Talks

FATES WARNING – Lezioni Di Volo

Ci avevamo provato in tutti i modi, ma per una serie di sfortunati motivi non era stato possibile sentire i Fates Warning all’indomani della pubblicazione di quel capolavoro che porta il nome di ‘Theories Of Flight’. Noi di Loud And Proud non ci arrendiamo mai e dopo svariati tentativi siamo finalmente riusciti a crearci uno slot per parlare con la band. Non è mai semplice impostare un’intervista con chi recita un ruolo marginale nella fase di creazione dell’album, ma se il musicista in questione risponde al nome di Bobby Jarzombek si aprono una serie di interessanti argomenti che sarebbe folle non approfondire, a partire dal rapporto che il batterista ha con il nostro paese.
“(Bobby Jarzombek) Non saprei proprio dirti quante volte ho suonato in Italia, ma devono essere proprio tantissime. Le ultime con i Fates Warning, al Colony Club di Brescia, un locale che adoro e nel quale trovo sempre professionalità e simpatia. Ma ricordo anche bene la prima volta che ho suonato da voi: doveva essere il 1998 e si trattava di un raduno per motociclisti (il Motorock a Cremona / nda). All’epoca facevo parte dei Riot e eravamo gli special guest dei Virgin’ Steele. Era un posto molto particolare e ne conservo ancora un ricordo speciale.”

Sono passati quasi vent’anni da quei giorni e in questo periodo hai partecipato alla realizzazione di miriadi di album e hai suonato con artisti di primissimo livello. Vorrei partire dall’ultimo arrivato, quel ‘Theories Of Flight’ che ha ottenuto un grande successo di critica e di fan per chiederti cosa c’è di nascosto dietro al titolo dell’album.
“Non posso sicuramente scendere nei particolari, perché i testi sono stati composti da Jim e Ray, ma c’è effettivamente un elemento che caratterizza i vari brani ed è l’importanza del posto che siamo abituati a chiamare casa. Il piano iniziale non era necessariamente questo, ma durante la fase di songwriting il concetto di casa ha iniziato a emergere in modo ricorrente e così si è deciso di seguire questa strada. Si parla delle sensazioni che proviamo quando sentiamo la mancanza del posto che chiamiamo casa, così come del piacere che ci pervade quando invece possiamo godere anche solo del trovarci in un ambiente giusto. ‘Seven Stars’ ad esempio tratta della relazione tra Ray e sua moglie e del fatto che ha deciso di trasferirsi a vivere in Spagna. Infatti le sette stelle rappresentano proprio la bandiera di Madrid. Un altro brano interessante è ‘The Ghosts of Home’ che è stato scritto da Jim e narra di come sia difficile trovare un posto degno di essere chiamato casa quando si è costretti a viaggiare tanto per ragioni di lavoro. Sebbene la fase di composizione dei testi sia stata fatta separatamente, Jim e Ray sono stati capaci di descrivere nei loro testi sensazioni molto simili.”

Da un punto di vista musicale, ‘Theories Of Flight’ è un album moderno, ma con un occhio puntato verso il passato. La modernità era una caratteristica molto presente anche in ‘Disconnected’ o ‘FWX’ che presentavano anche un sound molto pesante, ma la melodia era finita in secondo piano. Si può affermare che i Fates Warning hanno riscoperto le melodie di ‘Parallels’?
“Non c’era un piano specifico per andare in una direzione o in un’altra. Ray si trova molto bene a lavorare con Jim e insieme riescono a creare delle melodie veramente particolari. Forse il tuo paragone non è del tutto esatto, perché ‘Parallels’ è un po’ più commerciale rispetto all’ultimo album anche se brani come ‘Seven Stars’ e ‘White Flag’ presentano effettivamente qualche aspetto che può collegarli al passato, pur essendo molto moderni.”

La mia impressione è che ‘Seven Stars’ sia un brano veramente immediato, ma è così facile suonare le parti di batteria?
“Non è così semplice come potrebbe sembrare. Uso la doppia cassa in molti brani dell’album, ma in ‘Seven Stars’ c’è un ritmo sincopato che non è di facile esecuzione e sfido molti batteristi a replicare esattamente il ritmo senza perdere il groove. Non è un problema legato alla velocità, ma alla complessità del controtempo. A volte si tende a considerare complessa una canzone in funzione della sua velocità, ma è un errore perché ad esempio considero ‘White Flag’ come una tra le canzoni in assoluto più facili dell’album.”

