Loud Reports

FATES WARNING – I report delle date di Milano e Ciampino (Rm) – 20 + 21.01.2018

Gli dei del progressive metal tornano a visitarci. Doppio appuntamento italiano per i Fates Warning, in apertura del loro attuale tour europeo, e per noi di Loud and Proud partecipare ad entrambe le date – Milano e Roma – è stata una scelta obbligata. Tanto più che, per l’intero tour, i prog metaller americani sono stati accompagnato da un’ottima realtà di casa nostra, i veronesi Methodica.

Milano @ Legend Club – 20 gennaio 2018

La prima italiana di questo tour va in scena presso il sempre più attivo Legend Club milanese. Ed è un piacere trovare il locale pieno zeppo già per l’esibizione della support band. Che qualcosa si stia muovendo nelle coscienze del metaller della città? Impossibile dirlo, ma vedere questa risposta di pubblico per una band in fondo non proprio di facile ascolto fa ben sperare anche per il futuro…
I Nostri arrivano da due date di peso quali Essen e Aschaffenburg, la seconda sold-out. Ed è bello vedere come il Legend sia già pieno quando salgono sul palco i Methodica, band ormai abbonata ai tour “di peso”, visto che già in passato si era trovata ad accompagnare i Queensryche in giro per l’Europa. E soprattutto, il pubblico presente non lesina il suo incoraggiamento verso i cinque veronesi, che ci offrono il loro elegante sound, ricco di melodia ma anche di grande tecnica. E si fanno valere, mostrando tutta la personalità di un progressive metal moderno, tinto di atmosfere oscure che non di rado ricordano i Depeche Mode. Sarà la prestazione vocale di Massimo Piubelli, ben lontano dal classico cantante metal, ma le sonorità dei Methodica sono apparse ancora una volta davvero personali oltre che ricche di qualità, e assolutamente in linea con la proposta degli headliner.
Headliner che si fanno aspettare, per salire sul palco nell’oscurità con qualche minuto di ritardo. Come previsto, i Fates Warning cominciano con la nuova ‘From The Rooftops’, prima di risalire fino al 1991 con l’antica ‘Life In Still Water’. Bobby Jarzombek, scalzo dietro ai tamburi, mescola grande energia a una classe purissima, fornendo il motore su cui si innestano gli altri, a cominciare da Joey Vera con il suo basso pulsante e riconoscibilissimo. A lui anche il compito di riempire il piccolo palco del Legend, visto lo scarso apporto spettacolare dei due chitarristi, assolutamente concentrati sulle loro non semplici partiture. Il pubblico si rivela da subito caldissimo, e strappa sorrisi sia a Vera che a un Ray Alder come sempre di poche parole, che però non nasconde la sua soddisfazione ogni qual volta viene accompagnato nelle sue linee vocali. La scaletta è fenomenale, alla fine saranno ben ventuno i pezzi proposti, per un totale di due ore abbondanti di musica. Due ore che passano alla velocità della luce per gli oltre trecento fan che riempiono il Legend. E che la band accompagna in un excursus lungo tutta la sua storia, con la piacevole sorpresa rappresentata da ben due brani da ‘A Pleasant Shade Of Gray’, e altrettanti da ‘The Ivory Gates Of Dreams’. Mike Abdow, ormai promosso stabilmente in prima squadra, mostra di meritare il suo posto e duetta con la massima precisione e intensità con un Jim Matheos accigliato come sempre, ma come sempre in grado di tirare fuori magia purissima dalla sua sei corde. L’interazione con il pubblico non è per forza intensa, ma la forza dei Fates Warning è sempre stata la musica, e il concerto di oggi non fa eccezione. L’ultimo ‘Theories Of Flight’ riceve la giusta attenzione con ‘Seven Stars’ e ‘SOS’, e soprattutto con la trascinante ‘The Light And Shade Of Things’, nei suoi dieci minuti uno degli assoluti highlight della serata. L’atmosfera è rovente, e pazienza se Ray Alder in più di un’occasione appare non proprio impeccabile. Il resto della band fa anche per lui, e la scaletta scelta fa il resto – con ‘ Wish’ e ‘Another Perfect Day’ arrivano anche due estratti dal bistrattato ‘FWX’… Tocca al classico ‘Point Of View’ chiudere la parte regolare dello show, prima di una breve pausa e dell’obbligatorio encore. Tre pezzi restano ancora ai Fates Warning da offrire al pubblico milanese, e non può che trattarsi di tre carichi da undici, come la storica ‘Through Different Eyes’, l’atmosferica ‘Monument’ e la trascinante ‘Eye To Eye’. Stavolta è finita davvero, gli applausi sono davvero tanti, a testimonianza di uno show assolutamente ben riuscito. E i sorrisi sul palco si sprecano, con Bobby Jarzombek e Joey Vera in prima fila nel salutare uno a uno i fan presenti, ringraziandoli per il loro grande calore. E sì, pare che anche Jim Matheos abbia sorriso prima di scendere dal palco. Pare almeno…
Grande concerto davvero, per una volta di fronte a un pubblico più che all’altezza, per presenza e supporto. E complimenti da dividere in parti uguali, tra chi era sopra al palco e chi invece ci stava davanti…

