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EXIT EDEN – Quattro grazie in paradiso

Le cover band: un’opportunità o una maledizione? La verità, come spesso capita, sta nel mezzo e il livello della risposta è fortemente influenzato dal modo in cui i brani vengono elaborati. Si può seguire fedelmente l’originale, così come si può stravolgerlo, lasciando intravedere ben poco della versione coverizzata. Proprio per questo ‘Rhapsodies In Black’ delle Exit Eden (cliccate qui per la nostra recensione) è innovativo perché pur lasciando totalmente invariate le melodie originali, modifica gli arrangiamenti donando colorazioni più oscure ai brani per poi stravolgere totalmente le parti vocali. Insomma un’idea non solo brillante, ma anche originale. Ma chi l’avrà avuta?
“(Anna Brunner) Purtroppo non è stata mia o di una delle altre tre ragazze della band, ma della Elephant Music, una società che si occupa di produzione, creazione e supporto di gruppi musicali qui in Germania ed è attiva in generi anche molto diversi tra di loro. I produttori hanno voluto evidenziare come non è importante il genere, l’epoca o lo stile, perché se si hanno le idee appropriate è possibile adattare praticamente ogni brano alla musica metal, introducendo gli arrangiamenti giusti e senza necessariamente modificare le melodie originali. La produzione mi ha chiesto di registrare le parti vocali per i demo di alcuni brani pop che erano stati trasformati in versione metal, proprio per vedere se il risultato poteva essere interessante. Poco dopo sono stata affiancata anche da Amanda che conosco dai tempi di Avantasia. I primi responsi sono stati positivi e così ci hanno chiesto se ce la sentivamo di mettere da parte il progetto in studio per formare una band vera e propria. Considero quel giorno come il vero inizio dell’attività delle Exit Eden. Amanda ha pensato di coinvolgere anche altre cantanti nella band e così sono state chiamate prima Marina e in seguito Clémentine.”

Mi pare di capire che le scelte artistiche sono saldamente nelle mani della Elephant Music. Siete state coinvolte nel processo che ha portato a scegliere i brani da includere in ‘Rhapsodies In Black’ o anche questo aspetto è stato deciso dai produttori?
“Alcuni brani erano stati riarrangiati fin dall’inizio, mentre per altri il lavoro di adattamento è iniziato dopo l’ingresso di Marina e Clémentine.”

Tu conoscevi le versioni originali di tutti i brani che avete coverizzato?
“Ne conoscevo la maggior parte. Non avevo mai sentito il brano dei Backstreet Boys e ‘Fade To Grey’ dei Visage.”

Exit Eden 2017_2 (c) Christian Barz_klein

Quanto tempo è stato necessario, in media, per rielaborare le canzoni che sono finite su ‘Rhapsodies In Black’?
“In certi casi non è stato un lavoro troppo lungo, perché ci si rende conto che l’idea iniziale funziona e tutto il resto viene fuori facilmente. A volte la canzone è strutturata in modo così particolare che il suo adattamento al metal richiede veramente molto tempo.”

C’è un significato nascosto dietro al moniker che avete deciso di usare?
“Abbiamo scelto il nome Exit Eden perché lascia spazio a diverse interpretazioni ma è allo stesso tempo facilmente memorizzabile. Noi quattro abbiamo passato parecchie ore su Skype per discutere su quale potesse essere il nome giusto. Fortunatamente Amanda ha avuto questa idea che ci ha trovate tutte d’accordo. Il primo significato che possiamo suggerire è correlato alla trasformazione fatta sulle canzoni, che passano dal pop al metal, così come il nome della band suggerisce l’abbandono di qualcosa che è sicuro per affrontare invece un mondo del quale si conosce poco, forse un mondo più oscuro.”

Non avete mai pensato di aggiungere all’album anche dei brani completamente nuovi?
“Il progetto è nato con una finalità ben precisa, per cui non abbiamo mai pensato di aggiungere materiale composto per l’occasione. Il processo di trasformazione dei brani in chiave metal è stato molto piacevole e per noi quattro è stato incredibile vedere come un brano totalmente nuovo prendeva origine da canzoni così conosciute. Ci tengo però a sottolineare come ci siano varie ipotesi per il prossimo album, per cui non escluderei che ci possano essere in un futuro anche delle canzoni totalmente nuove e originali scritte dalle Exit Eden. Comunque sarà una scelta veramente difficile perché abbiamo già in mente di proporre alcune canzoni ai produttori. Se il loro lavorò sarà sempre di livello così elevato siamo sicure che ci saranno delle sorprese veramente interessanti.”

Credo che se continuerete a lavorare su delle canzoni del passato dovreste considerare di includere nell’album una canzone qualsiasi degli Ultravox tratta da ‘Rage In Eden’. Credo che si adatterebbe perfettamente la vostro stile!
“Conosco solo marginalmente gli Ultravox, ma prenderemo sicuramente in considerazione il suggerimento.”

