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GOTTHARD – Hard as a Mountain

Poche ore prima dell’incendiario show dei Gotthard all’Alcatraz di Milano abbiamo avuto il piacere e l’onore di farci una lunga chiaccherata con Marc Lynn, disponibile bassista della band elvetica. Ecco il resoconto di questa intervista a 360° – raccolta da Martino Brambilla Pisoni, con brevi incursioni da parte di Luca Bernasconi – in cui si è parlato di GOTTHARD, Svizzera e rock in generale, ovviamente assistiti nel pensiero e nel cuore da chi ci ha osservato ed ascoltato tutto il tempo dal suo “piece of Heaven”.

Iniziamo dalla celebrazione dei primi 25 anni di Gotthard, traguardo ben evidenziato anche dal titolo, ‘Silver’, del vostro ultimo disco. Vi sareste mai aspettati di raggiungere questa invidiabile meta?
“(Marc Lynn) Logicamente quando abbiamo iniziato a suonare con la band non sapevamo ancora quanto sarebbe durata la nostra storia. Inoltre non è mai stata una cosa importante, perché avendo appena cominciato non gli dai troppo peso. Hai così tanta strada davanti a te che ovviamente non ci pensi. Vai avanti a fare dischi, tour ed ancora dischi ed appena ti fermi a pensare realizzi che, cacchio, sono passati 25 anni! Abbiamo avuto tantissimo successo, trascorso bei momenti ed altri meno, ma ovviamente siamo molto orgogliosi. 25 anni sono quasi la metà di una vita, è una lunga storia che ti rende felice e fiero di essere sempre insieme alle stesse persone con cui hai cominciato.”

In quale momento avete realizzato che sareste diventati “I Gotthard” che conosciamo noi oggi?
“Guarda ci sto pensando su… potrebbe essere successo con il terzo album ‘G.’ o addirittura con ‘Lipservice’. Quando noi abbiamo iniziato, il genere che suonavamo era morto. Si pensava che il rock non sarebbe stato più proposto da nessuna parte. Con ‘Lipservice’ abbiamo ripreso la nostra strada, dopo che con un paio di album anteriori ci eravamo spostati verso lidi più “pop”, spinti anche dalle pressioni dei produttori. In ‘Lipservice’ ci sono tante belle canzoni come ‘Anytime Anywhere’ e ‘Lift U Up’. In quel disco c’è molto carattere, in quanto volevamo dimostrare che avremmo potuto fare tutto ciò che volevamo, senza scusarci con nessuno e consapevoli della nostra esperienza. Lì abbiamo iniziato ad avere il coraggio e la forza di provare, di alzare la testa e di dire “questi sono i Gotthard. Punto.”

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E come vi immaginate fra… magari altri 25 anni? (risate, Nda)
“Io credo che tu devi andare avanti a fare musica finché ti piace. Il divertimento non deve trasformarsi in stress o autocompiacimento. Non voglio arrivare al punto di vedere la gente girarsi dall’altra parte quando saliamo su di un palco perché siamo diventati una band dozzinale. A quel punto lì, se la gente ti vede in questo modo, devi smettere.”

Quindi mi pare di capire che il parere del vostro pubblico ha un grande peso…
“Certo, ma dipende molto anche da noi. Se noi portiamo avanti sempre una certa qualità, manteniamo il nostro stile e la nostra direzione e rispettiamo valori come l’amicizia tra tutti noi, come il divertirsi on stage, fare dei bei cd… beh, finché riesci a mantenere certi standard qualitativi a cui la gente è abituata andrà tutto bene. Le persone si gireranno metaforicamente dall’altra parte quando sarà questa qualità a mancare, nonostante tu continui a ritenerti la più grande rockstar del mondo. Lì sì che sbagli.”

Cosa ci puoi raccontare dell’ultimo ‘Silver’?
“Abbiamo avuto un primo incontro per buttare giù le idee e per capire che direzione dare all’album nell’agosto del 2015. Volevamo tirare fuori un sound che potremmo immaginare in mezzo tra ‘Firebirth’ e ‘Bang!’. Senza tralasciare una buona dose di influenza degli anni ’70.”

Infatti l’ho trovato personalmente molto blues come suono, molto USA…
“Sì, esatto! Anche a livello di approccio abbiamo guardato molto al passato, agli anni ’60 – ‘70. Non abbiamo scritto le canzoni partendo necessariamente da un riff, ma anche basandoci su di un arpeggio o un giro di accordi. Potrei quasi affermare che ‘Silver’ riassuma i 25 anni della band, contiene qualcosa di ogni nostro disco. C’è un ritorno a quando noi stavamo imparando a suonare i nostri strumenti. I nostri album non sono mai uguali tra loro. C’è quello più duro, quello più positivo, quello più oscuro… vanno sempre in direzioni diverse.”

