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FORGOTTEN TOMB – ‘We Owe You Nothing’

I Forgotten Tomb sono senza dubbio una delle italiche realtà metal maggiormente apprezzate al mondo. E il tutto è nato sottovoce, con il passaparola, con dischi di qualità e un attitudine realmente misantropa e “black metal”, dove tutto era volto verso l’arte e non alla commercializzazione della stessa grazie ad atteggiamenti premeditati. Nascono nel 1999 a Piacenza, nell’umida città del Nord, tra la nebbia fitta e il Po. Tenete a mente questa cosa: campagna, pianura, umidità e un grande fiume. Torniamo al black metal, torniamo a quella tripletta costituita da ‘Songs To Leave’ (2002), ‘Springtime Depression’ (2003) e ‘Love’s Burial Ground’ (2004). Tre anni e tre dischi per affermarsi come una delle band “drepressive black” migliori del mondo. Capiscuola? Si, insieme ai norvegesi Shining. Ma tutto questo lo sapete già. Sapete che il gruppo si creò attorno al mastermind Ferdinando “Herr Morbid” Marchisio, un giovane (ai tempi) che palesava la sua fascinazione verso la morte attraverso melodie che segnarono i nostri cervelli come delle incisioni auto-inflitte sul braccio di qualche sedicente personaggio decadentemente depresso e dalle millantate intenzioni suicide. Il combo musicale continua a pubblicare ottimi lavori dove la componente black viene stemperata da un sound prettamente doom, a sua volta contaminato dal marcescente sludge, trovando ormai una formula assolutamente personale, dove – ad esempio – non mancano lontani echi di gruppi come Type O Negative e Sisters Of Mercy (pensate alla bellissima ‘Joyless’, tratta da ‘Under Saturn Retrograde’ o la dark ‘Adrift’, dal bellissimo ‘… And Don’t Deliver Us From Evil’), in una miscela esplosiva che mette insieme Black Sabbath, black metal, dark rock ottantiano, splendide melodie chitarristiche, sludge e alternative rock colto e coraggioso. Questo ‘We Owe You Nothing’ è esattamente tutto questo. Si insomma, vi ho fregati. Ho mascherato la mia recensione come lungo, estenuante (spero di no!) incipit. Gli attuali Forgotten Tomb sono tutto ciò che avete appena letto. Ricordate il Po? Ecco allora che in un parallelo musical-geografico possiamo immaginare una sorta di gemellaggio tra New Orleans e il suo Mississippi e la nostra Piacenza con il suo Po. Atmosfere marce e afose che nel corso degli anni hanno sostituito la freddezza di una lametta sul polso. Troverete molto di più dei Down di Anselmo che dei Darkthrone di Fenriz insomma. Ascoltate l’opener e title-track, un lungo brano di oltre 7 minuti che scorrono via velocemente, come il sangue dal sopra-citato polso. Sempre devastante la voce di Ferdinando, con il suo screaming intelleggibile e cattivo come pochi. Belle le chitarre che da sempre ci hanno abituati a melodie facilmente memorizzabili. Ancora sludge con l’inizio “groovy” della pesantissima ‘Second Chances ‘, con un lavoro di Asher dietro le pelli che è davvero da manuale: preciso ma caldo e “umano”. Una bella cavalcata in doppia cassa per ‘Saboteur’, dove si mette in risalto anche il lavoro di Alessandro Comerio, un ottimo polistrumentista che qui fa risuonare le corde del suo basso in modo ineccepibile. La forza dei Forgotten Tomb è quella di scrivere canzoni. Non scrivono mere esibizioni di stile. Non scrivono brani atti a stupire qualcuno. Non scrivono brani plastificati. Non scrivono brani che si lasciano dimenticare come la morte di qualcuno che conoscevamo appena. Scrivono canzoni. Vero, la band ormai ha una sorta di pilota automatico, con alcuni schemi precostituiti e che ricorrono spessissimo, come gli stop sulfurei e le partenze con lo screaming di Ferdinando seguito da chitarre armonizzate, il tutto in un crescendo tensivo ed epico scandito da una sezione ritmica che “pompa” il tutto con un effetto assicurato. Ma non ci sentiamo di dire che sia qualcosa di pensato e ragionato, questo è il modo in cui la band parla e comunica. Questa è la sua lingua e la prova del nove di come (paradossalmente) il gruppo sia istintivo e verace. Da quanto tempo non sentivamo un inizio come quello della bellissima ‘Abandon Everything’, un brano ai limiti del punk e del black ‘n’ roll. Insomma, ennesimo centro per una band che ci invidiano da tutto il mondo. Ora mi metto le cuffie e torno nella mia vasca da bagno. A proposito, cito la vera caposcuola del depressive punk/rock. Donatella Rettore diceva: “dammi una lametta che mi taglio le vene… “ mitico ritornello di ”Dammi Una Lametta’, pezzo tratto dal disco ‘Kamikaze Rock ‘n’ Roll Suicide’. Che titolo depressive black metal! Italia sempre avanti.

Tracklist:
01. We Owe You Nothing
02. Second Chances
03. Saboteur
04. Abandon Everything
05. Longing For Decay
06. Black Overture

Line-up:
Ferdinando Marchisio – voce, chitarra
Alessandro Comerio – basso
Kyoo Nam Rossi – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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