La presenza di quattro cantanti in una band mi fa pensare che non avete degli stili molto simili.
“Infatti abbiamo quattro stili completamente diversi e le differenze sono molto chiare. Amanda e Marina hanno delle voci potenti, con uno stile simile a quello operistico. A Clémentine toccano invece le parti più tipicamente pop dei brani mentre la mia voce è quella più vicina al rock.”

Chi sono i musicisti che suonano con voi quattro?
“Sono tutti degli amici che ho voluto fortemente con noi nel momento in cui il progetto in studio si è trasformato in una band vera e propria. Credo sia fondamentale poter contare su persone che non solo sono molto preparate, ma si adattano bene alla vita di gruppo perché un aspetto fondamentale all’interno di una band è quello di stare bene insieme. Alcuni, come Evan K, fanno anche parte di altre band. E poi c’è anche Sascha Paeth che ha suonato la chitarra in alcuni brani. Per noi la sua presenza è stata molto importante perché ci ha fatto capire che le cose si stavano facendo veramente serie.”

Avete già organizzato dei concerti?
“Si, suoneremo al Markethalle di Amburgo il 22 settembre e sarà una specie di release party. Al momento non ci sono invece piani per organizzare un tour europeo. Amanda ed io viviamo in Germania, ma Marina è brasiliana mentre Clémentine è francese per cui non è facile trovare dei periodi in cui siamo tutte disponibili, anche a seguito di altri impegni delle band in cui siamo coinvolte. Comunque ci siamo divertite tantissimo nel registrare ‘Rhapsodies In Black’ e sarebbe un peccato non poter presentare le canzoni dell’album dal vivo. Stiamo ricevendo delle proposte in tal senso e tra un po’ cercheremo di fare un riassunto della situazione.”

Fino ad ora avete già pubblicato quattro video clip che sembrano legati tra loro. Ci puoi dare qualche chiave di lettura a tal proposito?
“Quando esce un nuovo album è normale che vengano registrati un paio di video a scopo promozionale. Abbiamo voluto fare qualcosa che andasse assolutamente oltre la normalità e abbiamo creato un collegamento tra i brani in modo che la visione consecutiva dei video mettesse in evidenza una storia. Abbiamo registrato il materiale in un castello che si trova nel nord della Germania in due soli giorni ed è stata una vera maratona. Faceva un freddo pazzesco e spero che non si veda la pelle d’oca… La trama portante è un po’ mistica e se dopo la pubblicazione dei primi quattro video non è ancora chiara, lo diventerà con la pubblicazione del sesto, che sarà l’ultimo.”

Exit Eden 2017_4 (c) Christian Barz_kl

Come vi siete trovate a registrare per due giorni con addosso quei vestiti da scena? A un primo esame non sembrano molto comodi.
“Hai ragione, ma per far risaltare la trama che lega tra di loro i vari video era necessario che non si percepisse uno sfasamento temporale e cambiare gli abiti o il luogo delle registrazioni non sarebbe andato nella giusta direzione. Anche il look è stato studiato a lungo per trovare qualcosa che ci differenziasse e contribuisse a rendere particolare la nostra immagine e abbiamo trovato una stilista di Barcellona, Bibian Blue, che ha creato per noi esattamente ciò che avevamo in mente. Ci piacerebbe poter suonare dal vivo con gli stessi vestiti, ma non credo che accadrà.”

Secondo te, quali sono i fan che gradiranno maggiormente ‘Rhapsodies In Black’?
“Sicuramente devono essere dei fan che apprezzano la sperimentazione e non hanno una visione monomaniacale della musica. Chi apprezza solo la musica originale tipicamente metal, probabilmente non troverà grandi soddisfazioni nella nostra musica. So che tante persone quando hanno conosciuto le caratteristiche del nostro progetto hanno espresso pareri negativi, salvo ricredersi dopo aver ascoltato l’album. Si, è necessario essere di ampie vedute e non bisogna guardare in un’unica direzione.”

I click sui vostri video e i contatti sulla vostra pagina Facebook fanno pensare che questa idea è stata accolta molto bene dai fan. Ve l’aspettavate?
“Assolutamente no! Abbiamo vissuto il periodo delle registrazioni con la massima spontaneità, lavorando con piacere a un progetto che ci divertiva. Avevamo capito che si trattava di qualcosa di nuovo, ma non abbiamo mai pensato a come sarebbe stato accolto ‘Rhapsodies In Black’. Sono solo delle cover, ma i risultati sono incredibili perché l’album ha debuttato al quindicesimo posto delle classifiche di vendita qui in Germania. Le canzoni siano belle, indipendentemente da chi le ha suonate e da qual era lo stile originale e credo che sia stata premiata l’abilità della produzione di prendere dei brani e interpretarli in chiave metal.”

Discografia:
Rhapsodies In Black (2017)

Line-up:
Amanda Somerville – voce
Clémentine Delauney – voce
Marina La Torraca – voce
Anna Brunner – voce

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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