Qual è stato il tuo approccio ai brani di ‘Theories Of Flight’?
“Il primo brano su cui ho iniziato a lavorare assieme a Jim è stato ‘From The Rooftops’ che è fortemente incentrato sul drumming. Abbiamo costruito delle linee molto particolari e passo dopo passo siamo arrivati alla versione finale. Successivamente abbiamo lavorato su ‘Seven Stars’ è anche il quel caso ho contribuito a complicare un po’ le ritmiche.”

Questa stretta collaborazione tra te e Jim era avvenuta anche nel passato o si tratta di un aspetto totalmente nuovo?
“Questa è per me la terza volta in cui ho l’occasione di lavorare con Jim. Nel passato c’era stato l’album precedente dei Fates Warning ‘Darkness In A Different Light’ ma anche ‘Sympathetic Resonance’, il progetto parallelo di Jim con John Arch. Devo ammettere che contrariamente a quanto si crede, Jim è un artista che lascia molto spazio agli altri componenti della band perché abbiamo lavorato nello stesso modo anche nelle altre due occasioni. Credo che Jim fosse il primo a porsi dei dubbi in merito alla nostra collaborazione ai tempi di ‘Sympathetic Resonance’, ma i risultati ci hanno dato ragione. Jim usa una drum machine nella prima fase del songwriting e partiamo proprio da quelle registrazioni per definire la base ritmica. Ascoltando le programmazioni ho capito quali fossero le caratteristiche che Jim voleva. Ho capito come doveva suonare la batteria nelle parti melodiche e come doveva suonare in quelle più potenti. In altre parole ho capito cosa lui si aspettava dal suo batterista. Ci ho aggiunto il mio tocco ed è nata un’ottima collaborazione.”

Mi pare di capire che sei soddisfatto del tuo ruolo all’interno dei Fates Warning.
“Si, mi piace il processo creativo che accompagna la nascita dei brani perché mi permette di aggiungere sempre il mio tocco piuttosto che suonare le parti già preparate da altri. Con questo non voglio dire che eseguire un lavoro già definito sia necessariamente una cosa spiacevole, ma non vorrei passare tutta la mia vita a suonare musica composta da altri.”

Avete concluso da poco il tour a supporto del nuovo album ‘Theories Of Flight’. Mi aspettavo di trovare nella set list parecchi brani del vostro ultimo album, ma non è andata così.
“Abbiamo suonato una serie di date selezionate in Europa che ci sono servite per vedere qual era la reazione dei fan alle canzoni dell’ultimo album. In estate suoneremo nuovamente in Europa in occasione dei festival estivi e ci sarà sicuramente la possibilità di aggiungere qualche nuova canzone.”

Fates Warning 2

Il 2016 è stato un anno speciale per i Fates Warning, non solo per la pubblicazione di ‘Theories Of Fight’ ma anche per le due serate come headliner al Keep It True e al Prog Power USA con la line up di ‘Awaken The Guardian’. Credo di non essere l’unica persona che adorerebbe un tour in cui potessero trovare spazio i brani della prima parte della vostra carriera con John Arch alla voce e una seconda parte con le canzoni più recenti.
“Potrebbe essere un’idea interessante! Un modo di far convivere la natura di due importanti periodi della storia della band, ma si tratta di una decisione che può prendere solo Jim, per cui credo che solo lui potrebbe darti una risposta”

Tu hai fatto anche parte del progetto Arch – Matheos per cui dovresti poter esprimere un’opinione in merito alla fattibilità del progetto. La mia impressione è che John Arch tenga bene il palco e inoltre canta proprio come faceva 35 anni fa.
“La voce di John Arch ha caratterizzato la prima parte di carriera dei Fates Warning e la prova ne è il fatto che quando Ray entrò nella band molti dei brani originariamente cantati da John facevano parte della set list. Non si può però nascondere il fatto che ormai la band sia progredita ad un punto tale che non permette di guardare al passato, ma richiede di andare verso il futuro. Il rapporto personale che si è venuto a creare tra Jim e John negli anni, dopo alcune incomprensioni, è di ottimo livello c’è un enorme rispetto reciproco.”

Ci puoi citare i due episodi della tua carriera musicale che consideri come il più memorabile e il peggiore?
“Ci sono tanti momenti belli ed è veramente difficile citarne solo uno. L’aspetto della mia carriera che ricordo ancora oggi con maggiore entusiasmo riguarda il periodo in cui facevo parte della band di Rob Halford e andammo a suonare al Rock In Rio nel 2001. Tutti gli show di quel periodo furono veramente incredibili e sono molto legato all’album dal vivo ‘Live Insurrection’ che venne registrato nello stesso anno. Della mia esperienza con i Riot non dimenticherò mai i concerti giapponesi a supporto di ‘Thundersteel’ nel 1988. L’accoglienza che ricevemmo dai fan fu del tutto inattesa anche per la band perché non pensavamo che il nostro seguito fosse arrivato a quel livello. Mi piace infine ricordare la grande eccitazione che sentivo in occasione dei primi concerti della mia carriera, quando prima di entrare nei Riot suonavo negli Juggernaut. Non suonavamo nelle arene, ma all’epoca esibirci in un club nel Texas meridionale ci faceva lo stesso effetto di essere headliner al Wacken Open Air.”