Potremmo quasi parlare di un’ossimorica “evoluzione verso il passato”.
“Sì, abbiamo provato a compiere un’evoluzione. Su ‘Silver’ ci sono anche molti brani che potrebbero essere tranquillamente dei singoli. In fase di mixaggio non ti accorgi. Sei concentrato sul sound, se lo fai troppo rock magari è troppo duro, se lo fai più leggero alla gente non piace. Ci sono magari cinque brani che possono essere un singolo, e decidere quale scegliere è stato difficile. Abbiamo impiegato circa otto mesi, cinque per scrivere le canzoni e tre per registrazioni e mix. E’ andato tutto molto liscio, dato che nella band ci conosciamo ormai bene ed avendo Leo ricoperto il ruolo di co-produttore. Successivamente è caduto l’anniversario dei 25 anni e quando abbiamo cercato il titolo è venuto spontaneo chiamarlo ‘Silver’. Prima di quel momento non avevamo mai avuto un titolo completo, ma poi abbiamo pensato ai 25 anni ed allora il titolo è venuto da sé. Come ti dicevo non ci siamo mai fermati a pensare al tempo trascorso, ma dopo l’ultimo tour la gente ha iniziato a ricordare questo traguardo ed è lì che abbiamo realizzato anche noi.”

Beh visto che avete appena celebrato le nozze d’argento, speriamo che possa uscire un giorno il disco intitolato ‘Gold’ (Risate, Nda.)
“Ahah, beh sì speriamo. Come ho detto prima: se riusciamo a fare bella musica ed a muoverci sul palco…chi lo sa!”

Avrete degli show speciali in Svizzera con Krokus e Shakra. E’ un’idea nata in occasione del vostro 25° anniversario?
“No,no. Abbiamo deciso di fare questi concerti perché era finalmente ora che le tre più grandi rock band svizzere suonassero insieme. Noi faremo uno special show durante gli open air estivi, proponendo vecchi brani poco suonati e… beh purtroppo non posso ancora anticiparti molto. Dev’essere una sorpresa! Ci saranno un paio di ospiti, presenti o non presenti…”

(Luca) Io ricordo che ai tempi, quando c’era ancora il povero Steve, ebbi modo di parlare con lui e con Leo e venne fuori che in Italia avete all’inizio fatto molta fatica a farvi conoscere, nonostante la Svizzera confini con il nostro paese. Prima degli anni duemila non c’è stato proprio verso di riuscire a sponsorizzare meglio la vostra musica qui da noi?
“No, per niente. Abbiamo provato anche a suonare nei piccoli club, ma anche lì niente. La casa discografica dei tempi non aveva fatto nulla per promuoverci da voi. Non c’erano i nostri dischi nei negozi, il terzo disco era uscito con la foto promozionale del primo…un vero casino. Proprio un casotto! La nostra promozione era rivolta principalmente a Svizzera, Germania e Austria. Ci è successa la stessa cosa anche in Belgio ed Olanda per esempio… Poi è arrivato ‘Lipservice’ e per noi si è aperto un mondo. Ah, mi ricordo tra l’altro che avevamo aperto gli Ac/Dc a Torino nel 2001 e, mentre tornavamo a casa dopo lo show, in radio celebravano il concerto degli Ac/Dc ed anche del gruppo spalla, senza però sapere nemmeno il nostro nome. Per noi è stato uno shock… pensi “ ma noo, non è possibile!.”

(Luca) Beh ai tempi ancora non c’era internet come ora, mancavano i social…
“Sì, ma lì nessuno ha lavorato a dovere. Bastavano una telefonata, un fax, un qualsiasi cosa… se volevi informarti su di noi lo facevi, ma non volevano!! Oggi i problemi invece sono altri. Abbiamo vistro inoltre che in Italia è molto dura per il nostro stile musicale: al sud si ascoltano altri tipi di musica, al nord invece suoni se va bene a Milano, già arrivare a Roma o Firenze è quasi impossibile. Abbiamo sempre provato a suonare a Roma, ma concerti con più di 500 persone non ne abbiamo mai fatti.”

(Luca) Infatti il sud è più avvezzo a sonorità estreme, come il thrash ed il death metal.
“Esatto! Provi qualche anno a vedere come va, ma se dopo tre o quattro tour continui ad investire senza avere un ritorno ti fermi e lasci stare. Se non va avanti non va avanti. Vediamo ora come andrà, la speranza non muore mai.”

