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EXIT EDEN – ‘Rhapsodies In Black’

La moda imperante va combattuta e rifiutata oppure va accettata e migliorata. Con la seconda parte di questo dogma ben chiara in testa, il management della Napalm Records ha aggiunto addirittura due nuovi elementi al trito e ritrito concetto di super gruppo. Non sappiamo se l’idea di un album di cover di musica pop arrangiata (in modo sopraffino) in chiave metal, con forti influenze gotiche e dark e interpretata da quattro eccellenti cantanti (Amanda Somerville, Clémentine Delauney, Marina La Torraca e Anna Brunner) avrà successo, ma va sicuramente sottolineata l’assoluta originalità dell’idea. Qualcuno avrà previsto che a leggere i nomi degli interpreti originali delle undici cover presenti sul dischetto (tra gli altri Rihanna, Back Street Boys, Adele e Lady Gaga) tanti fan non potranno far altro che voltare lo sguardo con fare stizzito, ma se chi scrive è riuscito ad ascoltare quest’album per svariate volte di fila, allora vuol dire che c’è qualcosa di metallico che pulsa tra le tracce di ‘Rhapsodies In Black’. Il valore delle quattro cantanti in questione non si discute, anche se tra Amanda Somerville e le altre compari ci sono sempre svariate incollature di distacco a livello di qualità. L’album piace, e molto, quando l’interpretazione gotica viene posta in primo piano rispetto all’originale (‘Question Of Time’ e ‘Incomplete’) mentre è un po’ più prevedibile quando si tende a seguire l’originale in modo più aderente (‘Firework’ e ‘Heaven’). Trovo che sia molto divertente andare ad ascoltare le versioni originali dei brani presenti su ‘Rhapsodies In Black’ perché le sorprese non saranno poche. Si potrà ad esempio osservare come la versione di ‘Impossible’ sia cantata mille volte meglio dell’originale o come la famosissima ‘Skyfall’, impreziosita dalla special guest Simone Simons degli Epica, possa essere trasformata in una canzone gotica. Le sorprese, come spesso capita, sono nascoste in profondità e quindi vi lascio devastare la vostra articolazione mandibolo – temporale davanti allo stravolgimento in chiave metal dell’inno synth pop dei primi anni ’80 ‘Fade To Grey’. Non so se il progetto avrà un seguito, ma mi piacerebbe tanto sentire le quattro ragazze alle prese con un brano qualsiasi dai capolavori ‘Vienna’ o ‘Rage In Eden’ degli Ultravox. Un ultimo avvertimento: chi di voi dovesse percepire dei richiami agli ultimi Kamelot negli arrangiamenti iniziali di ‘Unfaithful’ e ‘Frozen’ non deve preoccuparsi. Non si tratta di sottoesposizione alla musica del gruppo di Tampa, ma della presenza della mano dorata di Sascha Paeth.

Tracklist:
01. Question Of Time (Depeche Mode)
02. Unfaithful (Rihanna)
03. Incomplete (Backstreet Boys)
04. Impossible (Shontelle)
05. Frozen (Madonna)
06. Heaven (Bryan Adams)
07. Firework (Katy Perry)
08. Skyfall (Adele)
09. Total Eclipse Of The Earth (Bonnie Tyler)
10. Paparazzi (Lady Gaga)
11. Fade To Grey (Visage)

Line-up:
Amanda Somerville – voce
Clémentine Delauney – voce
Marina La Torraca – voce
Anna Brunner – voce

Editor's Rating

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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