E i momenti peggiori?
“Di quelli preferisco non parlare, anche se ci sarebbero parecchie cose interessanti da dire.”

In questo periodo non fai solo parte dei Fates Warning, visto che suoni anche nella band di Sebastian Bach e negli Zierler. In generale non si può dire che ti piaccia stare con le mani in mano, ma tra tutti questi impegni, trovi ancora il tempo per esercitarti alla batteria?
“Non così spesso e la cosa mi dispiace perché mi ho passato periodi infiniti alla batteria per affinare le mie tecniche quando ero giovane e, più recentemente, per mantenermi al top della forma. Negli ultimi anni se non devo imparare una canzone, suonare a un concerto o registrare un album, è piuttosto raro che mi sieda dietro al mio drum kit. Sai, alla mia età ci sono anche tante altre cose che vale veramente la pena fare e io sono quel tipo di persona che cerca di vivere senza rimpianti. A volte mi capita di dedicare un po’ di tempo alla batteria per mettere giù delle idee per nuovi brani, ma non si tratta di un modo per esercitarsi.”

Qual è la tua opinione in merito ai progetti paralleli? Ti piacerebbe creare una tua band?
“Sinceramente no! Ho già fatto qualcosa del genere nel passato assieme a mio fratello Ron (Spastic Ink / nda). Ho trovato molto più interessante pubblicare un mio DVD formativo che si chiama ‘Progression and Tecnique’ per sviluppare la tecnica dei batteristi e credo che ciò abbia rappresentato uno degli apici tecnici di tutta la mia carriera di musicista.”

Credi di essere al picco della tua carriera o ci sono ancora degli obiettivi musicali che si trovano più in alto rispetto alla posizione che occupi oggi?
“Se parli di una crescita dal punto di vista tecnico, credo che ci sia sempre la possibilità di migliorare, ma si tratta di un aspetto di cui al momento non mi preoccupo perché non mi interessa suonare più velocemente o in modo più intricato rispetto a quanto faccio ora anche perché non penso di poter suonare più rapidamente. Credo invece che ci sia grande spazio di miglioramento in termini di idee perché tutto ciò che ascoltiamo e che apprezziamo ci deve migliorare dal punto di vista dell’innovazione. Quando un chitarrista si presenta da me con un riff, non si aspetta che io gli proponga il ritmo migliore del mondo, ma vuole il ritmo giusto! La capacità di trovare proprio questi ritmi giusti non può essere limitata e siamo in continua e perenne evoluzione. In certi casi il ritmo più semplice può essere il migliore, ma è necessario avere la capacità di interpretare il caso da diverse angolazioni.”

Fates Warning 5

Raggiungere il tuo livello di tecnica non deve essere stato semplice. Quando passavi tante ore a esercitarti, avevi un idolo, un esempio al quale volevi somigliare?
“A questa domanda è facile rispondere e il nome che vuoi sentire è Neil Peart dei Rush. Aggiungo anche Simon Phillips, Terry Bozzio e ce ne sono ancora tanti altri. Si tratta di musicisti che ascolto frequentemente è che sono ancora in grado di darmi forti emozioni.”

Chi sarà invece il nuovo Bobby Jarzombek?
“Questa è più difficile perché ci sono tanti bravi batteristi che si trovano ancora nella fase iniziale della loro carriera e il futuro dipende da mille fattori. Mi piace molto il drumming di Dirk Verbeuren, specialmente per quanto fatto nei Soilwork.”

 

Discografia:
Night on Bröcken (1984)
The Spectre Within (1985)
Awaken the Guardian (1986)
No Exit (1988)
Perfect Symmetry (1989)
Parallels (1991)
Inside Out (1994)
A Pleasant Shade of Gray (1997)
Still Life (1998)
Disconnected (2000)
FWX (2004)
Darkness In A Different Light (2013)
Theories Of Flight (2016)

Line-up:
Ray Alder – Voce
Jim Matheos – Chitarra
Joey Vera – Basso
Bobby Jarzombek – Batteria

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

Post precedente

DAWN OF WINTER - 'In The Valley Of Tears'

Post successivo

SERIOUS BLACK - Una data a Milano a settembre