Testo e Foto di Sandro Buti

Roma @ Orion, Ciampino (Rm) – 21.01.2018

È stato difficile per chi scrive restare lucido ascoltatore, cercando di recepire tutto anche con le orecchie da addetto ai lavori e non da semplice fan. Partiamo dalla prima band, i Methodica, una band vera, con un tiro mostruosamente compatto e accattivante, cinque membri che sapevano il fatto loro e si sono messi al servizio di una musica di rara fattura. Non ci siamo trovati davanti il solito gruppetto prog che deve dimostrare a tutti i costi la loro supertecnica. Le canzoni sapevano di passione, arrivando nel profondo. Una performance di quelle che ti lasciano a bocca aperta, che ti fanno restare soddisfatto e con la voglia di andarteli a risentire. Un classico quintetto, voce, chitarra, tastiera, basso e batteria che hanno spettinato e rifatto i bigodini a tutti, per poi riacconciarli con le loro atmosfere soft.
La cosa che ci ha stupito è stato l’atteggiamento della maggior parte del pubblico durante lo show dei Nostri: tutti seduti sulle poltroncine, distaccati, in penombra a farsi i fatti loro, quasi a non voler dare soddisfazione. I Methodica vanno solo applauditi e ammirati.
Per quanto riguarda i Fates Warning, il sottoscritto parte un poco amareggiato perché 120 persone (scarse) per un concerto simile è inconcepibile. Nessuna scusante per gli assenti. I Fates hanno sicuramente avuto sempre un seguito di nicchia per la loro discrezione, per la loro inesistente arroganza nel panorama prog, per la loro eterna sobrietà nei loro dischi, sempre ricchissimi di spunti melodici e ritmicamente articolati. Però questo non giustifica lo snobbare così incredibilmente un concerto di una band di cotanta caratura. Il quintetto si è presentato con doppia chitarra, con il giovane Abdow a dividersi i riff con l’immortale Jim Matheos. Ed il batterista Jarzombek? Pensiamo abbia spostato l’Orion di qualche metro per l’intensità del suo drumming, a tratti devastante, ma con una capacità di sfiorare le pelli nei momenti soft che non ha fatto rimpiangere il grande Mark Zonder. Che dire poi di Joey Vera? Matto! Quel matto che si sa divertire, sa dialogare col pubblico, senza perdersi una virgola con il suo compagno di sezione ritmica, col quale crea un muro metronomico formidabile, di un’intesa rara. Ed infine c’è lui: Mr. Ray Alder… ”O Rei” della voce, 50 e passa anni e cantare con la freschezza di un ragazzino per due ore: con quella voce potente, armoniosa, capace di emozionare un pubblico eterogeneo di persone che vanno dagli adolescenti ai più maturi, gente che non avrà avuto meno di sessant’anni. Lo show è stato un bellissimo viaggio nel tempo, scandito dai grandi classici del loro repertorio come ‘Life In Still Water’, cantata a gran voce da tutto l’Orion, fino ai più recenti pezzi come ‘Seven Stars’, passando per brani come ‘One’ e ‘Pieces Of Me’. Sarebbe stato il concerto perfetto se avessero inserito qualcosa del disco preferito da chi scrive: ‘A Pleasant Shade Of Gray’, ma sono dettagli. Un concerto che sembra mettere i puntini sulle i, mettendo sul piatto pezzi di ‘No Exit’ per poi andare su ‘Parallels’ sterzando su ‘Disconnected’, fino a scivolare ai giorni nostri con il loro bellissimo ‘Theories Of Flight’. La cosa emozionante di un concerto dei FW come questo, è che questi (ex) ragazzi suonano in maniera impeccabile, regalandoti la magica sensazione di ascoltare un CD, miscelando in maniera disinvolta pezzi con sonorità completamente diverse e con dieci anni di distanza tra loro, se non venti.
Ci spiace davvero che Roma sia stata un poco avara di partecipazione con voi ragazzi, ma speriamo che il pubblico presente che ha cantato dall’inizio alla fine con voi, abbia fatto passare in secondo piano questa tiepida risposta. Alla prossima calata di Matheos e soci, mi raccomando: il locale deve essere pieno in ogni ordine di posto!

Testo di Valerio Pappalardo

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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