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FLOTSAM AND JETSAM – New Blood, Old School

I Flotsam And Jetsam hanno fatto la storia dello speed metal americano. Con i loro primi due dischi hanno scritto pietre miliari del genere, lasciando un segno che decine di altre band più tardi hanno ripreso. E nel corso degli anni non hanno mai mollato la lotta, nonostante trend avversi ed il desiderio legittimo di esplorare sonorità differenti. Da qualche anno sembrano tornati sulla carreggiata giusta, con un suono che unisce tradizione e contemporaneità. Un suono che trova la sua espressione attuale nell’ultimo album, in circolazione da qualche mese, che porta come titolo semplicemente il nome della band. Il chitarrista Michael Gilbert ci aiuta a fare il punto della situazione…

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‘Flotsam and Jetsam’, il nuovo album porta semplicemente il vostro nome. Perché solo ora, dopo tutti questi anni?
“(Michael Gilbert) E’ stata una scelta di tutti. C’erano un sacco di idee possibili per il titolo del disco, ma alla fine chiamarlo come noi ci è sembrata la scelta più adatta. E’ un disco per il quale siamo tornati alle nostre radici, ed è esattamente quello che volevamo, con l’aggiunta di una formazione davvero solida. Si tratta di un disco che racchiude esattamente l’essenza sonora dei Flotsam and Jetsam.”

L’hai già detto tu, il disco suona decisamente old school…
“Ci siamo concentrati deliberatamente per andare alla scoperta delle nostre radici ed influenze. Abbiamo scritto tante canzoni per questo disco, e quando ci siamo trovati a dover restringere la scelta alle dodici definitive, abbiamo potuto spaziare. Se un pezzo non aveva il 110% di energia o non ci convinceva per qualche motivo, lo mettevamo da parte per continuare a lavorare sui pezzi che invece avevano il potenziale maggiore. Abbiamo dedicato tantissimo tempo alle prove, dopo ever scelto le dodici tracce definitive, abbiamo letteralmente scelto le singole parti una dopo l’altra, per arrivare esattamente al risultato che volevamo.”

Avete lavorato sui nuovi brani in modo differente rispetto al vostro recente passato?
“Direi di no. Si parte sempre da un riff di chitarra e da un arrangiamento di base, su cui Eric AK mette la sua linea vocale e i primi abbozzi di testo. Il bello di questa era digitale è che possiamo passarci i pezzi l’un l’altro tenendo traccia di tutte le idee, comprese quelle inizialmente messe da parte. Poi, in sala prove rivediamo tutto. Se c’è un aspetto nel quale la tecnologia ci aiuta è nella possibilità di cambiare i pezzi con grande semplicità, per provare immediatamente l’effetto delle varie idee che ci vengono.”

Le note che presentano il disco parlano dell’idea iniziale di realizzare addirittura un doppio album…
“Ci abbiamo pensato un po’, perché le idee che avevamo erano davvero tante. Ma dal punto di vista delle tempistiche non sarebbe stato realistico. Ci sarebbe servito molto più tempo per completarlo. Abbiamo lasciato da parte dei pezzi, su cui probabilmente torneremo in futuro, per una prossima release. Ma come detto, ci penseremo più avanti.”

Ultimamente, dal vivo vi siete concentrati in modo esplicito sul vostro materiale più datato. Vi ha influenzato questo approccio nel momento di scrivere nuove canzoni?
“Sicuramente sì. Riceviamo sempre un sacco di richieste legate al nostro materiale classico, e quello che i fan chiedono è proprio il tipo di suono old school. Per questo abbiamo deciso di dare loro esattamente quello che vogliono, prima dal vivo ma ora anche in studio. E’ incredibile come reagiscono ancora oggi i fan ai pezzi di ‘No Place For Disgrace’ o ‘Doomsday For The Deceiver’.”

La formazione si è letteralmente rivoluzionata nel tempo. Quattro quinti della line-up attuale sono nella band da meno di cinque anni. Come fate a restare legati alle classiche sonorità dei Flotsam And Jetsam?
“Non è per nulla difficile. Credo di poter parlare a nome di tutti, quando disco che questa è la musica che corre nelle nostre vene. Steve è l’ultimo arrivato in ordine di tempo, ma uno dei motivi perché è qui con noi è la sua capacità di scrivere canzoni che rientrano nello schema sonoro della band. Tutti nella band componiamo, in più lui è un eccellente chitarrista. Si è integrato nella band come la tessera di un puzzle.”

All’opposto, Eric AK è l’unico membro originale della band. Possiamo dire che ne è l’elemento di continuità, oltre che la memoria storica?
“Senza dubbio. Eric AK è la base dei Flotsam and Jetsam, l’ancora della band. Senza di lui, non ci sono i Flotsam and Jetsam. E’ la nostra voce, e l’elemento che contraddistingue il nostro sound. Secondo me è uno dei migliori cantanti che ci siano in circolazione, se non il migliore. Lo è da sempre, e lo dimostra ancora su questo ultimo disco. E’ al top, a un livello che altri cantanti si sognano anche da giovani. E’ un cantante davvero incredibile…”

Dopo una vita di grande fedeltà nei confronti della Metal Blade, con questo disco siete passati alla AFM…
“La AFM è un’ottima etichetta, devo dire. In passato le label trattavano i gruppi in un certo modo, con grande comunicazione e la massima trasparenza. Serve un’interazione continua tra band ed etichetta, ed è esattamente quello che abbiamo ora con loro. Siamo ben più che soddisfatti finora, hanno mantenuto quello che ci avevano promesso, ed hanno fatto anche di più. Le cose stanno andando alla grande.” 

