parliamo delle prossime attività live da questa parte dell’Oceano?
“Volentieri, stiamo per partire in tour in giro per l’Europa, anche se non passeremo per l’Italia almeno per il momento. In Italia saremo, a Milano per la precisione, a luglio quando parteciperemo a un festival assieme ai Blind Guardian. Sarà divertente, il pubblico italiano ci ha sempre amato e credo che ci divertiremo tutti insieme ancora una volta. Come nel resto dell’Europa del Sud, il pubblico è molto caldo, ed è un piacere ogni volta tornare. Sono sicuro che sarà una bella giornata di heavy metal per tutti!”

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Line-up:
Chris Boltendahl – voce
Axel Ritt – chitarra
Jens Becker – basso
Stefan Arnold – batteria
Marcus Kniep – tastiere

Discografia:
Heavy Metal Breakdown (1984)
Witch Hunter (1985)
War Games (1986)
The Reaper (1993)
Heart of Darkness (1995)
Tunes of War (1996)
Knights of the Cross (1998)
Excalibur (1999)
The Grave Digger (2001)
Tunes of Wacken – Live (2002)
Rheingold (2003)
The Last Supper (2005)
25 to Live (2005)
Liberty or Death (2007)
Ballads of a Hangman (2009)
The Clans Will Rise Again (2010)
The Clans Are Still Marching (2011)
Clash of the Gods (2012)
Return of the Reaper (2014)
Exhumation (2015)
Healed by Metal (2017)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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