Loud Reports

FREEDOM CALL – Il report del concerto @ Circolo Colony, Brescia – 11.03.2017

Doppia data italiana per i tedeschi Freedom Call. Gli alfieri dell’happy metal passano per il nostro paese a supporto del nuovo ‘Master Of Light’ e ci offrono due appuntamenti, questa sera al Colony  e domani a Torino. Un centinaio circa i presenti qui a Brescia, un numero in linea con le attese anche se sicuramente al di sotto rispetto al resto delle date europee. Ma si sa, in Italia le band di queste dimensioni faticano ad attrarre pubblico, ed è un peccato…
Ma andiamo con ordine, con i lombardi Infinity chiamati ad aprire la serata. Hanno un solo disco alle spalle, anche piuttosto lontano, visto che ‘Son Of Infinite’ è uscito nel 2006. Ma ci offrono anche pezzi più recenti, che andranno nel prossimo lavoro, la cui pubblicazione ormai non dovrebbe essere troppo lontana. Il loro power metal melodico è ben strutturato e anche piuttosto efficace dal vivo, complice la buona prestazione di tutta la band, nella quale spiccano il chitarrista Fabrizio Romani e la cantante Helena Tironi, entrambi passati per gli Skylark. L’impressione è ottima, come pure la voglia di rivederli presto on stage. Con i Feline Melinda segue una band dalla grande esperienza – sono nati nel 1987, il primo disco è dell’anno seguente. Il cantante/chitarrista Rob Irbiz è l’unico membro originale, e occupa stabilmente il centro della scena con le sue pose da consumato rocker. La band lo sostiene in modo impeccabile, con particolare menzione per il nuovo chitarrista Mattia Scali, davvero capace tecnicamente. Il loro è un hard rock piuttosto immediato ed efficace nelle melodie, che però richiederebbe maggiore grinta a livello vocale. Si lasciano comunque ascoltare, e scaldano un pubblico che si è fatto via via più numeroso. E che si accalca davanti allo stage quando entrano in scena i Freedom Call. Di loro si può dure quello che si vuole, che siano banali e scontati nelle sonorità, ma non che non siano ottimi performer a cominciare dal loro leader Chris Bay. Che sfodera un discreto italiano, ride e scherza coi presenti, beve a ripetizione bicchieri di “acqva minerale” dallo strano coloro rosso vino, e soprattutto dà l’idea di divertirsi un sacco. Happy metal dev’essere, ed happy metal è, davanti e sopra al palco. Da ‘Tears Of Babylon’ in avanti, i Freedom Call sono i primi a divertirsi sul palco, sfoderando una prestazione musicale non indifferente – il drummer Ramy Ali va ben oltre l’ordinaria amministrazione, il chitarrista Lars Rettkowitz si mostra solido e fantasioso, il bassista Ilker Ersin brilla con le sue pose alla Joey DeMaio. E i pezzi? Scorrono via lievi, cantanti a gran voce da Chris assieme a tutti i presenti: ‘Union Of The Strong’, ‘Hammer Of The Gods’, ‘Carry On’… Tutti brani immediati e cantabili, base ideale per l’happy metal cui il vocalist di Norimberga non smette di inneggiare. Siamo in Italia, il paese del Papa dice… E si presenta con una tiara cardinalizia per intonare ‘Hallelujah heavy metal’, rivisitando Leonard Cohen in versione acustica, prima di passare al vero inno della serata con ‘Metal Is For Everyone’, epica ed irresistibile nel suo refrain. Pausa, prima degli obbligatori bis che non ci offrono sorprese ulteriori: con ‘Warriors’ e ‘Land Of Light’ i tedeschi si congedano dal pubblico tra sorrisi, foto e strette di mano. Ottimo show il loro, ben sottolineato da applausi che non sono mai mancati, soprattutto nel finale. Scontati forse, ma coinvolgenti sicuramente, i Freedom Call dal vivo sono questo e oggi l’hanno confermato in pieno.

Testo e foto di Sandro Buti

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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