Loud Reports

FIREWIND + DRAGONHAMMER – Il report del concerto @ Jailbreak Live Club, Roma – 27.10.2017

Quando bisogna armarsi di spadoni, vestirsi di pelle e tirare fuori il drago dal garage, a Loud and Proud siamo sempre pronti. Serata importante al Jailbreak Live Club di Roma e seppur il pubblico non è quello traboccante che ci si aspettava con tali nomi nel bill, l’entusiasmo e il calore sono subito palpabili e il parterre davanti al palco riserva una bella accoglienza a tutti i gruppi della serata.
Impegnati nel tour di ‘Come To Life’, aprono le danze gli Even Flow con la bella dose di energia di stampo progressive dell’ipnotica ‘Alternative State of Mind’.

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La storica band sarda dei fratelli Lunesu si avvale della voce di Marco Pastorino (Temperance, Light and Shade) e gode anche della sua presenza scenica che trascina sottopalco la prima ondata di avventori, mentre vengono snocciolate ‘Come to Life’, ‘Secret Prayers’, ‘Oblivion’ ed un’intensa versione di ‘Infinity’. Cinque pezzi per un opening act di pregio. Ci godiamo l’atmosfera rilassata e vivace, con i membri di tutti i gruppi impegnati a chiacchierare e regalare foto ai fans, dimensione che spesso viviamo nei live romani e che ci fa davvero ben sperare per una crescita futura. Due chiacchiere sul Pumpkins United tour, che non può non essere argomento della serata in questo covo di poweroni, ed ecco che sul palco arrivano i capitolini Timestorm.

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Il power proposto dalla formazione è di scuola scandinava ed è per veri appassionati del genere, che sembrano essere tutti qui stasera, visto il tifo da stadio. Anche in questo caso, la scaletta è veloce ma solida, con ‘Lost In The Net’, ‘Catharsis’ e ‘Labyrinth of Dreams’ a rinfrescarci la memoria sul debut album ‘Shades Of Unconsciousness’, mentre gli ultimi due pezzi ‘Sea Of Hate’ e ‘Genesis’ ci anticipano che il nuovo lavoro della band marcerà dritto e spedito sugli stessi binari. Quale serata migliore per un release party? Se lo sono chiesto anche i Dragonhammer e hanno preso una saggia decisione a presentare proprio stasera il loro nuovo album ‘Obscurity’.

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Anche i Dragonhammer giocano in casa e l’esperienza sul campo di battaglia sembra pagare, visto che godranno dei suoni migliori della serata. L’intro accompagna l’entrata trionfale del gruppo sul palco e la velocissima ‘The Eye Of The Storm’ scalda davvero il pubblico, ormai decisamente più numeroso. Il gruppo appare ben piazzato in campo e la compattezza con cui ci travolgono ‘Under Vatican’s Grounds’ e ‘Fear Of A Child’ , non può che dimostrare l’ottimo stato di salute e l’affiatamento di questa formazione. Splendida resa della nuova titletrack ‘Obscurity’ e finale col botto per una versione super potente e festaiola di ‘Dragonhammer’. Il nuovo album sembra già godere di vita propria e la prestazione di questi musicisti stasera ci fa davvero sperare in grandi piani futuri. Ne abbiamo avuto abbastanza di birra e clangore di metallo pesante? Ma certo che no, dateci i Firewind!

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‘Ode to Leonidas’ e il mattatore della serata è subito il buon Henning Basse, cantante che si conferma su livelli davvero alti sia vocalmente che come presenza scenica. La nebbiolina che si diffonde nel locale sembra essere causata dagli ormoni impazziti delle ragazze non appena mette piede sul palco Gus G e chi siamo noi di Loud and Proud per non unirci all’entusiasmo generale? Vox populi, vox dei. ‘Few Against Many’ e ‘Between Heaven and Hell’ formano un unico grande cuore saltellante davanti al palco e come ripete spesso anche Basse: “La prossima volta portate anche i vostri amici, perché ci stiamo divertendo davvero tantissimo!”. Ha ragione, per una serata così scardinate i vostri amici dalle poltrone di casa, spolverate le armature e ditegli che ora il power metal lo sentono anche le donne e che queste non sembrano femmine di nani che non si distinguono dagli uomini. Goliardia, ma anche grandissime prestazioni tecniche della band, con un Bob Katsionis in forma smagliante che non si risparmia tra le tastiere e la chitarra, regalando davvero tantissimo ai presenti. L’ondata di fuoco e fiamme di ‘World On Fire’ e ‘The Fire and The Fury’ dimostra che anche se il vocabolario dei Firewind è sempre aperto alla lettera F, loro riescono ad essere originali lo stesso ed emergere con grande personalità tra i gruppi del genere. ‘Mercenary Man’ è sempre un gioiello, così come l’acclamata doppietta finale con ‘Live and Die By The Sword’ e ‘Falling To Pieces’. Serata di grandi soddisfazioni, che meritava sicuramente più presenze, ma che in fin dei conti riesce a mantenere viva la fiamma e a scaldare gli headliners della serata, ma anche tutti i gruppi precedenti. Ben fatto, dragons!

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Si ringrazia il Jailbreak per le foto gentilmente concesse.

Fabiana Spinelli

Fabiana Spinelli

Classe 1983, iniziata dai Metallica, stregata dagli Helloween ed infettata dai Mercyful Fate. Una passione per tutta la musica rock e metal, dal thrash al death, dal progressive all'AOR, portatrice sana di power metal. Sono cresciuta collezionando le care vecchie riviste musicali, vivo per la musica live, incollata alle transenne dei concerti di mezzo mondo. Ho collaborato per tanti anni con Heavy Worlds, speaker radiofonica per Radiogas.it con la mia trasmissione 'Sick Things', dove unisco l'amore per la musica a quello per la letteratura e il cinema horror.

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