Come vi siete sentiti ad essere e “sul mercato” di nuovo? Avete goduto di più libertà musicale, magari solo a livello inconscio?
“E’ una buona domanda… Abbiamo sempre avuto la massima libertà di espressione anche negli anni Ottanta e Novanta, quando facevamo parte di label importanti ed eravamo seguiti da A/R di peso. Credo che questo sia davvero la chiave di tutto per poter avere un giro di fan che faccia da cuscinetto tra il business e la strada. E’ diverso il discorso per le etichette metal di oggi, perché anche ai vertici si capisce il genere con i suoi punti di forza. Se non si è in qualche modo un fan dell’heavy metal, è difficile capire che cosa guida questo tipo di musica. Per questo, etichette come la nostra sono oro per tutti i musicisti.”

Da dove arriva un pezzo come ‘Iron Maiden’? E’ un tributo alla band che ha fatto e sta facendo la storia dell’heavy metal?
“E’ venuta fuori una cosa del genere, vero!! Non era nostra intenzione, in realtà. La canzone è nata come le altre, e ha preso la sua piega definitiva con evidenti influenza Maiden. A volte va così, i pezzi nascono e crescono quasi per conto loro, diversi da quella che magari era la visione che ne avevamo in partenza. A volte meglio, altre decisamente peggio, ahahaha! Fatto sta che ‘Iron Maiden’ si è rivelata un brano straordinariamente interessante, ma davvero molto old school, che meritava in ogni caso di finire sul disco.”

Come avete curato la produzione stavolta? E perché avete scelto Chris Collier per il mix?
FJ_FAJ_P02“Ce ne siamo occupati Steve ed io, e a Chris abbiamo affidato il mix. E’ uno straordinariamente in gamba, che sa fare il suo lavoro al meglio e davvero aggiunge qualcosa all’opera di una band. E’ un vero artista nel suo ruolo, ed ho il massimo rispetto per le sue capacità. I dischi a cui ha lavorato sono tutti eccellenti, e le prove di mix che ci ha fatto sentire erano già incredibili. Ha capito alla perfezione quello che volevamo ottenere, e ha creato per ‘Flotsam and Jetsam’ il suono perfetto.”

Oltre trenta anni di carriera alle spalle e non avete ancora realizzato un vero live album. Come mai? Non sarebbe ora di pensarci?
“E’ vero, e ne abbiamo parlato un sacco di volte. Ci piacerebbe molto che questo succedesse, magari registrando uno dei prossimi festival in Europa, per fare sia un album che un DVD. Può essere che questa sia la volta buona, se tutto torna e anche il destino ci mette la mano. Teniamo le dita incrociate, intanto…”

Restando in tema di live, quali sono i pezzi del nuovo disco che secondo te diventeranno dei classici dal vivo?
“Sono di parte, stravedo per ‘Verge Of Tragedy’. Soprattutto per la performance incredibile di Eric AK. Quando l’ha registrata in studio, ti giuro che avevo i brividi dall’emozione. E’ un pezzo dall’atmosfera davvero unica. Non so se diventerà davvero un classico per il futuro, ma di certo ha la stoffa perché quetso succeda. Come tante altre canzoni del disco nuovo.”

Il vecchio materiale continua a rappresentare una componente importante della vostra setlist, ne abbiamo parlato prima.  Credi che in generale i vostri pezzi nuovi abbiano la stessa qualità di quelli del passato? Come ti senti quando la gente continua a chiedere canzoni di venti o trent’anni fa?
“Guardiamo in faccia la realtà, i fan continueranno sempre a voler sentire i pezzi di ‘Doomsday For The Deceiver’ e ‘No Place For Disgrace’. Ed è giusto così, sono la storia della band, e sono i brani che hanno reso la band grande. Non c’è nessun problema, anzi, anche se credo che anche le canzoni nuove troveranno il loro spazio nelle date che andremo a fare dopo l’estate. Le recensioni sono state molto buone finora, e credo proprio che siamo riusciti nel nostro obiettivo, che era dare ai fan una bella dose di Flotsam and Jetsam old school.”.

 

Line-up:
Eric A. ‘A.K.’ Knutson — voce
Michael Gilbert — chitarra
Steve Conley — chitarra
Michael Spencer — basso
Jason Bittner – batteria

Discografia:
Doomsday for the Deceiver (1986)
No Place for Disgrace (1988)
When the Storm Comes Down (1990)
Cuatro (1992)
Drift (1995)
High (1997)
Unnatural Selection (1999)
My God (2001)
Dreams of Death (2005)
The Cold (2010)
Ugly Noise (2012)
Flotsam and Jetsam (2016)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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