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Comunque in questo tour le date sold-out sono state molte…
“Sì, e devono arrivare ancora un paio di sold-out. Prima finiamo il tour e poi vediamo bene come è andata, ahaha. Stiamo andando bene, logicamente febbraio, con i suoi sbalzi di temperatura, non è il miglior mese per i cantanti. Nic era un po’ infiammato questi giorni, vediamo stasera come va… (E’ andata benissimo, tranquilli. Nda). Per ora è andato tutto bene, preghiamo per la fine del tour, ahaha.”

Una domanda sulla vostra nazione: quanto la Svizzera ha aiutato voi e quanto voi avete aiutato la Svizzera? Che rapporto avete con il vostro paese?
“I nostri fan sono molto attaccati a noi, ha fatto un grande lavoro Steve all’inizio ed ora noi continuiamo la sua opera. Le istituzioni e la politica non ci hanno aiutato per niente, invece. Proprio nulla, nessun supporto!”

Ma perché i Gotthard non erano conosciuti nelle alte sfere o pensi facessero proprio apposta ad evitarvi?
“Semplicemente la musica in Svizzera non è vista come una professione,non ancora almeno… I nostri fans ci hanno aiutato tantissimo, negli anni ’90 eravamo l’unica rock band sopravissuta alle mode e con album sempre al numero uno nelle classifiche svizzere. Abbiamo portato una certa qualità che ci ha permesso di conquistare i nostri fans. Abbiamo fatto anche degli unplugged, delle feste private, dei live in piazza. La gente mormora ed in questo caso a noi è servito, c’era e c’è simpatia nei nostri confronti. In Svizzera c’è ancora una dimensione “da piccolo paese”. La gente parla e tutti sanno tutto degli altri. Per questo non siamo mai stati intoccabili, non ci siamo mai comportati da rockstar che vivono in un’altra dimensione. Eravamo sempre lì in mezzo alla gente, parlando coi fan e stando a contatto con loro. La nostra vita è la musica ed io non voglio essere visto più “grande” di quello che sono in realtà. Io voglio essere apprezzato per la mia musica. Voglio vivere la mia vita comodamente e non fingere una vita che non sarebbe la mia. Siamo sempre stati autentici, anche nel suonare.”

Quindi questa dimensione un po’ “paesanotta” potrebbe avervi aiutato a mantenere sempre i piedi per terra?
“Sì, ha aiutato molto. Infatti ogni nostro disco appena usciva arrivava in prima posizione nelle chart. Allora significa che hai lasciato qualche traccia. Da ciò nasce il rispetto verso i fans, perché sai chi ti apprezza veramente. Non si sputa nel piatto dove si mangia. E capitano volte dove magari non sei in forma, sei un po’ lunatico, ma nonostante ciò devi sempre essere rispettoso nei confronti degli altri. Noi ricambiamo il rispetto che ci danno i fans. Se li tratti bene loro trattano bene te.”

Beh, è il Karma…
“Sì, esatto!!”

Tornando un momento agli show con Krokus e Shakra… avete mai pensato di intraprendere un tour in altri stati con queste due band?
“Sì, ma non funzionerebbe. Gli Shakra non hanno ancora la disponibilità economica per imbarcarsi in una tournée. Purtroppo i costi sono alti. Ed anche i Krokus avrebbero dei problemi ad investire su così tante date fuori dalla Svizzera. Queste tre band insieme non sarebbero viste con lo stesso stupore in Italia o in altri paesi, rispetto alla Svizzera. In Svizzera siamo tutti gruppi storici, i Krokus li ho visti da ragazzino ancora prima di prendere in mano il mio primo basso. Negli anni ’70-’80 erano loro a farla da padrone, poi siamo arrivati noi e successivamente gli Shakra. Era ora di fare una cosa del genere in Svizzera.”

C’è quindi una bella collaborazione tra voi ed altre band storiche svizzere…
“Beh, l’idea è quella di fare dei bei concerti. E mettere come band spalla gruppi esteri o di un altro stile musicale non aiuterebbe ovviamente. Sarà veramente un Monsters Of Rock Svizzero e sarà logicamente una serata speciale. Ci saranno tutti i fan di rock degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000. Più che collaborazione la parola giusta è rispetto. C’è rispetto tra di noi. In questi show ognuno dovrà un po’ dare ed un po’ ricevere. Questa è diplomazia (Risate, Nda.).”

Perfetto! Speriamo di vederci in Svizzera allora!

Discografia:
Gotthard (1992)
Dial Hard (1994)
G. (1996)
Open (1999)
Homerun (2001)
Human Zoo (2003)
Lipservice (2005)
Domino Effect (2007)
Need to Believe (2009)
Firebirth (2012)
Bang! (2014)
Silver (2017)

Line-up:
Nic Maeder – voce
Leo Leoni – chitarra
Freddy Scherer – chitarra
Marc Lynn – basso
Hena Habegger – batteria

 

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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