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GRAVE DIGGER – L’anteprima di ‘Healed By Metal’

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Non manca molto alla pubblicazione di ‘Healed By Metal’, nuovo disco dei veterani Grave Digger. Grazie alla disponibilità della Napalm, che pubblicherà ufficialmente l’album il prossimo 13 gennaio, abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo, raccogliendo in contemporanea qualche impressione dalla viva voce del “becchino capo” Chris Boltendahl…

“E’ un disco molto spontaneo, più diretto e potente rispetto alle nostre ultime release. E’ anche un disco che è nato in modo molto veloce, quasi fosse davvero il momento per i Grave Digger di fare un album del genere. Ha tutti i trademark della band, riff molto potenti, melodie oscure e cori potenti. E’ il disco che rappresenta esattamente quello che sono oggi i Grave Digger, in linea con la tradizione della band ma ancora con molta voglia di guardare avanti. Non è un disco nostalgico, anche se ci sono elementi che magari potrebbero ricordare ‘Tunes Of War’…”

Ma procediamo con ordine, ecco le nostre impressioni pezzo per pezzo, in attesa di tornare in modo ancor più dettagliato sul disco quando questo verrà reso ufficialmente disponibile…

‘Healed By Metal’ – Pezzo d’apertura e primo singolo virtuale del disco (qui il video), è un brano anthemico che fa onore al suo nome e che apre il disco nel modo migliore che si potesse immaginare. Un coro marcato e un ottimo assolo di Axel Ritt completano l’opera e ci regalano il primo highlight dell’album;

‘When Night Falls’ – Si apre cadenzata con un vago alone sinistro, che poi evolve in un chorus quadrato ed altrettanto anthemico. Un pezzo solido che forse pecca un po’ di dinamismo ma si lascia assolutamente ascoltare.

‘Lawbreaker’ – I Grave Digger iniziano ad accelerare un po’ il ritmo con questa classica cavalcata metallica, che forse non ha nulla di sorprendente, ma che di certo di rivelerà uno smasher efficace in sede live. Diretti e potenti, come la band che tanti di noi hanno imparato ad amare nel tempo.

‘Free Forever’ – Si apre con un vago flavour epico, che poi evolve in un refrain davvero immediato, che potrebbe anche essere stato scritto dagli Hammerfall – ma la voce di Chris Boltendahl è unica e inimitabile e riporta il pezzo su classici binari Grave Digger. Anche qui, da segnalare l’ottimo guitarwork di Axel Ritt – grande feeling da parte del biondo axeman.

‘Call For War’ – Ritmi un filo più serrati per questo brano, che conferma la “deriva” anthemica e corale del disco, piazzando un altro refrain davvero memorabile, che assieme al solido e variegato drumming di Stefan Arnold piazza anche questa traccia tra le meglio riuscite del disco.

‘Ten Commandments Of Metal’ – Il titolo dice molto, se non tutto. E cosa attendersi se non un brano assolutamente anthemico, oltre che – a sorpresa – rolleggiante, con un chorus che strizza l’occhio all’hard ottantiano e un testo che potrebbe fare concorrenza ai Manowar. “Stay True” ci dice la band, e ci mancherebbe altro.

‘The Hangman’s Eye’ – Qui il titolo potrebbe far pensare ad atmosfere horror, anche se in realtà il brano si rivela un altro classico inno heavy metal nel più puro stile Grave Digger, costruito su una strofa medio-veloce e un chorus quadrato e assolutamente immediato. Ennesimo grande assolo di un Axel Ritt che si conferma assolutamengte calato nella parte.

‘Kill Ritual’ – Un accenno di melodia estraniante all’inizia, poi l’ennesima classica cavalcata in stile Grave Digger, con un Chris Boltenfahl più sporco che mai nella voce – a tratti pare Lemmy… Tutto cambia nel refrain, immediato e dinamico come nei migliori momenti della storia della band. Un contrasto che funziona particolarmente bene, dando vita forse al pezzo più azzeccato dell’intero disco.

‘Hallelujah’ – Atmosfere un po’ più cupe, legate con ogni probabilità a un testo che parla di violenza. Ma il pezzo si rivela comunque dinamico e immediato come quello che lo ha preceduto, confermando il colpo di coda finale di un disco che a sua volta certifica un ritrovato stato di salute per la band. Axel Ritt, altro solo azzeccatissimo.

‘Laughing With The Dead’ – Il compito di chiudere il disco spetta a uno dei suoi brani più lunghi e anche più cupi. Un brano che comunque non rinnega il carattere di immediatezza e anthemicità che ricorre per tutto l’album, nonostante un refrain decisamente sinistro e un breve break dal tono inquietante. Degna chiusura del disco, senza dubbio.

 

Che dire del dico nel suo complesso? Che riprende a grandi linee il percorso che la band ha intrapreso con ‘Return Of The Reaper’, mettendo ancor più in evidenza l’immediatezza e la cantabilità dei pezzi, senza per forza rinunciare al dinamismo. Che a livello di songwriting mostra una discreta varietà, nonostante siano presenti tutti – tutti – i trademark dei Grave Digger. E che dal punto di vista chitarristico, forse ci offre la migliore performance di Axel Ritt da quando è entrato nella band: ogni suo solo è un piccolo gioiello di gusto, ancor prima che di tecnica. ‘Healed By Metal’ è un disco che piacerà ai fan dei Grave Digger, e anche molto…

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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